Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
sabato, 07 marzo 2009

PRIMO SCONTRO TRA I CANDIDATI

Splinder (18/02/2009) di Federico Zacaglioni Dal primo confronto tra i candidati a sindaco, sui temi della cultura e degli eventi valentiniani, sono emerse alcune certezze. Primo: la campagna elettorale sta prendendo la piega di un referendum pro o contro i dieci anni di amministrazione Raffaelli. Secondo: il merito e la lotta al clientelismo saranno due tra i temi caldi nella battaglia per Palazzo Spada. Terzo: Leggi ancora...
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sabato, 07 marzo 2009

STRAVALENTINO - L'ALTROFESTIVAL

Splinder (30/01/2009) Sì, è possibile. E’ possibile celebrare San Valentino organizzando eventi dedicati all’amore e alla spiritualità, è possibile mettere in piedi un festival di 11 giorni senza un centesimo di finanziamento pubblico; è possibile creare una rete artisti locali disposti a mettersi in gioco gratuitamente.   E’ ora che l’arte e la Leggi ancora...
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sabato, 07 marzo 2009

QUESTO E' IL TEMPO IN CUI SI SOGNA IL FUTURO

Splinder (29/01/2009) di Arnaldo Casali "Questo è il tempo di in cui si sogna il futuro. Responsabile di Terni non è solo l'amministrazione comunale, e io vorrei che tutti riprendessimo in mano il futuro della città. Una città da disegnare e da conquistare anche con la dialettica". Un San Valentino aperto. Aperto a tutta la città, ma soprattutto, aperto al futuro. E' Leggi ancora...
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giovedì, 20 novembre 2008

ASSEMBLEA DIOCESANA


“Eucaristia e città” è il tema dell’assemblea ecclesiale diocesana che si terrà sabato 22 e domenica 23 novembre, dalle ore 16, al Museo diocesano di Terni.
Due pomeriggi che vedranno protagoniste le realtà ecclesiali diocesane per un confronto e reciproco ascolto sulla vita della Chiesa locale a partire dall’Eucaristia.
La chiesa diocesana prosegue nel percorso di approfondimento e riscoperta della natura e missione della Chiesa, che ha avuto una tappa importante nel convegno del 14 e 15 giugno: “Una responsabilità comune per il futuro della città”.
Una riscoperta che parte dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, con particolare attenzione al legame tra la celebrazione, l’ascolto del Vangelo e la vita sociale; all’impegno dei cattolici per una cittadinanza attiva nella società; ad una testimonianza di amore concreto a partire dai più poveri; ad un dialogo con le istituzioni che costituiscono la società civile.
«Nel cammino di questi anni – spiega il vescovo Vincenzo Paglia – attraverso la partecipazione alla celebrazione domenicale e alle liturgie, abbiamo potuto vedere le risorse e i talenti che abbiamo per costruire il futuro comune, perché sia migliore per tutti a partire dai più deboli e svantaggiati. Mentre procedeva il cammino di discernimento ci rendevamo conto – prosegue mons. Paglia – di come esso chiamasse tutta la città ad un profondo rinnovamento. In particolare, mentre scoprivamo quale forza e quale luce l’Eucaristia dona allo sforzo civile, e come l’Eucaristia sia anche matrice di socialità nuova, abbiamo riconosciuto la nostra inadeguatezza di cristiani e di Chiesa, chiusi alla forza rinnovante del mistero dell’Eucaristia. E’ necessario, ora, tornare alle radici della Parola e alla condivisione e passione per l’umanità».  
Un’assemblea basata sugli interventi preparati, in questo mese, dai consigli pastorali di forania e parrocchiali, dalle commissioni e uffici diocesani, associazioni e movimenti ecclesiali, chiamati a dare il proprio contributo su aspetti concreti della celebrazione, della catechesi, delle attività pastorali. Queste riunioni si sono rivelate occasione preziosa di verifica e crescita nel proprio cammino spirituale come comunità parrocchiale, come gruppo, come associazione.
«Abbiamo riflettuto sul nostro essere nella e per la città segno e strumento di unione con Dio e di unità della comunità – spiega Emanuela Buccioni segretaria del consiglio pastorale diocesano -, abbiamo compreso il valore del cammino sin qui svolto e la responsabilità della Chiesa locale a rispondere in modo sempre più autentico alla sua vocazione per il bene di tutti. Da qui la chiesa diocesana intende ora proseguire avendo sempre come punto di riferimento l’Eucaristia».
L’assemblea ecclesiale è un’altra tappa importante del percorso della comunità cristiana diocesana in preparazione alla “Festa della città” del prossimo febbraio - come già preannunciato dal vescovo a conclusione del convegno del 14 e 15 giugno 2008. Un’intera settimana in cui si tornerà a confrontarsi, insieme alle diverse istituzioni, sul futuro della città. 
 
Sabato 22 novembre alle ore 16 l’assemblea sarà introdotta da un momento di preghiera, seguirà una presentazione dei lavori e introduzione del tema da parte del vescovo diocesano Vincenzo Paglia. Si aprirà quindi il tempo per gli interventi da parte delle parrocchie e di altre realtà ecclesiali.
I lavori proseguiranno nel pomeriggio di domenica 23 a partire dalle 16 e fino alle ore 20, con altri interventi e, a conclusione, una prima sintesi di mons. Paglia.
 
Per consentire a tutti quanti lo vorranno di intervenire si richiede di prenotare l’intervento (che non dovrebbe superare gli 8-10 minuti), contattando la Curia vescovile o la segreteria del consiglio pastorale diocesano.
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categorie: news
sabato, 04 ottobre 2008

CATTOLICI E POLITICA

di Lucio Conti

Per ragionare di politica e territorio, e quindi portare in qualche modo un contributo a questo incontro, desidero farvi conoscere innanzitutto il cammino che ha fatto in questi ultimi anni la Chiesa diocesana di Terni Narni Amelia, nella comprensione e assunzione di responsabilità verso le città delle quali è parte e che ha portato da ultimo alla celebrazione lo scorso 14 e 15 giugno del convegno “una responsabilità comune per il futuro della città”, che ha certamente introdotto una discontinuità rispetto al modo nel quale la città tradizionalmente si pensa e si rappresenta. 

E’ un cammino che ha fatto la chiesa diocesana tutta insieme, quindi non singoli cattolici o gruppi di essi. Questo cammino e il convegno di giugno che ne è scaturito non esonerano ovviamente dal dovere attribuito dal magistero ad ogni cattolico ed in particolare ai fedeli laici di prendersi cura delle cose del mondo e di contribuire all’edificazione della città terrena anche con l’impegno personale sociale e politico. 

Il nostro “caso” ternano, per cui è stato chiesto ad un membro del Consiglio Pastorale diocesano di intervenire oggi sul tema “politica e territorio” nasce dal fatto che in questi ultimi anni tutta la chiesa diocesana ha inteso, sentendosi parte del territorio in cui vive, di dire una parola sulla città, suscitare una discussione, esprimere una preoccupazione, lanciare segnali di speranza. 

Lo spunto dal quale è partita una elaborazione di pensiero sulla città, oltre ovviamente che dalle indicazioni del Magistero e della Conferenza Episcopale Italiana è stata la prima lettera pastorale di Mons. Paglia, “L’Eucaristia salva il mondo” del 2001. In quel testo per la prima volta siamo stati invitati, direi provocati, a riflettere sul rapporto tra l’Eucaristia e la città.  L’eucaristia salda fede e vita sociale. Scriveva il vescovo: “La Messa salva anche le nostre città. La Messa, infatti, non è una pratica di pietà che si compie privatamente. E’ la fonte della santità per i credenti del mondo… La Chiesa di Terni non può vivere senza la sua città, si pone anzi al suo servizio, e per questo sentiamo la responsabilità di dire che la città di Terni non può sopravvivere senza una robusta cultura dell’amore”. 

A partire da questa lettera pastorale è iniziato dentro la chiesa diocesana un processo di discernimento comunitario, a  vari livelli, che ci ha portato a desiderare di conoscere meglio le città della nostra diocesi, a farci consapevoli del processo di trasformazione che stavano subendo, a condividere speranze e preoccupazioni, fino a desiderare di rendere pubblico il pensiero che avevamo elaborato e a provocare su questo un confronto e una discussione. 

Non è questa certamente la sede per entrare nel dettaglio dei contenuti del convegno, ampliamente pubblicizzati, che hanno aperto un dibattito vivacissimo, e qui quali vi saranno certamente occasioni per tornare in sedi più specializzate.

Vorrei dedicare invece  i pochi minuti che ho a disposizione per affrontare il tema dell’incontro riprendendo alcune delle idee emerse in quella sede e che si riferiscono alla necessità della generazione di una positiva e fiduciosa interazione tra i soggetti che costituiscono un territorio (il mondo politico, la scuola, l’università, il ceto imprenditoriale, le grandi aziende pubbliche e private, le istituzioni culturali, la Chiesa stessa…).  

Nella relazione del Vescovo al convegno di giugno c’è un paragrafo intitolato “la città pluriforme”. Vi si legge: “La buona Città terrena è pluriforme non uniforme, poliarchica non monarchica, democratica non autoritaria: è, diremmo oggi, una Città aperta, mai chiusa e, come amava dire don Luigi Sturzo, pervasa da “sano agonismo”. In questa Città nessun ceto e nessuna singola istituzione è addetta o arbitra del bene comune, che deve essere, invece, misura dell’operato di ciascun individuo e di ciascun gruppo. E si badi bene, la Chiesa stessa non può arrogarsi il compito della sintesi. La Chiesa è chiamata altresì a svolgere nella Città anche quel compito che potremmo chiamare di “relativizzazione” dei poteri, sia politici che economici, scientifici o tecnici, a volte persino religiosi, perché nessuno di essi pretenda di essere assoluto. L’esserci della Chiesa desacralizza, “laicizza”, ogni potere, destituendolo da ogni pretesa sintetica e riportandolo a strumento di azioni misurabili, valutabili, imputabili. Questo dice l’insegnamento sociale della Chiesa quando asserisce il concetto di sussidiarietà. E questo oggi, in Italia e in Europa, significa criticare ogni pretesa di sovranità assoluta, inclusa quella della politica che si fa Stato. L’ambito della “politica” infatti è ben più vasto di quello dei partiti e richiede l’impegno di tutti i cittadini e di tutte le realtà vitali della città. Per questo va “criticata” ogni chiusura e inamovibilità, ogni irresponsabilità e ogni “investitura” nell’esercizio dei pubblici poteri, politici o di altro ordine, pensati sullo schema ereditario”. 
 
Credo che la prima responsabilità che hanno i politici cattolici è quella di prendere coscienza che solo una positiva e proficua interazione fra i soggetti che sono presenti nei territori è la condizione per l’avviarsi di dinamiche di competizione e sviluppo. Oggi la politica tende ad occuparsi di tutto, di economia, sanità, scuola, cultura, trattando e mercanteggiando. Tutto ciò, anziché avviare dinamiche virtuose (di “sano agonismo”, come diceva Sturzo) appiattisce e rischia di frenare lo sviluppo dei territori che si avviano alla marginalizzazione. Non a caso il Vescovo, nella sua relazione, si pone il problema di città che come nascono possono scomparire se non sono capaci di reinventarsi, attrarre risorse a aprirsi al nuovo.  

Questo vale ovviamente anche per il nostro paese. Oggi a mio parere in Italia c’è troppa politica, che occupa tutto lo spazio pubblico, nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione, frenando la crescita e la sana competizione fra gli attori sociali del nostro paese. Troppa politica che ha talmente tanto occupato lo spazio degli altri poteri da faticare ad uscirne, anche quando si sia resa conto del danno che ha provocato. Come far tornare ad essere centri di eccellenza le nostre università, i nostri ospedali, i nostri istituti di ricerca, le nostre istituzioni culturali? 

Per completare il ragionamento una considerazione tratta dalla seconda relazione, tenuta dal prof. Luca Diotallevi. In essa vi è un paragrafo che riprende questo tema e che si intitola “Rinnovamento per competizione”, cito: “La discontinuità che cerchiamo non può avvenire per consenso ma per competizione. Questa competizione per l’innovazione può unirci molto di più ed in modo più civile di quanto ci unisce il consenso ad ogni costo. E poi, è solo questa competizione per il rinnovamento che garantisce il ricambio dei gruppi dirigenti, in ogni ambito e non solo in quello politico, ed una più generale mobilità sociale.
Non ci sono alternative: nuovi gruppi dirigenti si formano a mezzo di altri gruppi dirigenti. Solo dalla competizione e dalla sfida giunge il rinnovamento con il grado di discontinuità necessario.
 Non ci sono alternative: solo preferendo il merito alla posizione, ovunque, si promuovono il rischio e la sperimentazione. Il merito suppone la competizione, la competizione è l’antidoto all’accomodamento”. Ancora: “Il comportamento innovatore, per definizione comportamento deviante, soffre del troppo consenso. Il consenso da cui spesso siamo ossessionati è una risorsa costruttiva solo se è il frutto di una competizione. La coesione slitta nel mero controllo e nella paura se non è innervata da quella fiducia reciproca che si esprime nel confronto e nella competizione tenace e leale”. 
Può sorprendere (e ha sorpreso!) che in un testo ecclesiale vi fosse un invito alla competizione. Per la rinascita o lo sviluppo di un territorio è necessario che i soggetti che lo compongano vivano in una sana competizione che spinga tutti a fare il meglio.

Abbiamo bisogno di una competizione che spinga ciascun soggetto ad essere massimamente efficiente. Pubblica amministrazione, ospedali, scuole, università e quant’altro presente in un territorio devono essere spinti a fare di se stessi centri di eccellenza nazionale ed internazionale. Per fare questo debbono interrogarsi sulla qualità dei gruppi dirigenti che hanno espresso, come li hanno selezionati, come hanno usato le risorse, i talenti, le potenzialità di quel territorio.  

Ancora Mons. Paglia è intervenuto su questo punto: “Un punto mi sta particolarmente a cuore. Ho come la sensazione che talora si sia abusato dell’idea della coesione. La coesione è un concetto che può essere anche ambiguo sino a impedire l’indispensabile creatività. La crescita è fatta di coesione vera, che fa da sfondo a confronti liberi, a competizioni vivaci, anche a conflitti, ad ideazioni critiche ed immaginazioni ardite. Si può dire, e non è un paradosso, che oggi noi non abbiamo bisogno di dosi ulteriori di coesione. Terni, come la gran parte dell’Italia centrale, rischia di perdere troppe opportunità per conservare una coesione fine a se stessa.”  
 
 Ad un deficit di coesione però non deve corrispondere un deficit di fiducia. Ancora Diotallevi: “Non c’è vera ‘coesione sociale’ se non c’è fiducia. Non c’è coesione sociale dove c’è scarsa cooperazione non interessata, scarsa disponibilità al dono, scarsa densità associativa. Le istituzioni, soprattutto quelle politiche, sono in clamoroso deficit di fiducia”
Nessun territorio cresce e si rinnova se non c’è il necessario livello di fiducia fra i soggetti che lo costituiscono. Gli attori sociali debbono competere ma non temersi. Il cittadino, l’imprenditore, il malato che si rivolge ad una struttura sanitaria, lo studente che segue un corso di laurea, non possono pensare che l’istituzione alla quale reciprocamente si rivolgono non persegua fini diversi da quelli dichiarati. Oggi il livello di fiducia nelle istituzioni, politiche ed economiche soprattutto, è in grave crisi, ed è urgente ricostituirlo con regole, prassi e sanzioni esemplari.
Solo qualche dato numerico tratto dal sondaggio Eurisko sulla città di Terni effettuato in occasione del Convegno diocesano. I partiti politici sono l’istituzione che gode di minore prestigio in città. In una scala da 0 a 10 il livello medio di fiducia dei ternani verso i partiti si ferma a 4,4. Di poco superiori le performance del Sindaco e del sindacato (5,0). Appena sufficienti i dati che riguardano i soggetti economici (gli imprenditori locali sono al 6,0 e TK-AST al 6,4); e ciò nonostante solo il 15,7% dei ternani giudica positiva la situazione dell’economia locale.
Sono dati che danno la misura dei fenomeni che, durante tutto il dibattito estivo seguito in città al convegno di giugno, sono stati riassunti nel tema della marginalizzazione e del declino. Terni è una città che non cresce: e quando il tempo passa e si sta fermi, mentre gli altri vanno avanti, si ha il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Il declino è nei dati strutturali dell’economia ternana, lo ha efficacemente ribadito il prof. Giuseppe Croce nel convegno sull’innovazione e lo sviluppo della scorsa settimana, ma non è inevitabile. Per rendere possibile la ripresa – che, certo, dipende anche da una grande quantità di fattori esterni alla città – occorre una discontinuità forte nel modo con il quale la città si pensa e la sue categorie dirigenti la guidano. Tutte le categorie dirigenti: in questa sede, ovviamente, il discorso riguarda quelle politiche. 

I cattolici che scelgono l’impegno politico diretto hanno il dovere di confrontarsi con franchezza con questi temi e dire se intendono davvero farsi essi stessi portatori di queste discontinuità.
Mettere in discussione prassi consensualistiche e corporative, talora percepite come positive anche in buona fede. Farsi promotori di una legislazione e una prassi politica che favoriscano la competizione e la fiducia, il riconoscimento del merito, il ricambio delle classi dirigenti, evitando la riduzione della politica a “mestiere”.  
Aggiungo: hanno il dovere di proporsi per la leaderhip dei processi di cambiamento, evitando di rimanere impastati in pratiche accomodatorie e di spartizione. Nessuno può pensare di ricevere un contentino quando è in gioco il destino di una comunità. Anche perché, ricordiamolo, i cattolici che non scelgono l’impegno politico diretto sono comunque anch’essi elettori ed hanno il dovere di scegliere per il meglio. 

Porsi come obiettivo quello di una nuova leadership dei processi di cambiamento non significa tradire il principio del pluralismo politico dei cattolici. In questo senso possiamo mettere a tema, senza intaccare la permanente validità del principio del pluralismo delle scelte politiche dei singoli cristiani, la questione del ruolo politico del movimento cattolico a Terni. Il pluralismo non è un modo per sfuggire alla concretezza del giudizio restando appesi alla inevitabile generalità dei principi. Il pluralismo nasce dalle caratteristiche della condizione umana, dai vincoli delle scelte morali, dalla componente in parte evolutiva della stessa comprensione della Rivelazione cristiana. Nasce dalla diversità delle interpretazioni della teoria politica, dalla disponibilità di mezzi diversi per raggiungere medesimi fini, dalla irriducibilità della molteplicità degli strumenti tecnici a disposizione dell’azione politica.

Ma il pluralismo non può condurre il movimento cattolico e – per certi versi – la stessa Chiesa diocesana all’irrilevanza pubblica o al solo parziale appello ai principi. Il convegno del 14 giugno lo ha dimostrato. Ci sono questioni sociali che la Chiesa e il movimento cattolico possono e debbono porre alla città, così come hanno fatto il 14 giugno. Non solo: possono e debbono porle alla città e a loro stessi. Tra Chiesa e città non c’è indifferenza, non c’è separazione: la Chiesa è segno anche dell’unità della città. 
In questo contesto la Chiesa diocesana ha prodotto l’agenda del 14 giugno. In questo senso quell’agenda non è un’elencazione di principi ma una mappa delle questione pratiche che sono al cuore della vita della città. La ricordiamo per grandi titoli. Occorre investire sul futuro di TK-AST, sull’Azienda ospedaliera, sulla ristrutturazione radicale della pubblica amministrazione locale, sullo sviluppo delle capacità della città, sulla rete con i territori e le città dell’area ternana. Occorre pagare il prezzo doloroso dell’abbandono dei nostri difetti. Dobbiamo smetterla di sottovalutare le scuole ternane, dobbiamo smetterla di far finta che i processi demografici possano essere gestiti con formule multiculturalistiche un po’ naif,  dobbiamo liberarci del consociativismo delle relazioni locali tra economia, politica e  pubblica amministrazione, dobbiamo spostare l’asse geografico delle nostre relazioni territoriali, dobbiamo porre una questione Terni dentro la arene di governo regionale. 

Ecco perché vorrei lasciarvi, concludendo, con le parole chiave di questo ragionamento: competizione e fiducia tra soggetti sono i caratteri che fanno la qualità e il futuro di un territorio. La nostra diocesi e il nostro Paese ne hanno bisogno. I cattolici hanno il dovere di segnare una discontinuità. 
 
* Intervento al convegno su cattolici e politica, venerdì 3 ottobre 2008
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categorie: interventi
martedì, 19 agosto 2008

Ricchezza: Terni tra le città italiane con la maggiore crescita nell'ultimo decennio

“I dati di ricchezza e soprattutto di incremento della ricchezza nell’ultimo decennio dei comuni e delle province italiane fanno giustizia, per Terni e l’Umbria, di tante chiacchiere a vuoto su un inesistente declino della nostra città”.
 
Lo afferma il Sindaco di Terni Paolo Raffaelli commentando   la graduatoria dei redditi delle regioni, delle province e dei comuni italiani in base alle dichiarazioni dei redditi Irpef pubblicata quest’oggi dal quotidiano “Sole 24 Ore”.
 
La provincia di Terni, con un incremento del reddito reale (al netto cioè dell'inflazione) del 4,3% nel decennio, è al 32esimo posto della graduatoria nazionale, mentre la città di Terni, con un reddito di duemila euro superiore alla media provinciale (17325), è il comune più ricco della provincia. Si tratta di dati di assoluto rilievo: la crescita di reddito di Terni è la seconda, dopo quella registrata a Roma, dell’area Lazio-Umbria-Marche-Abruzzo e l’ottavo incremento di tutto il centrosud. L’incremento di reddito registrato a Terni è oltre il doppio della media nazionale (+2,0%), di quasi un terzo superiore all’incremento medio registrato nel centro Italia (+3,4%) e   di oltre il 33%superiore alla media dell’incremento registrato dall’Umbria (+3,2%). In termini assoluti (valore nominale) il reddito medio nel decennio è cresciuto nel comune di Terni del 24,9% per ogni contribuente e del 27,2% per ciascun abitante.

(dal sito del Comune di Terni)
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categorie: articoli
giovedì, 07 agosto 2008

SAN VALENTINO, IN ARRIVO UNA NUOVA FONDAZIONE



di Arnaldo Casali

Colpo di scena nell’infinita telenovela delle manifestazioni valentiniane.

A meno di un anno dallo scioglimento ufficiale dell’associazione eventi una nuova realtà si prepara ad assumere l’onere di celebrare degnamente il santo patrono della città e di tutti gli innamorati del mondo.
Stavolta però, il Comune non c’entra, anzi. La Fondazione San Valentino, che prenderà vita il prossimo autunno, sarà infatti una struttura totalmente privata sostenuta da banche e aziende, anche se a guidarla sarà una vecchia conoscenza delle manifestazioni valentinane; anzi, la vecchia conoscenza: quell’Eros Brega che da assessore comunale agli eventi valentiniani fu il grande promotore, cinque anni fa, dell’associazione, e la cui ascesa al consiglio regionale - e il conseguente abbandono della giunta -  ha segnato l’inizio della fine per gli eventi valentiniani.

E se privata sarà la Fondazione, da privato cittadino - questa volta - Eros Brega ne assumerà la presidenza. Per quanto riguarda i soci, poco ancora è dato sapere, ma sembra certo che dietro l’operazione ci sia un grosso istituto di credito legato al Vaticano che ha interesse ad affacciarsi sul territorio ternano.

Alla Fondazione dovrebbero inoltre aderire due multinazionali presenti sul territorio e una società di marketing di livello nazionale. La struttura resterà poi aperta a nuove adesioni e sponsorizzazioni, con l’obiettivo di mettere insieme un budget di almeno 300mila euro all’anno da destinare ad iniziative che valorizzino la figura del patrono dell’amore. Iniziative che non si limiteranno a concerti e spettacoli: nei progetti della Fondazione ci sono infatti anche iniziative benefiche e borse di studio.
Da definire ancora il rapporto con la Curia vescovile, che senza dubbio sarà il principale interlocutore della nuova realtà. Chi invece resterà sicuramente fuori sarà proprio il Comune di Terni.
Difficile, per ora, immaginare quali rapporti si stabiliranno tra Palazzo Spada e la nuovissima Fondazione valentiniana.

Quel che è sicuro, invece, è che il sindaco Raffaelli, dopo aver fatto di tutto per allontanare Eros Brega dagli eventi valentiniani, non penserà certo di accodarsi al suo nuovo progetto. Lo scenario che si prefigura per l’edizione 2009 è dunque quello di un San Valentino spaccato in due, con due realtà - una pubblica e una privata - che organizzano autonomamente un cartellone di appuntamenti per onorare lo stesso patrono, con la Diocesi in mezzo.

A prescindere dai risultati, comunque, qualcosa si muove. E non è poco, visto l’inerzia che ha colpito gli eventi valentiniani negli ultimi tre anni - da quando, cioè, Eros Brega è stato eletto in consiglio regionale e l’associazione eventi è rimasta senza presidente - e che ha portato ad un progressivo smantellamento di tutto ciò che era stato creato a partire dal 1989 (anno di costituzione della prima Fondazione San Valentino da parte di Comune e Diocesi) e rilanciato nel 2003 con la costituzione dell’associazione presieduta da Brega e che aveva visto l’ingresso anche della Provincia  e dei privati: ovvero Consorzio Cometa, Camera di Commercio e Sviluppumbria. Di fronte al disinteresse del Comune (che ha tenuto per tre anni l’associazione in congelatore lasciandola senza fondi e senza guida, prima di scioglierla ufficialmente) sembra quindi che proprio ai privati spetterà raccogliere il testimone di un una manifestazione che da poco più che sagra paesana era stata capace di assumere i contorni dell’evento nazionale, per poi restare abbandonata come un vecchio rudere nell’indifferenza delle istituzioni.
Adesso, finalmente, si ricomincia. Da zero.

(da Il Giornale dell'Umbria del 6 agosto 2008)
 
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categorie: articoli, questioni aperte
giovedì, 07 agosto 2008

RASSEGNA STAMPA

Splinder (31/05/2008) Sondaggio Eurisko, il Pdl esulta (Il Giornale dell'Umbria) Il sondaggio Eurisko preoccupa i sindacati (Il Messaggero) Melasecche attacca Raffaelli: "L'indagine sul gradimento è pilotata"  (La Nazione) Il sindaco boccia il sondaggio del Vescovo - Chiara Damiani (Corriere dell'Umbria) Salvati: inefficace il convegno del Vescovo. L'ast realizzi la centrale da 400mw a Leggi ancora...
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giovedì, 07 agosto 2008

RIPARTIRE DAGLI ANZIANI

di Livia Barlozzo *

A nome della commissione pastorale degli anziani ringrazio il vescovo Mons. Vincenzo Paglia per aver promosso questo convegno sulla città, dal quale può nascere un nuovo clima di amore e solidarietà. Lo chiedono tutti i cittadini, in particolare gli anziani, ricordando a noi tutti che se vogliamo migliorare  Terni, renderla più vivibile e meno egoista, è necessario partire dalle loro esigenze e necessità. 
 
Terni si avvia ad essere sempre più una città di anziani, o almeno a maggioranza anziana. Dai dati forniti dal Comune si evince come la popolazione anziana sia piuttosto numerosa rispetto al totale della popolazione residente. Infatti gli ultrasettantenni ternani sono circa ventimila, tra questi più di settemila superano gli ottant’anni.  Dal dato regionale si nota che gli anziani rappresentano quasi un quarto della popolazione. Ultimo dato interessante riguarda la speranza di vita media, che per gli uomini è di 77 anni, mentre per le donne è di 83.

La maggior parte degli anziani vive nella propria casa, anche se negli ultimi anni è aumentato il numero di anziani che risiedono in case di riposo. 
Da una ricerca della nostra commissione nella diocesi sono circa cinquecento gli anziani accolti in più di venti istituti, a cui vanno aggiunti altri 250 presenti nella provincia di Terni, in altre diocesi.

Questi dati portano a considerare l’età anziana una classe assai importante e numericamente influente in questa nostra società, da non sottovalutare né prendere sottogamba, perché gli anziani modificano profondamente l’equilibrio delle famiglie, generando disorientamento e forte preoccupazione.
 

Non c’è dubbio che nel panorama nazionale gli anziani sono percepiti dall’opinione pubblica più come un problema che come una risorsa.
 

La diocesi in questi ultimi anni ha tentato di rispondere a tali problemi operando nei diversi ambiti cittadini, grazie all’azione efficace delle parrocchie, delle associazioni di volontariato, delle comunità ecclesiali, dei centri anziani e di altre realtà del territorio. In questo quadro la costituzione della commissione pastorale per gli anziani, pionieristica a livello nazionale, ben sottolinea la scelta della diocesi di occuparsi con più attenzione e cura degli anziani.   

In questo senso possiamo parlare di una nuova responsabilità della chiesa nei confronti degli anziani. Una responsabilità di carattere spirituale e pastorale, che si attua ad esempio nella celebrazione liturgica presso le case di riposo e nella creazione di un nuovo evento cittadino: la giornata diocesana degli anziani, realizzata grazie alla sinergia di diverse realtà e istituzioni del territorio ternano, che quest’anno si è svolta nella chiesa di San Francesco e che ha visto partecipare più di trecento anziani in maggior parte provenienti dagli istituti.

Nonostante questi primi passi mossi verso gli anziani, constatiamo che ancora c’è molto da fare per rispondere pienamente ed efficacemente ai bisogni dei nostri fratelli e sorelle anziani.
 

Il primo problema da affrontare è la solitudine, che diventa abbandono e isolamento. La condizione degli anziani oggi ricorda il naufragio dopo la tempesta: il naufragio è rappresentato dalla casa di riposo. Stare a casa o vivere in istituto non è la stessa cosa, lo sappiamo bene. Conti alla mano, le famiglie risparmierebbero diversi soldi se l’anziano restasse a casa, eppure negli ultimi anni è aumentato il numero degli anziani che vivono in istituto.   Questo sta a significare che c’è sempre meno tempo da dedicare a loro.
 

E invece dobbiamo tutti sentirci responsabili della qualità della loro vita, qualità che può migliorare anche attraverso il prezioso aiuto delle badanti straniere, cui va tutto il nostro ringraziamento e sostegno.
 

Ricordava il vescovo nell’ultima lettera pastorale
 

Oggi le famiglie spesso abdicano alla loro responsabilità educativa, talora per incapacità, tal altra per pigrizia, a volte perché troppo presi da se stessi. E poi la famiglia non può pensare ai propri anziani.   Quante volte accade che sono i primi ad essere allontanati e dimenticati proprio dai figli! E’ uno degli scandali più amari della società contemporanea.  

Ammonisce ancora il vescovo:
 

Le famiglie cristiane dovrebbero essere un esempio: i genitori anziani non siano né allontanati né abbandonati”. 

Tale mentalità che separa gli anziani dagli altri non ci piace, è controproducente e crea divisioni e muri tra generazioni diverse. Come possono i giovani costruire il loro futuro e la loro umanità senza l’esempio e l’apporto dei nonni?
Come possiamo noi adulti stare tranquilli e sereni se i nostri genitori non vengono curati e accuditi come loro hanno fatto per noi? 
Chiediamo alle istituzioni: è possibile che a fronte di un accresciuto benessere della nostra città, gli anziani siano sempre più poveri e che dopo una vita piena di sacrifici non ci sia serenità per loro? 

E ancora: dove sono finite quelle campagne che invocavano alla solidarietà verso gli anziani, come
Adotta un nonno   o    Diventeremo nonni? 
La nostra chiesa diocesana vuole reagire davanti a tanta indifferenza, direi che è indignata per la poca considerazione che gli anziani hanno in questa società. Essa vuole essere sempre più vicina agli anziani, un approdo sicuro dove trovare amicizia e affetto, un’oasi di serenità e amore. 
L’imperativo è l’amore: “Onora la persona del vecchio” si afferma nel Levitico: E’ il quarto comandamento: “Onora il padre e la madre”    Per amare tutti è necessario iniziare dagli anziani. Amare gli anziani è lasciarsi amare da loro. E come ricordava il nostro Vescovo nella lettera dedicata appunto all’amore: l’amore viene prima della fede e la fede è morta senza l’amore. 
Se lasciamo gli anziani ai margini di questa nostra città, se non passiamo del tempo con loro pensando che essi non possono darci nulla, smarriamo il senso collettivo, fondamento di ogni comunità territoriale. Per non perdere l’amore ricominciamo dagli anziani: ci aspettano a braccia aperte. Saranno loro a condurci sulla via smarrita dell’amore, proprio loro, deboli e fragili, confusi e non autosufficienti, eppure conoscono bene la strada che noi non troviamo più.  

Vorrei raccontarvi un episodio, breve ma significativo: una ottantasettenne  ospite di una casa di riposo, dopo aver partecipato alla giornata degli anziani, non si trovava più. Tutti ci siamo mossi per cercarla, abbiamo setacciato tutte le strade, ma senza esito. A quanto ci dicevano, era una persona molto confusa e disorientata, dove poteva essere finita?  Infine la polizia la ritrovò: sana e salva, a casa sua, sola, confusa ma felice. Aveva ripercorso la strada della sua vita, senza timore di sbagliare.
 

Gli anziani, dunque, amano, credono, sognano. In accordo con le parole del profeta Gioele: “i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani vedranno visioni”!
 
Gli anziani interrogano ciascuno di noi. Con la fragilità del loro corpo ricordano a noi tutti:  ciò che conta nella vita è l’essere più del fare, l’amore più dell’azione.
Gli anziani aiutano a guardare le vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi, sono in grado di elargire  ai giovani consigli e insegnamenti preziosi.   I loro carismi edificano ciascuno di noi: saggezza, gratuità, memoria, senso comune, esperienza, amicizia, interdipendenza, sensibilità…..   in sintesi una visione più piena e completa della vita.  
Questo sono gli anziani: la nostra storia personale e collettiva. Escluderli significherebbe rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. La storia di Terni è nella memoria dei nostri anziani.  
Infine, non dimentichiamo che ad un certo momento tutti saremo anziani,  ed essere ora attenti alla qualità della vita significa pensare al nostro futuro senza paura.
Accogliere gli anziani vuol dire accettare il divenire e il trasformarsi della vita stessa,  essi ci testimoniano come essere cristiani oggi e nel futuro saranno anche i nostri intercessori.  
Concludo citando il salmo 89:  Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. 
 
* Commissione diocesana per la Pastorale degli anziani 
postato da responsabili alle ore 19:37 | link | commenti
categorie: atti
giovedì, 07 agosto 2008

CREATIVITA', L'INIZIATIVA E' GIOVANE

Per molti, ma non per tutti.

Sono una cinquantina i progetti che hanno partecipato al bando 2008 promosso dall’assessorato comunale alle politiche giovanili del Comune di Terni con l’obiettivo di promuovere la partecipazione attiva e diretta dei giovani “a progetti innovativi e di forte interesse per la comunità locale”. Di questi solo 28 sono riusciti ad ottenere un finanziamento, variabile da un minimo di 250 ad un massimo di 5mila euro, per un totale di 40.600 euro messi a disposizione dall’amministrazione.

Riservata a progetti proposti da singoli, associazioni o gruppi informali di giovani dai 14 ai 30 anni di età l’iniziativa si è posta, come obiettivi primari, quelli di “sostenere i giovani nella fase di transizione alla vita adulta” puntando soprattutto nell’ambito dei diritti, educazione, ambiente e comunicazione.

Un’intera sezione del bando era poi riservata a graffiti e murales, visti dal Comune come “espressione artistica” e “forma comunicativa” mirata a scoraggiare gli atti di deturpazione e vandalismo. E non c’è dubbio che per aiutare i giovani a dipingere i muri giusti, il Comune è disposto a spendere molto: è proprio su questo fronte che si trova infatti il ‘paperone’ delle iniziative giovanili 2008: “City of Steel”, progetto promosso dall’Arciragazzi che si è aggiudicato la bellezza di 5mila euro, il finanziamento più cospicuo del bando. Nello stesso settore si trova il finanziamento più piccolo, ovvero i 250 euro che Eugenio e Paolo De Luca incasseranno per realizzare un “murales a doppio colore”. Settecento euro andranno invece al Sif Il Cortile e 2000 ad Alessio Patalocco per i suoi graffiti.

Variegata la gamma dei progetti finanziati dal bando, che spaziano dall’impegno sociale al teatro, dalla musica allo sport, dai centri giovanili all’ambiente. Meno variegata la gamma delle associazioni: l’Arci, da sola, incassa 13mila euro con ben 5 progetti finanziati alle sue varie diramazioni: “Macibombo - verso le periferie” (come tutor di Soli d'Africa), “Fili volanti”, “Ipotesi Gaia”, “LiberArci dalle spine”, e “City of Steel”.

A quota due, invece, il Centro Sant’Efebo - “Tra cinema e libri” con l’associazione Contromano (350 euro) e il “Progetto Ambiente” con il Collettivo studentesco (500 euro) - e l’associazione Il Cubo, tutor di due progetti teatrali: Rumori fuori scena (finanziato con 2200 euro) e Da grande voglio fare…  (2000 euro).

Sul fronte teatrale ritroviamo anche Indisciplinarte, organizzatrice di Es.Terni e futuro gestore del polo teatrale ternano, che ha ottenuto 2000 euro per “Madri cattive” e la giovane attrice Silvia Imperi (“Quando mi chiamerai donna” finanziato con 1000 euro).
Tra le novità di quest’edizione, il progetto Musica e natura di Tamara Mancini  (1650 euro), quello dedicato alle papere della Passeggiata da Marta Viali (1000 euro), la scuola di politica di Terni città futura (1500 euro), il sito web per ragazzi dislessici promosso dall’Apav (750 euro), quello di recupero dei giochi tradizionali locali (1000 euro) e quello di comunicazione nel silenzio del comitato giovani sordi (1000 euro). Tutti da scoprire, invece, i contenuti dell’”autopresentazione” di Gabriele Pietrini, finanziata con 1500 euro.

(da Il Giornale dell'Umbria del 25 luglio 2008)
postato da responsabili alle ore 18:55 | link | commenti
categorie: articoli, questioni aperte

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Utente: responsabili
La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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