Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
martedì, 29 luglio 2008

I TERNANI PREFERISCONO IL VESCOVO AL SINDACO

Questi ternani che Terni la amano ancora tanto, cogliendone gli aspetti più o meno positivi nella convinzione che tutto può migliorare. Che identificano la città più con i simboli turistici e religiosi che non con il calcio, che vedono il loro futuro lavorativo ancora a Terni, che vorrebbero un ambiente migliore e che (udite, udite) hanno poca fiducia nel loro sindaco preferendogli di gran lunga il vescovo, il parroco e persino il primario dell’ospedale.

Questi ternani hanno risposto alle domande dell’indagine fatta dalla Gfk Eurisko per conto della diocesi. 1.000 cittadini ascoltati telefonicamente. Identificano Terni con la cascata delle Marmore e San Valentino. La vedono ancora come una città principalmente industriale, destinata a rimanerlo seppure cominciando a sviluppare anche il turismo. Ma vorrebbero di più dall’innovazione, con il 49.3% degli interpellati a giudicare i prodotti ternani non più innovativi rispetto a quelli di altre aziende italiane.
E’ una Terni che regge il confronto con le zone circostanti. Se è vero che un 49,6% definisce importante allacciare rapporti economici con Roma (Perugia è al 20%, mentre una percentuale minore nomina le Marche), è anche vero che un 49,5% vede il proprio futuro professionale ancora a Terni, contro il 4% di Roma ed altre percentuali che indicano un’emigrazione all’estero. Ma sulla domanda del futuro professionale incuriosisce pure un’alta percentuale (36%) che ha risposto di non essere interessata a lavorare nei prossimi anni. Poca fiducia nelle istituzioni politiche. Soddisfazione, invece, per i servizi sanitari giudicati abbastanza positivi dal 52,9%. Così come quasi un 60% vede Terni come una città tranquilla e sicura, cosa che sembra contrastare con le continue lamentele per furti ed episodi di microcriminalità per i quali spesso i cittadini chiedono maggiore tutela. Sulla cultura i ternani sembrano spaccarsi: Per il 35,7% è abbastanza positiva, ma per un 32,6% non è niente di che. Ma, così come gli altri aspetti, anche la cultura è vista come qualosa che può migliorare. Così come potranno migliorare gli aspetti considerati negativi come la qualità dell’ambiente, la situazione economica e l’immigrazione. Ma mentre su ambiente ed economia si crede in un miglioramento, per l’immigrazione c’è più scetticismo, visto che se un buon 32% ci crede, un altro buon 30,2% non pensa che la cosa possa migliorare.

Politicamente i ternani restano principalemente di sinistra. E dimostrano attenzione alla religione: un buon 77% va a messa, anche se è solo il 16,4% ad andarci una o più volte a settimana. Anche se il 70% non ha letto la bibbia nell’ultimo anno.

I risultati dell’indagine sono stati illustrati dal ricercatore della Gfk Eurisko Paolo Cortellessa e da Giorgio Armillei del consiglio pastorale diocesano. «Si notano – ha detto Armillei – sia elementi di criticità che aspetti di rilancio. E’ di questo che dovranno tenere conto le istituzioni, le quali dovranno agire con coraggio e cooperazione per eliminare le criticità».

Altro che il più amato dagli italiani

Per l’indagine socioculturale della Gfk Eurisko i ternani hanno assai poca fiducia nel loro sindaco, Paolo Raffaelli. Lo dice il 50% degli interpellati, mentre il 35,6% gli dà abbastanza fiducia e solo il 4,7% gli dà molta fiducia. Del 7,6% è la percentuale di chi non si è pronunciato.

Dato in tutt’altra direzione rispetto ad una miriade di altri sondaggi (si è perso il conto di quelli pubblicati dal sito internet del comune in quasi 10 anni) secondo i quali Raffaelli è sempre tra i sindaci più amati d’Italia. Potrebbe essere come spiega Paolo Cortellessa («L’indagine lo mette a paragone con altre figure istituzionali anche religiose e non politiche e potrebbe aver avuto un approccio differente»). O potrebbe essere che i sondaggi non vanno mai presi come oro colato. Tutti.

Male anche i partiti locali che hanno poca fiducia dal 54,6% dei ternani ascoltati. E male pure i sindacati. C’è invece fiducia nel vescovo Vincenzo Paglia, nei parroci ed anche nei professori delle scuole. Abbastanza fiducia anche negli industriali ternani e nell’acciaieria. Ma i più apprezzati, tra tutti, sono risultati i primari dell’ospedale di Terni: il 62,1% dà loro abbastanza fiducia ed il 15,9% da loro molta fiducia.


La qualità ambientale lascia a desiderare. Si potrebbe fare parecchio di più. E’ così che i ternani vedono questo aspetto della città in cui vivono.
Per il 31,2% di quelli che hanno partecipato al sondaggio la qualità dell’ambiente è abbastanza negativa. Il 42,6% pensa tuttavia che possa essere tra gli aspetti sui quali si potrà migliorare.
Riguardo alle vocazioni della Terni futura, c’è persino una perentuale che la vede pure come città dell’ambiente, sebbene non sia altro che un misero 4,5%.
I ternani, dunque, vorrebbero un ambiente migliore e non sono affatto soddisfatti di come stiano andando ad oggi le cose. Sembra un monito contro l’inquinamento e le sue principali fonti. Eppure nello stesso sondaggio l’acciaieria e l’industria restano importanti.
Non ce l’avranno mica con l’inceneritore? O con le polveri sottili?

La cascata delle Marmore è la prima cosa alla quale ci si sente più legati. Un simbolo, insieme a San Valentino e la fondata di Piazza Tacito. Sono le prime tre cose che, secondo i 1.000 ternani che hanno risposto alle domande del sondaggio, identificano Terni. La cascata ha ottenuto la percentuale maggiore, davanti al santo Patrono ed alla fontana di Ridolfi.
Non “tira” più, invece, la Ternana calcio, solo sesta dietro anche al Cantamaggio. Potrebbe essere un altro segno del malcontento intorno alle vicende della squadra rossoverde.
Altri hanno citato anche la biblioteca, la festa dell’Unità e l’Università. Ma ci sono anche gli studios di Papigno ed il Videocentro. Così come qualcuno comincia ad annoverare tra i simboli della città anche l'area ex Siri.




L’acciaio è... inossidabile. Nonostante le crisi ed un continuo parlare di vocazioni nuove, nel cuore dei ternani l’acciaieria regge bene. Ed è ancora forte, tanto da essere vista come una conferma anche per il futuro. Il sondaggio diocesano evidenzia nella volontà dei ternani una città che resti principalmente votata all’industria.

A sottolineare il tessuto industriale cittadino è il 72% degli interpellati. Così come il 35% vede Terni come la città dell’industria anche tra 10 anni. Il legame forte con l’acciao è evidenziato anche dal dato che vede l’acciaieria e la Thyssen Krupp tra i soggetti istituzionali sui quali si ripone più fiducia e da quello che mette gli stabilimenti di viale Brin al quarto posto tra i “simboli” cittadini.

Ma accanto a chi vede ancora la città dell’industria e dell’acciaio, c’è chi preme per sviluppare nuovi settori sui quali investire per il futuro. C’è un 18,4% di ternani che indica per i prossimi 10 anni una Terni che abbia sviluppato principalmente il turismo. Per altri, infine, tra 10 anni Terni potrà essere la città della cultura, dell’ambiente e della salute.


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lunedì, 21 luglio 2008

I PREDATORI DEL PIANO INDUSTRIALE PERDUTO

di Arnaldo Casali

Chiamate Indiana Jones. Perché oramai solo l’uomo che è riuscito a trovare l’Arca dell’Alleanza, il Santo Graal e gli extraterrestri ha ancora speranza di rintracciare il leggendario Piano industriale di Cinecittà per gli studios di Papigno, che dopo due anni di ricerche in pochissimi hanno visto ma nessuno è mai riuscito a leggere.
D’altra parte l’archeologo nato dalla fantasia di George Lucas potrebbe anche avere un interesse personale a rilanciare gli studios della Valnerina. In fondo, ai tempi d’oro di Roberto Benigni e Mario Cotone si parlava di kolossal internazionali e registi del calibro di Ridley Scott, chissà che rinverdendo il sogno di una “Hollywood sul Nera” a Steven Spielberg non venga voglia di venire a girare proprio qui il quinto capitolo della saga sull’avventuriero più celebre della storia del cinema.
Ma andiamo con ordine: l’idea di fare dell’ex stabilimento chimico un complesso di produzione cinematografica ha oramai dieci anni. E’ infatti il successo internazionale di “La vita è bella” (che a Papigno aveva ricostruito il lager) a far pensare al Comune di poter trasformare i capannoni dimessi in teatri di posa. Perché una buona idea si trasformi in realtà, però, ci vuole – ancora - l’intervento di Cotone e di Benigni, che decidono di creare i “Papigno studios” in occasione della realizzazione di “Pinocchio”. 

Siamo nel 2001 e il Comune cede alla “Spitfire” (join venture tra la Exon di Cotone e la Melampo di Benigni & Braschi) la gestione, per dodici anni, del complesso cinematografico, che – pur senza il successo sperato - inizia da subito ad ospitare piccole e medie produzioni cinematografiche e televisive. L’incanto, però, dura poco, e la rottura tra Braschi e Cotone mette il Comune di fronte ad un bivio: dare tutto in mano a quest’ultimo, oppure affidare la gestione a Cinecittà. Una scelta difficile: se Cotone si propone infatti di fare concorrenza al colosso romano, affidare i neonati studios alla major significa di fatto infilare la testa nella bocca del leone. Anche per questo, il contratto firmato il 9 dicembre del 2004 impegna la major romana da una parte a far lavorare gli studios per almeno 100 giorni l’anno, dall’altro a presentare, entro sei mesi, un dettagliato piano industriale.
In realtà passano quasi due anni prima che l’atteso documento arrivi a Palazzo Spada. E’ solo nel febbraio del 2006, infatti, che una nota del Comune annuncia di aver ricevuto, da parte di Cinecittà Umbria Studios, un piano a medio termine per il triennio 2006-2008.

Definito “assai articolato” il documento prevede la suddivisione in tre aree del complesso interessato agli studios, con un’area cinema, comprendente i teatri di posa, le attrezzerie e i servizi, un’area backlot destinata alle riprese e altre iniziative all’aperto e una terza area destinata all’intrattenimento. “Il piano finanziario – spiega la nota del Comune - ipotizza nel triennio un fatturato di 190.000 euro nel 2006, di 270.000 nel 2007 e di 400.000 euro nel 2008 a fronte di 25 settimane di occupazione”.
E se di iniziative di intrattenimento, negli ultimi due anni, non se ne è vista neanche l’ombra, è piuttosto difficile che un complesso – quale è attualmente quello di Papigno – totalmente abbandonato e senza più nemmeno l’ombra di un ciak possa produrre, entro quest’anno, 400mila euro.

D’altra parte, a prescindere dai contenuti e dai programmi non rispettati, l’aspetto più inquietante della questione è che a due anni dalla presentazione ufficiale, questo piano industriale ancora nessuno è riuscito a leggerlo. Tanto che Giuseppe Conti, presidente della commissione consiliare di controllo e garanzia, ipotizza addirittura che non esista affatto: “Io ho chiesto due volte di poterlo visionare: la prima volta in modo informale, la seconda per iscritto. E non ho mai ricevuto alcuna risposta”.

I sospetti, spiega Conti, sono nati oltre un anno fa, dopo aver letto il contratto firmato da Cinecittà e Comune: “Ci siamo accorti che il contratto non era rispettato dai gestori degli studios, ai quali, peraltro, sono stati concessi spazi molto più ampi rispetto a quelli che avevano Cotone e Benigni, come il campo sportivo e lo stabile attualmente in ristrutturazione a spese del Comune, il tutto per un canone di affitto di appena 3000 euro al mese. Questo vuol dire che il Comune per 30 anni non avrà la possibilità di utilizzare locali su cui sono stati investiti milioni di euro”.

La presa in giro è diventata così palese da indurre anche il presidente della Provincia Andrea Cavicchioli ad invocare una verifica dell’accordo con Cinecittà.
Del piano industriale, però, continua a non vedersi traccia. “Quando in consiglio comunale è stata discussa la nostra relazione – prosegue Conti – l’assessore al bilancio Morelli ha tirato fuori un foglio e lo ha sbandierato affermando che il piano c’era ed era pubblico. Di quel foglio, però, non ci è stata consegnata nessuna copia e per quanto mi riguarda, quello poteva essere anche un certificato medico”.

Sorte analoga è toccata a tutti coloro che hanno tentato di avvicinarsi al fantomatico piano, a cominciare dalla nostra redazione, con un progressivo scarica barile tra assessore, sindaco, capo di gabinetto e ufficio stampa, mentre il piano industriale continua a non venire fuori. Il tutto mentre anche Umbria film commission attraversa una fase di crisi e tutti i vecchi progetti del Comune, come quello di un museo delle scenografie, sembrano aver fatto la stessa fine degli splendidi scenari creati dal premio Oscar Danilo Donati per “Pinocchio”: abbandonati all’aperto, in attesa che sole e pioggia sciolgano per sempre ogni sogno di gloria.
 
(da Il Giornale dell'Umbria)
 
 
 
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lunedì, 21 luglio 2008

FEDERMANAGER

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lunedì, 21 luglio 2008

CNA

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lunedì, 14 luglio 2008

IL CORAGGIO DI PORRE PROBLEMI

di Leo Venturi 

 Condivisione della relazione di Luca Diotallevi nel merito e per la chiarezza e il coraggio di aver posto alcuni problemi che la città vive. Abbiamo consegnato alla segreteria un documento di sintesi elaborato dal gruppo di lavoro “sviluppo economico” dell’associazione TerniOltre che richiama i problemi evidenziati dalla introduzione del convegno e cha avanza alcune proposte nel merito.
 Alcune considerazioni sul dibattito :
  • finalmente un confronto franco, trasparente e pieno di passione al di là della condivisione delle analisi e delle proposte emerse. La città ha necessità di un confronto trasparente e vero, da troppo tempo assente viste le difficoltà che certamente trovano origine da un quadro nazionale e internazionale difficile ma che si accentuano nelle specifiche realtà del Paese anche per la incapacità delle classi dirigenti di governare i territori e di compiere le scelte.
  • permane un forte distacco fra chi ha l’onere del governo della città, le istituzioni, i partiti e la “città reale”, il mondo dell’associazionismo, economico e produttivo che sottolineano innegabili e profondi problemi sui quali la politica sorvola per rappresentare ciò che non c’è. Sono aspetti preoccupanti perché spesso ho avuto la sensazione che il confronto fra i diversi soggetti intervenuti prendeva a riferimento città diverse, realtà opposte. Ai problemi sollevati la stragrande maggioranza dei rappresentanti delle istituzioni, dei partiti hanno risposto spolverando il passato, le grandi trasformazioni della città e sottolineando che oggi “esser vivi” è un grande risultato: altre città con un’economia simile alla nostra, in Italia e      in altre parti del mondo, sono sostanzialmente “scomparse”. Ringrazio tutti per i miracoli fatti ma sarebbe utile guardare alla realtà che abbiamo di fronte in un mondo che cambia con grande velocità. 
 Oggi non dobbiamo certo decidere quale sia il termine più appropriato per fotografare lo stato della città.
 Declino?, Crisi profonda?, semplicemente Crisi o fase di Transizione?
 Individuare il termine più appropriato ha poca importanza mentre è importante sottolineare le problematicità che abbiamo di fronte. E allora vogliamo parlare del CMM, punto di grande innovazione, grande idea ridotta ad un peso per la collettività al punto che si sta trasformando in un condominio dove si affittano locali per altri enti e che vive solo grazie ai trasferimenti che le istituzioni gli garantiscono?
 Del Polo Universitario ternano e della ricerca i cui limiti e difficoltà sono oggetto di quotidiane riflessioni? 
 Dell’AFM, dell’ASM, del Servizio Idrico e dei suoi costi? 
 Dell’Azienda Ospedaliera sempre più identificata come archeologia industriale?
 Dell’Ambiente e del fatto che senza il risanamento della conca non ci sarà sviluppo perché nulla si può aggiungere se prima non si tolgono i fattori d’inquinamento? La tradizione industriale non va abbandonata anzi va rafforzata e contemporaneamente va avviata quella diversificazione dello sviluppo di cui si parla da molti anni senza appezzabili risultati. 
 Delle infrastrutture in particolari arterie perché Terni diventi cerniera fondamentale per l’Umbria e per l’Italia centrale? La Orte - Civitavecchia, il completamento del raddoppio della linea ferroviaria Roma – Terni - Ancona, il raddoppio della Flaminia Terni - Spoleto e di come Terni si prepara a valorizzare il territorio e le sue risorse turistiche ed economiche in presenza del futuro aeroporto che dovrà essere realizzato a Viterbo.
 Gli altri temi fondamentali per le sorti di Terni e dell’Umbria sono: i costi della burocrazia, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la presenza di troppi enti e sotto enti che pesano sulle comunità.
 Fare scelte coraggiose. Il federalismo fiscale più o meno solidale lo impone.
 Razionalizzare, sburocratizzare, smantellare gli enti inutili e quelli che si sovrappongono cercando di recuperare anche una uniformità nel territorio regionale.
 La Presidente della Giunta Regionale, in particolare, ha ammonito di non cadere nella politica del lamento e del campanile. Condivido, a condizione che il richiamo non sia un metodo per soffocare ogni critica nei confronti di una politica regionale che accentra e che marginalizza i nostri territori.
 Penso che non ce ne sia bisogno ma certamente abbiamo il dovere di difendere il nostro patrimonio di risorse umane, le nostre imprese, la nostra identità e le nostre vocazioni che non si contrappongono con quelle del resto dell’Umbria anzi possono rafforzarla e renderla più attrattiva e competitiva.
 Dobbiamo essere consapevoli che ciò non basta se il territorio non esprime una forte capacità progettuale da cogliere mettendo a leva tutte le competenze e i soggetti attivi della città e un più alto livello del confronto. Un esempio su questo ultimo punto evidenzia i limiti: mentre la politica a Terni si scontrava in merito a dove collocare l’elisuperfice, nell’area dell’ospedale o in quella dell’aviosuperfice, a Perugia arrivavano ulteriori risorse per il mini metrò e milioni di euro per l’aeroporto di San Egidio.
 Occorre costruire un osservatorio per lo sviluppo della città dove le migliori competenze provenienti dai diversi settori della città, la grande industria, il mondo finanziario locale a partire dalla fondazione della Cassa di Risparmio di Terni e Narni, l’Università, i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categorie e degli ordini professionali locali promuovano la guida di un nuovo modello di sviluppo in grado di rilanciare la città.
 La politica torni a radicarsi nella città; confronto e partecipazione sono fondamentali per il futuro di Terni e senza questi si perde il polso della situazione rimanendo ancorati alla città virtuale molto distante da quella reale.
 Unitamente a ciò facciamo in modo che “l’ordinaria amministrazione” - e cioè manutenzione delle strade, segnaletica, verde ecc., - non diventino ulteriori problemi come in parte lo sono già oggi, tenuto conto che questi “banali problemi” se vissuti quotidianamente dai cittadini diventano “grandi e insopportabili”.
 
* Presidente IV Circoscrizione – Terni 

postato da responsabili alle ore 19:50 | link | commenti
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lunedì, 14 luglio 2008

RIPENSARE L'OSPEDALE SANTA MARIA

di Alessandro Pardini
 
 Mi rivolgo a tutti voi, alle persone ed alle autorità qui presenti, e subito desidero ringraziare monsignor Paglia non solo per aver voluto questo straordinario appuntamento di riflessione sul futuro della città, ma per avermi spronato ad intervenire, forse persuaso che chi come me vive all’interno di un luogo particolare come l’Ospedale ha una visione privilegiata e magari più vera dei bisogni della comunità.
  Da quasi sette anni ormai lavoro qui a Terni e permettetemi di dire che , curando ogni anno qualche migliaio di pazienti cardiopatici ed avendone operati personalmente oltre duemila mi sento un poco uno di voi e posso proporre alla vostra attenzione alcune riflessioni che ho maturato nel corso di questi anni.
  Quando arrivai a Terni l’Azienda S.Maria era un ospedale prevalentemente di comunità e la neurochirurgia, che però attraversava un periodo di transizione, era l’unica alta specialità presente in Azienda.
  Nel 2001 venivano trattati 597 casi di alta specialità, questi  nel 2007 sono stati1575 quasi triplicati, grazie al decollo per certi versi clamoroso ed inaspettato almeno nella misura, della cardiologia interventistica e della cardiochirurgia, ma anche dell’elettrofisiologia e della chirurgia vascolare.
  Sul piano economico su un totale di 25 milioni di euro fatturati in Azienda per alta specialità nel 2007, circa 16 provengono dal Dipartimento cardiotoracovascolare che dirigo, che da solo produce oltre il 30% dell’intero volume di attività dell’Ospedale.
  Tale mole di lavoro ha permesso non solo di azzerare completamente la mobilità passiva per le malattie cardiovascolari dell’ASL ternana, ma ci ha consentito di  assistere negli ultimi anni ad un progressivo e costante incremento della mobilità attiva. Un numero sempre maggiore di pazienti provenienti da altre regioni, ma anche da Perugia, scelgono il S.Maria per farsi curare: nel 2007 questi sono sono stati 526, vale a dire un terzo dei pazienti trattati per alta specialità,ed hanno consentito un incasso di circa 9 milioni di euro.
  Del resto un recente studio, sicuramente attendibile perché pubblicato dall’Assessorato regionale, ha inoltre dimostrato che per alcune patologie importanti e socialmente rilevanti, come ad esempio lo scompenso cardiaco, il costo delle cure a Terni è meno della metà di quello sostenuto a Perugia, a riprova dell’appropriatezza delle pratiche terapeutiche messe in atto qui a Terni.
  Con ciò voglio dire innanzitutto che la scommessa di puntare sull’alta specialità cardiologica e la cardiochirurgia per rilanciare il S. Maria, dopo anni a dir poco burrascosi, si è dimostrata vincente, ma anche che è da qui che dobbiamo ripartire per sviluppare ulteriormente l’Azienda stessa.
  Perché questa è non solo la più importante Azienda cittadina in termini di budget, ma anche in termini occupazionali, pertanto il suo futuro si identificherà fortemente con il futuro della città intera e parlare di sviluppo dell’Ospedale vuol dire parlare di sviluppo dell’intera comunità ternana e un dibattito del genere non può essere confinato nel segreto di alcune stanze , lontano da un confronto trasparente, che veda una larghissima partecipazione di tutte le componenti della comunità, come sta avvenendo qui oggi.
  La Azienda S.Maria,  proprio per la sua collocazione, ha una vocazione naturale a punto di riferimento extraregionale: il Lazio, ad esempio, con le note precarie condizioni di bilancio che si ritrova non ha alcuna possibilità di effettuare né nel breve, ma neppure nel medio periodo consistenti investimenti strutturali nelle zone a noi vicine e quindi sarà sempre più strategica la nostra presenza, se sapremo proporre una sanità all’avanguardia, efficiente e dai costi contenuti.
  E non è solo al Lazio che  dobbiamo guardare come potenziale bacino di sviluppo , ma anche al sud dove è fortemente carente l’offerta di una sanità di qualità: non a caso abbiamo da mesi intrapreso come dipartimento una stretta collaborazione con il più grande nosocomio calabrese per il trattamento di aritmie cardiache particolarmente gravi. Collaborazione che potrà estendersi ben presto ad altri settori della cardiologia e della cardiochirurgia.
  Come si direbbe in termini aziendalistici abbiamo il Know-how e la location perfetti per sviluppare una missione importante: diventare esportatori di modelli sanitari ad alto contenuto tecnologico ma anche umano, efficaci ed efficienti.
  Ma per fare questo è indispensabile avere un’idea precisa di quello che sarà l’Ospedale del futuro e prendere decisioni che solo apparentemente sono tecniche, perché in realtà esse sono quanto di più politico.
  Non dimentichiamo che se è vero che è la politica che fa le scelte, tuttavia le fa se l’economia le consente  e l’economia per decidere i suoi investimenti si avvale di strumenti tecnici. In ultima analisi quindi è nel momento tecnico che si concentrano le decisioni.
  Ebbene è oggi ben noto che nella sanità moderna la maggior parte delle patologie più comuni e più frequenti è curabile a domicilio, qualora si perfezionino programmi di riabilitazione adeguati e di assistenza domiciliare efficienti , che prevedano un coinvolgimento vero e responsabile del territorio e soprattutto dei medici di famiglia.
  Gli ospedali moderni sono invece sempre di più votati alla cure delle vere grandi emergenze e delle patologie acute e necessitano di dotazioni tecnologiche estremamente costose per fare fronte alle sfide delle alte specialità e delle terapie intensive, ma sono proprio queste dotazioni, questi modelli organizzativi, queste soluzioni tecniche che fanno la differenza nel salvataggio di vite umane .
  Basti pensare al più moderno trattamento dell’Infarto Miocardio acuto che prevede una riapertura meccanica della coronaria chiusa mediante un’angioplastica primaria, trattamento  possibile e in grado di salvare anche a Terni oggi  decine se non centinaia di vite ogni anno, ma che deve essere effettuato nelle primissime ore dall’insorgenza dei sintomi, in un laboratorio di emodinamica di grande esperienza con una cardiochirurgia vicina e pronta: insomma in un grande ospedale, non certo nel piccolo nosocomio periferico.
  Verso questi modelli organizzativi dobbiamo quindi muoverci se vogliamo anche qui a Terni e per il S.Maria un futuro di vera leadership regionale, che in parte già ha, ed extraregionale , che guardi non solo al Lazio ma anche al sud d’Italia.
  Ed allora mi domando e vi domando se è proprio indispensabile moltiplicare nella nostra provincia i posti di primario o di direttore dando vita tra azienda ospedaliera e territoriale ben presto a 10 reparti di chirurgia generale, variamente chiamati, a volte anche con grande sforzo di fantasia, quattro ortopedie, quattro urologie, 5 o 6 o 7 reparti di medicina generale o non sarebbe meglio razionalizzare le strutture ad evitare doppioni e spreco di risorse.
  Sprecare risorse vuole dire non poter prendere decisioni strategiche su progetti ad alta valenza sociale, come appunto la angioplastica primaria, che a Terni non riesce a decollare, perché non siamo in grado di assumere due cardiologi e due infermiere in più, e quindi non possiamo offrire ai nostri concittadini la cura più moderna per l’infarto.
  Tale moltiplicazione di reparti corrisponde inoltre, per ironia della sorte, ad un preoccupante aumento della mobilità passiva proprio per le specialità che si intendono moltiplicare: molti ternani vanno fuori regione per trattamenti di medio-bassa specialità, perché se non si investe in termini di risorse umane, scegliendo i migliori sulla piazza, e tecnologiche ma si disperdono le forze polverizzando l’offerta abbassandone il livello, i pazienti inevitabilmente andranno altrove.
  Questo ragionamento mi porta ad una seconda considerazione che vorrei condividere con voi, da quando sono a Terni sento parlare ininterrottamente del nuovo ospedale di Narni-Amelia, anche se per la verità più per la sua collocazione che per i suoi eventuali contenuti e compiti, ma mi domando siamo tutti certi che sia proprio indispensabile questo investimento?
  Non sarebbe più opportuno invece che realizzare l’ennesima struttura territoriale, ripensare ex novo il S. Maria che così come è ormai è obsoleto e richiederebbe talmente tanto danaro per una ristrutturazione, che sarebbe più economico ricostruirlo e rinnovarlo?.
  Un S. Maria inserito però in un discorso provinciale che ripensi l’intera offerta sanitaria della provincia, nel reale interesse dei cittadini ternani, che devono trovare sì vicino a casa una disponibilità sanitaria di primo livello, ma devono sapere che per curarsi ad esempio un infarto od un ictus è meglio andare il più velocemente possibile al S.°Maria, che perdere tempo rischiando la vita in  Pronto Soccorsi non adeguatamente attrezzati.
  Se l’occasione del nuovo piano sanitario regionale non viene colta per superare le posizioni localistiche e ripensare alla sanità regionale in un’ottica che veda le due Aziende sanitarie responsabili dell’intera organizzazione dei servizi di cura su tutto il territorio della regione, lasciando all’ASL il compito del controllo della qualità e dei costi dei servizi e dell’organizzazione di un’assistenza domiciliare vera, se per varie ragioni ciò non sarà possibile cosa vieta che localmente gli amministratori con iniziative personali possano trovare tra di loro, di concerto con le amministrazioni comunali, soluzioni originali di organizzazione dell’offerta sanitaria?
  Abbiamo le capacità tecniche, una dimensione territoriale ideale anche per effettuare esperimenti che potrebbero essere esportati anche sul piano nazionale, ecco un’occasione per Terni per diventare in futuro un laboratorio di ricerca e di innovazione tecnologica ma anche organizzativa: in questa ottica una grande azienda sanitaria può diventare motore di sviluppo per la città.
  Vorrei concludere ricordando che negli Stati Uniti una città del freddissimo Nord al confine con il Canada, Rochester, tra le due guerre era nota per la sua industria dell’acciaio, andata in crisi questa dopo la guerra, oggi nel mondo Rochester è sinonimo di Mayo Clinic, che i medici qui in sala conoscono bene, perché è oggi il più importante e prestigioso presidio ospedaliero al mondo.
  Auguri a tutti e buon lavoro.
 
* Direttore dipartimento cardio-toraco-vascolare e responsabile di cardiochirurgia all’Azienza Ospedaliera S. Maria di Terni
postato da responsabili alle ore 19:34 | link | commenti (1)
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venerdì, 11 luglio 2008

PACIFICI: "PRIVATIZZARE LE FARMACIE COMUNALI? VI SPIEGO CHI REMA CONTRO"

pacifici

di Arnaldo Casali

“La privatizzazione dell’Afm? A me è costata la delega alle farmacie e al direttore generale il posto di lavoro”.

E’ stato il grande assente al convegno sulla città promosso dalla Diocesi, Fabrizio Pacifici. Assessore comunale alle politiche sociali, ma anche esponente di punta del mondo del volontariato, alla due giorni voluta dal vescovo non si era fatto vedere, in polemica contro quella che aveva definito “una critica demagogica   che assume il profilo dell’ingerenza”.

Oggi, a quasi un mese dal convegno, l’assessore torna a dire la sua sposando in pieno uno dei punti dell’agenda di priorità proposta da Diotallevi: quello della privatizzazione delle farmacie comunali.

“Nel mio primo mandato come assessore - dal 1999 al 2004 - io ho avuto la delega alle farmacie comunali e avviato un percorso che andava proprio in direzione della privatizzazione”.

Era il periodo in cui presidente dell’azienda era Stefano Gatti, vicepresidente Flavia Chitarrini e in consiglio siedeva, tra gli altri, anche Maria Grazia Proietti.

“Un primo segnale in questa direzione fu dato con la nomina di Paola Dispensa, che era allora presidente dell’ordine provinciale dei farmacisti e che rappresentava quindi un tratto d’unione tra il pubblico e il privato. L’obiettivo era trasformare le 11 farmacie comunali in una società per azioni”.

Società di cui il Comune sarebbe rimasto, comunque, il maggiore azionista.

“Il nostro progetto prevedeva il 59% al Comune, il 40% a privati e l’1% ai dipendenti. Gli stessi lavoratori sarebbero quindi divenuti proprietari dell’azienda. Il nostro obeittivo era effettuare, con le farmacie, un’autentica azione sociale”.

Qualcosa, però, è andato storto.

“Alle elezioni del 2004 Rifondazione Comunista, contraria alla privatizzazione, chiede al sindaco la mia testa. E il sindaco gliela concede: nella seconda giunta Raffaelli la delega alle farmacie mi viene tolta e affidata a Salvati”

E Salvati blocca tutto.

“Gatti viene sostituito da Monelli prima della scadenza del mandato; allo stesso modo viene fatto dimettere tutto il consiglio di amministrazione e Paola Dispensa, viene sollevata dall’incarico con l’accusa di non lavorare per gli interessi dell’azienda”.

Perché continuava a lavorare sulla privatizzazione.

“Oggi fa la semplice farmacista”.

Questa linea politica, però, ha prodotto un grave deficit.

“Noi avevamo un attivo di 50mila euro. Oggi l’Afm ha un passivo di 300mila. Noi volevamo vendere le farmacie, adesso saranno costretti a svenderle”. 

Oltre al passivo, c’è poi in corso una vertenza di lavoro.

“Dispensa si è rivolta al tribunale e io stesso sono stato chiamato a testimoniare. Sono reduce da un’udienza di sei ore”.

Cosa succederà adesso?

“La sentenza arriverà nei prossimi mesi. E se darà ragione a Dispensa, il Comune potrebbe essere costretto a reintegrarla nell’incarico, ma sicuramente si troverà a doverle pagare tutti gli arretrati. Una barca di soldi”.

Soldi rigorosamente pubblici, ovviamente.
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categorie: interviste, questioni aperte
venerdì, 11 luglio 2008

La città che cambia: Borgo Bovio e i suoi disagi.

   di Lelli Noemi *
 
   Porto qui a voi la testimonianza dei cittadini; utenti finali delle azioni della politica, fruitori ultimi della citta’ e beneficiari del futuro della citta’ stessa.
   Borgo Bovio nasce con l’industrializzazione di Terni, quartiere prettamente popolare con i primi insediamenti da parte degli operai giunti sin qui, anche da fuori regione.
   E’ stato il quartiere che ha vissuto tutte le fasi dell’Acciaieria, le sue facciate, i suoi palazzi e la sua chiesa parlano della storia industriale che ha percorso la nostra città.
   Oggi Borgo Bovio è un grande quartiere urbanizzato che continua a crescere a dismisura, eterogeneo negli edifici e nella popolazione.
   E’ uno dei più vecchi quartieri di Terni eppure è quello che attualmente subisce più disagi.
   Per una più facile lettura, stilerò i problemi come segue;  
 
  1. L’inquinamento. Parola chiave del mio intervento.
   E’ presente a livelli massicci su tutto il quartiere, molti cittadini lamentano allergie e problemi respiratori, le macchine sono coperte da una patina cementizia che purtroppo si deposita anche nei nostri polmoni e in quelli dei nostri figli. Molti lo imputano ai grandi impianti quali gli inceneritori e l’acciaieria. 

   

  1. Traffico.
   Altro spinoso problema di Borgo Bovio. L’arteria principale, via Tre Venezie, ormai allo stremo, congestionata nelle ore di punta da una quantità massiccia di auto che spesso aspettano per ore in fila. In più, la querelle via Breda e la chiusura invernale della Valnerina, hanno gravato ulteriormente il traffico nella zona. La mole di camion e automezzi pesanti che transitano nella via principale, oltre a provocare ulteriore inquinamento, ha di fatto creato problemi alle strutture di alcuni edifici che si affacciano sulla strada.  

   

  1. Incidentalità.
   Gli attraversamenti pedonali non sono sufficientemente segnalati, via Tre Venezie è percorsa la notte da macchine a folle velocità e, in prossimità di luoghi di aggregazione dei bambini, i pericoli sono ancora maggiori. Basti pensare che davanti alla Scuola Media Manassei l’uscita di bambini non è neanche segnalata con dei cartelli. Occorre un piano ben strutturato, con delle piste ciclabili vere e funzionali in luogo di quelle esistenti per brevi tratti non collegati tra loro, troppo spesso adibite a parcheggio macchine. Per non parlare della mancanza di marciapiede su moltissimi tratti del quartiere e dell’impossibilità di abbattere barriere architettoniche, con notevolissimi disagi per i disabili. 

   

  1. Sviluppo Economico.
   Le attività presenti a Borgo Bovio sono di piccole dimensioni, tralasciando i due centri commerciali che convogliano tutti i residenti. Si tratta di attività commerciali con modesti volumi di vendita e di proprietà familiare. Occorre sviluppare anche economicamente la zona, fornire le infrastrutture; parcheggi e vie di sfogo per il traffico affinché la zona ne risenta positivamente. Non c’è “eccellenza” né particolarità e le poche attività commerciali che ci sono faticano a rimanere, figurarsi attrarre.  
   Molte famiglie vorrebbero poter vivere a Borgo Bovio ma con queste condizioni di inquinamento, traffico e mancanza di sicurezza -non solo stradale-, sono in molti a rinunciarvi.
   Borgo Bovio può rifiorire con un opportuno piano del traffico, studiato insieme ai residenti e ai commercianti.
   Per far ciò occorre avere una nuova coscienza politica, bisogna mettersi dalla parte dei cittadini e scendere in strada per poter aprire, con loro, un tavolo di confronto, analizzando le vere problematiche del quartiere, al fine di intervenire, senza attuare progetti di mera facciata.
 
* Presidente Comitato “Vivere a Borgo Bovio”. 


postato da responsabili alle ore 19:18 | link | commenti
categorie: atti
venerdì, 11 luglio 2008

UN RAPPORTO ORGANICO CON ROMA

di Donatella  Massarelli *

 
Rispetto  all’  appuntamento  del  14  giugno vorrei  fare  due  considerazioni preliminari . 
  • Ha ragione il presidente dell’Associazione  industriali: forse il convegno ha assunto un significato diverso da  quello  per  cui è  stato  pensato.
Si sono evidenziate forzature e strumentalizzazioni che, se corrispondessero davvero alle intenzioni di chi l’ha  proposto, impedirebbero una partecipazione  serena  e  condivisa.
Il  convegno può rappresentare,  invece,  un  appuntamento prezioso  per  concedere  “un  tempo  congruo ed uno sguardo lungo” ad  una  riflessione  impegnata più a  disegnare  il  futuro della  citta’  che  ad  analizzare il passato.
E  comunque  mi  interessa molto  di  più e  sento più vicina,  una Chiesa impegnata  a  discutere di  giovani, di donne  e  lavoro piuttosto che ad accentuare  elementi  di  contrapposizione , anche  ideologica ,  intorno  ai  cosiddetti “temi  eticamente sensibili.” Davvero sconcertante è  stata la  decisione del  vescovo di  Viterbo di non celebrare il sacramento del matrimonio ad  un disabile solo perché impossibilitato ad avere figli.
  • Credo  sia   profondamente  sbagliato contrapporre, come  ha  fatto il  responsabile   di Azione  cattolica, societa’ civile e politica, organizzazioni  sociali  e  partiti.
Da  tempo  la  politica  ha  scoperto  la   “coscienza  del  limite “ e la  piena politicità delle  esperienze  maturate  nei  movimenti  e  nelle  organizzazioni  sociali a  partire  da  quelle  del  volontariato ( a  questo  proposito vorrei  ricordare  il  bellissimo  saggio   di  E.  Berlinguer del  1981) .
Da  tempo  è  finita  l’idea  giacobina  della  politica e  della  funzione  pedagogica  dei  partiti  politici: il  ‘900  davvero  si  è  portato  via tutte le  ideologie  nate  nell’800 e  siamo,  ormai,  tutti  in mare  aperto.
Anche  per  questo  è  nato  il  PD,  un  partito  nuovo  che ha  l’ambizione  di  costruire  un  rapporto  di  prossimita’ e  di  amicizia con le  persone  e  di lavorare  per  il  cambiamento  e  la  modernizzazione   del  Paese.
Un partito  pieno  di  giovani  e  di  ragazze,  molto  radicato  nel  territorio,  che ha  deciso  di scegliere i  suoi  gruppi dirigenti  e  i  suoi  rappresentanti istituzionali con  lo  strumento delle  primarie.
Anche  così  si  contribuisce al  necessario  rinnovamento  della  classe  dirigente di  un  territorio.
Le  Istituzioni  locali  hanno stabilito,  in  questi  anni,  un  fecondissimo  rapporto  di  sussidiarieta’con  le  organizzazioni  che lavorano  nel  sociale;  nei  Centri  per  l’impiego  provinciali, ad  esempio, abbiamo  molto  imparato dall’esperienza  e  dalla  competenza  di  Caritas, Arci e  Cidis nell’inserimento  al  lavoro  di  persone straniere . 
      Entrando  nel  merito  “ la  teoria  del  declino “  non  mi  pare  corrisponda  alla  realta’ della  nostra  citta’:  Terni,   in  poco meno  di  dieci   anni,   ha  perso  10.000  posti  di  lavoro,  ha dovuto  affrontare  un  cambiamento economico e,  soprattutto,  culturale e  sociale  molto  profondo che  non ha   eguali  in  Umbria ma  che  è  singolare e    paradigmatico  anche  in  ambito  nazionale .
      Non  era  scontato  che la  nostra  citta’,  travolta  dalla  crisi  della  grande  industria, non   scomparisse  come  è  successo  ad  altre  citta’  europee ed  americane.
E  invece:
  • il tasso di disoccupazione è costantemente sceso e, soprattutto, il tasso di occupazione, anche quello femminile, è costantemente cresciuto.
  • la grande impresa compete brillantemente sui mercati globali anche in settori considerati in passato obsoleti come la fucinatura e la fonderia;
  • l’industria  chimica  si  è  riconvertita   con  punti  di  vera  eccellenza  ( Novamont) anche  nei  settori  più  moderni;
  • si è sviluppato  negli  anni  un  sistema di piccole imprese interessanti e  vitali  sia  nel  campo  della   produzione  di  beni che in  quello   dei  servizi (tant’è che la disoccupazione maschile è ai  livelli  di  quella  del  nord  -est nei  momenti  migliori).
  • nonostante  la  violenza  dei  cambiamenti  subiti,  la  comunita’  cittadina ha  tenuto  ed  ha  saputo  trovare  nuovi  elementi  di  coesione  e di  legame che  le  hanno  permesso  di  accogliere cittadini  stranieri senza  paura e  senza  perdere  anima  ed  identita’.
 
Credo  che  anche le  Istituzioni  locali abbiano  fatto  più  che  dignitosamente  la  loro  parte: 
  • nell’aiutare   la  nascita  di  uno  sviluppo  più  equilibrato, meno  centrato  sulla  grande  industria e  più  attento  al  terziario e alla  promozione  di  servizi  moderni  e  di  qualita’;
  • nel  programmare e  gestire  in modo  rigoroso e  competente  le  risorse comunitarie:
a  questo  proposito è  emblematica  la  proposta del “ Patto per  lo  sviluppo e                 l’innovazione dell’Umbria” la  cui  filosofia   politica  chiede  a  ciascuno  dei  protagonisti di  dare il  meglio  di  sé, di  impegnarsi con  serieta’ e  responsabilita’ per obiettivi  condivisi: questo  è  un  punto politico  di grande  innovazione   non  adeguatamente  colto  e  sottolineato.
  • scommettendo  sull’Universita’  e la  ricerca,  su politiche  per  la  cultura  moderne ed  innovative e  su  servizi  alle  persone  e  alle  imprese efficaci e  di  qualità.
 
Tutto  bene  allora?Assolutamente  no.
Esistono  nodi  strutturali  da  affrontare con urgenza  e  forza  per  aprire una  nuova  fase della  vita  della  citta’.
  • la  rivoluzione che le  donne  hanno  prodotto  sulla  loro  vita  ha  cambiato  radicalmente  la  comunita’  ternana,  la  famiglia  e  la  relazione  tra  i  sessi :
- in  pochi  anni  hanno  raddoppiato i  numeri  del  mercato  del  lavoro;
- le  ragazze studiano  di  più e  meglio dei  ragazzi e  non  sono  più  disponibili a   fare  da  sole  e  a  tempo  pieno,  il  lavoro  familiare;
- mettono  al  mondo  meno  bambini  e il  loro  modo   più  consapevole  e  libero  di  considerare  la  maternita’  ha  imposto   anche agli uomini  un  modo  diverso  di  vivere  la paternita’.
Sicuramente  il  venire  meno  del  lavoro  di cura, gratuito   e   a  tempo  pieno,  svolto  un tempo  dalle  casalinghe,  nel  momento in cui  si  assiste  ad  un  invecchiamento  della  popolazione (  l’Umbria  e  la  provincia  di  Terni   segnano  un  vero  e  proprio  primato)  determina  una  contraddizione  inedita  (la  cui unica  risposta viene  dal  lavoro delle  “ badanti”) e  la  necessita’ di  ripensare  il  sistema  dei  servizi e  di  promuovere  una vera  e  propria “strategia  di  conciliazione tra  lavoro  e  vita”.
  • Le  ragazze  e  i   ragazzi  umbri  e  ternani  nonostante  studino  di   più,  per la  prima  volta  dal  secondo  dopoguerra,  hanno  chances  di  lavoro e  di  autorealizzazione   minori  di quelle avute   dai  loro  genitori; rimangono  nella  condizione  di  “  figli e   giovani”  fino a  40  anni;  hanno  difficolta’  ad  entrare  nel  mercato  del  lavoro e,   quando ci  riescono,  rimangono  precari  per  troppo  tempo e  sono  “ costretti” ad  incrementare  costantemente conoscenze  e  competenze che  non  sono  più  acquisite  una  volta   per   tutte.
  • Anche  in Umbria  la  scuola  non è più,  come  nel  passato,  veicolo  di  mobilita’ e  promozione   sociale : si  assiste   ad  una  vera  e  propria  “  inflazione  e svalorizzazione”
dei  titoli  di  studio. E’  inoltre  evidente  una  crisi  del  sistema   dell’istruzione  tecnica e   professionale  e  di  scuole prestigiose  che hanno segnato la  storia  e  lo sviluppo  della  citta’ ma  che hanno registrato  una  inesorabile  perdita  di  iscritti. Si  tratta  di  scuole molto  forti in uscita  e  molto deboli  in  entrata   che  vanno  sostenute,  specializzate  e  collegate  di  più  al  territorio.
Da  qui  la proposta  dei Distretti  formativi  integrati  che  fa incontrare  e  integrare   scuola,  formazione  professionale, impresa, Universita’  e  ricerca.
  • La  provincia  di  Terni è  caratterizzata  da  una  disoccupazione femminile  molto  scolarizzata (la disoccupazione  maschile  è  al  3,5%,  quella  femminile  al  9% ) e,  per  le  donne,  più  alto  è  il  titolo  di  studio più  è  difficile  trovare un  lavoro  decente.
  • Il  sistema  delle  imprese  ternane   occupa  il  3,8% di  laureate/i  a  fronte  di  una media  nazionale  del  9%  e  richiede  essenzialmente  operai  generici maschi  da  inserire   con  contratti  di  apprendistato indipendentemente  dal  titolo  di studio  acquisito.
            Si  determinano  così  due  flussi  migratori:
-uno  in  entrata  di  lavoratrici e  lavoratori  stranieri  (con  tutto  quello che  ne  consegue in  termini  di  diritti  di  cittadinanza e  di  integrazione ,  di  pressione  sul  sistema   tradizionale   del  welfare   e  di  istruzione    di  nuovi  bisogni   di  sicurezza  e  protezione  sociale )
-uno  in  uscita  delle risorse  umane e  professionali più  qualificate   verso  la  realta’      
  metropolitana di  Roma.
L’occupazione   femminile,  la  qualita’ del  lavoro e,  quindi, la  qualita’  dello  sviluppo sono  le  priorita’ assolute della  comunita’ ternana. 
  • puntare  sull’innovazione, su  politiche  coerenti per  lo  sviluppo  di  moderni ed  avanzati  servizi   alle  persone   e  alle  imprese;
  • parlare  un  po’  di  più  di  terziario e  di  turismo e  un  po’  meno di  centrali  (a  questo  proposito è  meglio  una  centrale di  400 Mgw fuori dalla Conca che  una di  100 Mgw a  Borgo Bovio) e  di  inceneritori (  penso  sarebbe  preferibile  utilizzare le  nuove  tecnologie di  lavorazione  a  freddo  e  comunque   la  scelta   del  “camino unico”);
  • investire  sempre  di  più  “sull’economia  della  conoscenza”, sull’Universita’ e  la  ricerca e  sulla  qualita’  del  sistema  formativo e  dell’istruzione  provinciale con  la  promozione  dei  Distretti  formativi  integrati;
  • riprendere  la  questione  delle  produzioni  cinematografiche  collegandola  strettamente a  quella  delle produzioni  televisive;
  • favorire processi  di  verticalizzazione  produttiva  e  la  nascita  di  piccole e  medie  imprese innovative.
Per  queste  ragioni penso sia  davvero  molto  importante  (questa  mi  sembra  essere la  seconda  priorita’) un  rapporto  organico,  strutturato con la  realta’  metropolitana di  Roma,  che  può  rappresentare  una  grande  opportunita’  di  sviluppo non  solo  per  il  nostro  territorio ma  per  l’intera  Regione.
 
* Assessore  alle  Politiche Formative  e  del  Lavoro, Terni 
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venerdì, 11 luglio 2008

LA LEGA A TERNI

foto Firmani
 
di Gianfranco Firmani
 
       Ringrazio, a nome della Lega Nord Umbria.
    L’occasione è per noi tanto più gradita, perché non solo cade in un momento delicato per la città ma anche nel momento in cui gran parte del Paese ha riconosciuto che avevamo ragione.
    “Il cosiddetto nord stà scendendo verso il sud come il sud stà salendo verso il nord”.
        Il federalismo ed il federalismo fiscale sono una traccia per un percorso, osiamo credere virtuoso.
    Temiamo soltanto che “certi pareri favorevoli” improvvisi e sospetti, da parte di vecchi “addetti ai lavori”, anche della nostra attuale Amministrazione, possano intorpidire e inquinare il percorso politico – costituzionale.
      Solo 4 anni fa, per molti,  le “cose” andavano bene e Terni non era  in declino! tanto che la sinistra-unita fu premiata con un quasi 70%! eppure le cose erano già quelle di oggi!! quanto meno le negatività erano già ampliamente in incubazione!
         Perché solo oggi?  La situazione è così evidente  e denunciabile?!
      Anche se tardivamente, va bene farlo! Purchè si ricerchi e si trovi “la soluzione”! forse basterebbe avere il coraggio e l'onestà per dire che la politica di parte ha fallito e non  può essere buona politica amministrativa, seria,  trasparente ,e, spesso  neanche competente!
       Troppi amministratori si dichiarano “ prestati alla politica”! È ora che questi  “prestiti” siano restituiti!! per troppi, che si sono “prestati”, “sacrificandosi” per il bene della città, della comunità, sarebbero tempi tristi.... quantomeno per la perdita di potere!!...
    Solo che bisogna farlo davvero! di cambiarli, e, questo è compito dei cittadini che, se ben guidati, potrebbero farcela!
    Se si vogliono dare dei suggerimenti ai cittadini, lo si faccia con onestà e responsabilità.
       Ricordi elettorali, mi riportano al lontano 18 Aprile 1948, altri tempi, per certi aspetti: migliori! c’era tanta fiducia e speranze! oggi abbiamo perso quasi tutto!! oggi la GENTE è stanca di promesse non mantenute, oggi è disillusa, quindi più preparata, più smaliziata e disincantata! vuol credere di “contare”di più, vorrebbe non aver più  padroni politicanti ed arroganti; cittadini che cominciano a prendere coscienza che gli amministratori sono cittadini come loro, onorati della loro fiducia ai quali compete di sentirsi al loro servizio onestamente!!
    La lega nord ha dimostrato che sono finiti i tempi delle divisioni! coppi - bartali, fascisti -  comunisti, ormai ci cascano solo i tifosi- faziosi del Calcio! lavoratori e datori di lavoro votano insieme gli amministratori seri, non faziosi, che si preoccupano delle famiglie, dei 
giovani e degli anziani, della loro sicurezza, che vogliono dare, con il  federalismo fiscale, sviluppo al lavoro e maggiore ricchezza territoriale, anche con un  serio controllo della spesa pubblica.
    Troppi amministratori pubblici fanno poco e spesso male! troppo spesso pensano solo a se stessi e agli “amici di parte”.
    Si possono fare tante “liste elettorali”, anche  “civiche”, o “accordi” purché chiari e comprensibili da tutti, non solo per i successivi “ballottaggi” e pattuizioni.
    A nostro avviso, la citta’ come “azienda”,  con tutti i problemi socio-economici- programmatici- relativi,  ha bisogno di un “sindaco-manager”, persona rispettabile - perchè conosciuta come tale , che lo abbia già dimostrato nella sua vita professionale e sociale, senza essersi avvalso dell'appartenenza e dei canali partitocratici - che voglia decidere, soltanto dopo essere stato eletto!, a chi”?” e perché”?” affidare incarichi e deleghe per la migliore gestione dell'incarico ricevuto.
        Le logiche spartitorie, prima cioè che cominci la campagna elettorale, se necessario,  con  primarie vere, sono da vietare! nel modo più assoluto!!
    Ricordiamo tutti come si esprimeva un Sindaco solo pochi anni fa: il partito o i partiti....uniti o coalizzati! (“appunto! coalizzati”) che vincevano le elezioni, decidevano poi di “mettere” a fare il Sindaco (di sicuro!) un loro subalterno!! i cittadini non c'entravano nulla con tale scelta e decisione!
        I risultati, almeno a Terni, sono ancora presenti nei fatti e nelle cronache giudiziarie.
       Con il Federalismo impellente i Sindaci avranno grande autonomia e potere decisionale, grande responsabilità circa la gestione! non solo amministrativa ma anche programmatica; tutto con l'appoggio dei cittadini!
    Al NORD troppi sono stati gli esempi positivi, come la ricostruzione dopo eventi sismici:  la piena responsabilità dei Sindaci ha permesso di gestire direttamente e rapidamente gli eventi.
      Più che decidere, oggi o nei prossimi mesi, “cosa fare” per terni, bisognerebbe sapere e capire esattamente come fare affinchè venga eletto il sindaco giusto! come sceglierlo e come poter chiedere alla Gente... di votarlo!!
    Occorre individuare il metodo per un percorso corretto che offra garanzie alla citta', ai cittadini!
    Diciamo da tempo che sono nel  DNA dei ternani il lavoro artigianale e la piccola impresa; proviamo a “ripetere” un “NORD-EST” nel cuore verde dell'Italia!
    L'università - buona cosa – và fortemente migliorata e potenziata; i giovani si troverebbero meglio nei nostri paesini (sedi di facoltà) piuttosto che nelle grandi-onerose e non vivibili città universitarie.
    La tecnologia è il futuro! non ci devono venire a mancare le ambizioni! non dobbiamo lasciare che i giovani-intelligenti-laureati-ternani debbano abbandonare Terni.
       La vicinanza di Roma può essere un valore aggiunto! volendo, si potrebbe “pensare” anche a grandi strutture sportive, ad uso del centro-Italia e non solo!
    Subito dopo la guerra, siamo stati tra i primi a pensare ad un “Ente Fiera”, alla passeggiata ricordo, non dimentichiamo, la nostra posizione geografica-baricentrica!
       Concludendo, si può affermare  che le gestioni di sinistra, a livello Nazionale così come sul territorio, non hanno prodotto né ricchezza né sicurezza, tantomeno danno speranza di poterlo ottenere nel futuro,..anzi!
    A questo punto: le forze di centro-destra, quelle alle quali la gente ha inteso dare fiducia, almeno per i prossimi 5 anni, devono”!”, responsabilmente, dare prova di coesione, per il rispetto delle speranze riposte dai cittadini nei loro confronti: territorialmente come a livello nazionale.
    Anche a Terni bisogna proporre lo stesso slancio innovatore!
       Alle forze politiche di centro-destra, ai responsabili di dette forze, spetta l'obbligo di essere uniti nel percorso e, umilmente e responsabilmente, operare da subito a questo fine! Grazie!!
 
* dirigente politico 
postato da responsabili alle ore 19:07 | link | commenti
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La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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