Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
martedì, 19 agosto 2008

Ricchezza: Terni tra le città italiane con la maggiore crescita nell'ultimo decennio

“I dati di ricchezza e soprattutto di incremento della ricchezza nell’ultimo decennio dei comuni e delle province italiane fanno giustizia, per Terni e l’Umbria, di tante chiacchiere a vuoto su un inesistente declino della nostra città”.
 
Lo afferma il Sindaco di Terni Paolo Raffaelli commentando   la graduatoria dei redditi delle regioni, delle province e dei comuni italiani in base alle dichiarazioni dei redditi Irpef pubblicata quest’oggi dal quotidiano “Sole 24 Ore”.
 
La provincia di Terni, con un incremento del reddito reale (al netto cioè dell'inflazione) del 4,3% nel decennio, è al 32esimo posto della graduatoria nazionale, mentre la città di Terni, con un reddito di duemila euro superiore alla media provinciale (17325), è il comune più ricco della provincia. Si tratta di dati di assoluto rilievo: la crescita di reddito di Terni è la seconda, dopo quella registrata a Roma, dell’area Lazio-Umbria-Marche-Abruzzo e l’ottavo incremento di tutto il centrosud. L’incremento di reddito registrato a Terni è oltre il doppio della media nazionale (+2,0%), di quasi un terzo superiore all’incremento medio registrato nel centro Italia (+3,4%) e   di oltre il 33%superiore alla media dell’incremento registrato dall’Umbria (+3,2%). In termini assoluti (valore nominale) il reddito medio nel decennio è cresciuto nel comune di Terni del 24,9% per ogni contribuente e del 27,2% per ciascun abitante.

(dal sito del Comune di Terni)
postato da responsabili alle ore 00:27 | link | commenti (1)
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giovedì, 07 agosto 2008

SAN VALENTINO, IN ARRIVO UNA NUOVA FONDAZIONE



di Arnaldo Casali

Colpo di scena nell’infinita telenovela delle manifestazioni valentiniane.

A meno di un anno dallo scioglimento ufficiale dell’associazione eventi una nuova realtà si prepara ad assumere l’onere di celebrare degnamente il santo patrono della città e di tutti gli innamorati del mondo.
Stavolta però, il Comune non c’entra, anzi. La Fondazione San Valentino, che prenderà vita il prossimo autunno, sarà infatti una struttura totalmente privata sostenuta da banche e aziende, anche se a guidarla sarà una vecchia conoscenza delle manifestazioni valentinane; anzi, la vecchia conoscenza: quell’Eros Brega che da assessore comunale agli eventi valentiniani fu il grande promotore, cinque anni fa, dell’associazione, e la cui ascesa al consiglio regionale - e il conseguente abbandono della giunta -  ha segnato l’inizio della fine per gli eventi valentiniani.

E se privata sarà la Fondazione, da privato cittadino - questa volta - Eros Brega ne assumerà la presidenza. Per quanto riguarda i soci, poco ancora è dato sapere, ma sembra certo che dietro l’operazione ci sia un grosso istituto di credito legato al Vaticano che ha interesse ad affacciarsi sul territorio ternano.

Alla Fondazione dovrebbero inoltre aderire due multinazionali presenti sul territorio e una società di marketing di livello nazionale. La struttura resterà poi aperta a nuove adesioni e sponsorizzazioni, con l’obiettivo di mettere insieme un budget di almeno 300mila euro all’anno da destinare ad iniziative che valorizzino la figura del patrono dell’amore. Iniziative che non si limiteranno a concerti e spettacoli: nei progetti della Fondazione ci sono infatti anche iniziative benefiche e borse di studio.
Da definire ancora il rapporto con la Curia vescovile, che senza dubbio sarà il principale interlocutore della nuova realtà. Chi invece resterà sicuramente fuori sarà proprio il Comune di Terni.
Difficile, per ora, immaginare quali rapporti si stabiliranno tra Palazzo Spada e la nuovissima Fondazione valentiniana.

Quel che è sicuro, invece, è che il sindaco Raffaelli, dopo aver fatto di tutto per allontanare Eros Brega dagli eventi valentiniani, non penserà certo di accodarsi al suo nuovo progetto. Lo scenario che si prefigura per l’edizione 2009 è dunque quello di un San Valentino spaccato in due, con due realtà - una pubblica e una privata - che organizzano autonomamente un cartellone di appuntamenti per onorare lo stesso patrono, con la Diocesi in mezzo.

A prescindere dai risultati, comunque, qualcosa si muove. E non è poco, visto l’inerzia che ha colpito gli eventi valentiniani negli ultimi tre anni - da quando, cioè, Eros Brega è stato eletto in consiglio regionale e l’associazione eventi è rimasta senza presidente - e che ha portato ad un progressivo smantellamento di tutto ciò che era stato creato a partire dal 1989 (anno di costituzione della prima Fondazione San Valentino da parte di Comune e Diocesi) e rilanciato nel 2003 con la costituzione dell’associazione presieduta da Brega e che aveva visto l’ingresso anche della Provincia  e dei privati: ovvero Consorzio Cometa, Camera di Commercio e Sviluppumbria. Di fronte al disinteresse del Comune (che ha tenuto per tre anni l’associazione in congelatore lasciandola senza fondi e senza guida, prima di scioglierla ufficialmente) sembra quindi che proprio ai privati spetterà raccogliere il testimone di un una manifestazione che da poco più che sagra paesana era stata capace di assumere i contorni dell’evento nazionale, per poi restare abbandonata come un vecchio rudere nell’indifferenza delle istituzioni.
Adesso, finalmente, si ricomincia. Da zero.

(da Il Giornale dell'Umbria del 6 agosto 2008)
 
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giovedì, 07 agosto 2008

CREATIVITA', L'INIZIATIVA E' GIOVANE

Per molti, ma non per tutti.

Sono una cinquantina i progetti che hanno partecipato al bando 2008 promosso dall’assessorato comunale alle politiche giovanili del Comune di Terni con l’obiettivo di promuovere la partecipazione attiva e diretta dei giovani “a progetti innovativi e di forte interesse per la comunità locale”. Di questi solo 28 sono riusciti ad ottenere un finanziamento, variabile da un minimo di 250 ad un massimo di 5mila euro, per un totale di 40.600 euro messi a disposizione dall’amministrazione.

Riservata a progetti proposti da singoli, associazioni o gruppi informali di giovani dai 14 ai 30 anni di età l’iniziativa si è posta, come obiettivi primari, quelli di “sostenere i giovani nella fase di transizione alla vita adulta” puntando soprattutto nell’ambito dei diritti, educazione, ambiente e comunicazione.

Un’intera sezione del bando era poi riservata a graffiti e murales, visti dal Comune come “espressione artistica” e “forma comunicativa” mirata a scoraggiare gli atti di deturpazione e vandalismo. E non c’è dubbio che per aiutare i giovani a dipingere i muri giusti, il Comune è disposto a spendere molto: è proprio su questo fronte che si trova infatti il ‘paperone’ delle iniziative giovanili 2008: “City of Steel”, progetto promosso dall’Arciragazzi che si è aggiudicato la bellezza di 5mila euro, il finanziamento più cospicuo del bando. Nello stesso settore si trova il finanziamento più piccolo, ovvero i 250 euro che Eugenio e Paolo De Luca incasseranno per realizzare un “murales a doppio colore”. Settecento euro andranno invece al Sif Il Cortile e 2000 ad Alessio Patalocco per i suoi graffiti.

Variegata la gamma dei progetti finanziati dal bando, che spaziano dall’impegno sociale al teatro, dalla musica allo sport, dai centri giovanili all’ambiente. Meno variegata la gamma delle associazioni: l’Arci, da sola, incassa 13mila euro con ben 5 progetti finanziati alle sue varie diramazioni: “Macibombo - verso le periferie” (come tutor di Soli d'Africa), “Fili volanti”, “Ipotesi Gaia”, “LiberArci dalle spine”, e “City of Steel”.

A quota due, invece, il Centro Sant’Efebo - “Tra cinema e libri” con l’associazione Contromano (350 euro) e il “Progetto Ambiente” con il Collettivo studentesco (500 euro) - e l’associazione Il Cubo, tutor di due progetti teatrali: Rumori fuori scena (finanziato con 2200 euro) e Da grande voglio fare…  (2000 euro).

Sul fronte teatrale ritroviamo anche Indisciplinarte, organizzatrice di Es.Terni e futuro gestore del polo teatrale ternano, che ha ottenuto 2000 euro per “Madri cattive” e la giovane attrice Silvia Imperi (“Quando mi chiamerai donna” finanziato con 1000 euro).
Tra le novità di quest’edizione, il progetto Musica e natura di Tamara Mancini  (1650 euro), quello dedicato alle papere della Passeggiata da Marta Viali (1000 euro), la scuola di politica di Terni città futura (1500 euro), il sito web per ragazzi dislessici promosso dall’Apav (750 euro), quello di recupero dei giochi tradizionali locali (1000 euro) e quello di comunicazione nel silenzio del comitato giovani sordi (1000 euro). Tutti da scoprire, invece, i contenuti dell’”autopresentazione” di Gabriele Pietrini, finanziata con 1500 euro.

(da Il Giornale dell'Umbria del 25 luglio 2008)
postato da responsabili alle ore 18:55 | link | commenti
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martedì, 29 luglio 2008

I TERNANI PREFERISCONO IL VESCOVO AL SINDACO

Questi ternani che Terni la amano ancora tanto, cogliendone gli aspetti più o meno positivi nella convinzione che tutto può migliorare. Che identificano la città più con i simboli turistici e religiosi che non con il calcio, che vedono il loro futuro lavorativo ancora a Terni, che vorrebbero un ambiente migliore e che (udite, udite) hanno poca fiducia nel loro sindaco preferendogli di gran lunga il vescovo, il parroco e persino il primario dell’ospedale.

Questi ternani hanno risposto alle domande dell’indagine fatta dalla Gfk Eurisko per conto della diocesi. 1.000 cittadini ascoltati telefonicamente. Identificano Terni con la cascata delle Marmore e San Valentino. La vedono ancora come una città principalmente industriale, destinata a rimanerlo seppure cominciando a sviluppare anche il turismo. Ma vorrebbero di più dall’innovazione, con il 49.3% degli interpellati a giudicare i prodotti ternani non più innovativi rispetto a quelli di altre aziende italiane.
E’ una Terni che regge il confronto con le zone circostanti. Se è vero che un 49,6% definisce importante allacciare rapporti economici con Roma (Perugia è al 20%, mentre una percentuale minore nomina le Marche), è anche vero che un 49,5% vede il proprio futuro professionale ancora a Terni, contro il 4% di Roma ed altre percentuali che indicano un’emigrazione all’estero. Ma sulla domanda del futuro professionale incuriosisce pure un’alta percentuale (36%) che ha risposto di non essere interessata a lavorare nei prossimi anni. Poca fiducia nelle istituzioni politiche. Soddisfazione, invece, per i servizi sanitari giudicati abbastanza positivi dal 52,9%. Così come quasi un 60% vede Terni come una città tranquilla e sicura, cosa che sembra contrastare con le continue lamentele per furti ed episodi di microcriminalità per i quali spesso i cittadini chiedono maggiore tutela. Sulla cultura i ternani sembrano spaccarsi: Per il 35,7% è abbastanza positiva, ma per un 32,6% non è niente di che. Ma, così come gli altri aspetti, anche la cultura è vista come qualosa che può migliorare. Così come potranno migliorare gli aspetti considerati negativi come la qualità dell’ambiente, la situazione economica e l’immigrazione. Ma mentre su ambiente ed economia si crede in un miglioramento, per l’immigrazione c’è più scetticismo, visto che se un buon 32% ci crede, un altro buon 30,2% non pensa che la cosa possa migliorare.

Politicamente i ternani restano principalemente di sinistra. E dimostrano attenzione alla religione: un buon 77% va a messa, anche se è solo il 16,4% ad andarci una o più volte a settimana. Anche se il 70% non ha letto la bibbia nell’ultimo anno.

I risultati dell’indagine sono stati illustrati dal ricercatore della Gfk Eurisko Paolo Cortellessa e da Giorgio Armillei del consiglio pastorale diocesano. «Si notano – ha detto Armillei – sia elementi di criticità che aspetti di rilancio. E’ di questo che dovranno tenere conto le istituzioni, le quali dovranno agire con coraggio e cooperazione per eliminare le criticità».

Altro che il più amato dagli italiani

Per l’indagine socioculturale della Gfk Eurisko i ternani hanno assai poca fiducia nel loro sindaco, Paolo Raffaelli. Lo dice il 50% degli interpellati, mentre il 35,6% gli dà abbastanza fiducia e solo il 4,7% gli dà molta fiducia. Del 7,6% è la percentuale di chi non si è pronunciato.

Dato in tutt’altra direzione rispetto ad una miriade di altri sondaggi (si è perso il conto di quelli pubblicati dal sito internet del comune in quasi 10 anni) secondo i quali Raffaelli è sempre tra i sindaci più amati d’Italia. Potrebbe essere come spiega Paolo Cortellessa («L’indagine lo mette a paragone con altre figure istituzionali anche religiose e non politiche e potrebbe aver avuto un approccio differente»). O potrebbe essere che i sondaggi non vanno mai presi come oro colato. Tutti.

Male anche i partiti locali che hanno poca fiducia dal 54,6% dei ternani ascoltati. E male pure i sindacati. C’è invece fiducia nel vescovo Vincenzo Paglia, nei parroci ed anche nei professori delle scuole. Abbastanza fiducia anche negli industriali ternani e nell’acciaieria. Ma i più apprezzati, tra tutti, sono risultati i primari dell’ospedale di Terni: il 62,1% dà loro abbastanza fiducia ed il 15,9% da loro molta fiducia.


La qualità ambientale lascia a desiderare. Si potrebbe fare parecchio di più. E’ così che i ternani vedono questo aspetto della città in cui vivono.
Per il 31,2% di quelli che hanno partecipato al sondaggio la qualità dell’ambiente è abbastanza negativa. Il 42,6% pensa tuttavia che possa essere tra gli aspetti sui quali si potrà migliorare.
Riguardo alle vocazioni della Terni futura, c’è persino una perentuale che la vede pure come città dell’ambiente, sebbene non sia altro che un misero 4,5%.
I ternani, dunque, vorrebbero un ambiente migliore e non sono affatto soddisfatti di come stiano andando ad oggi le cose. Sembra un monito contro l’inquinamento e le sue principali fonti. Eppure nello stesso sondaggio l’acciaieria e l’industria restano importanti.
Non ce l’avranno mica con l’inceneritore? O con le polveri sottili?

La cascata delle Marmore è la prima cosa alla quale ci si sente più legati. Un simbolo, insieme a San Valentino e la fondata di Piazza Tacito. Sono le prime tre cose che, secondo i 1.000 ternani che hanno risposto alle domande del sondaggio, identificano Terni. La cascata ha ottenuto la percentuale maggiore, davanti al santo Patrono ed alla fontana di Ridolfi.
Non “tira” più, invece, la Ternana calcio, solo sesta dietro anche al Cantamaggio. Potrebbe essere un altro segno del malcontento intorno alle vicende della squadra rossoverde.
Altri hanno citato anche la biblioteca, la festa dell’Unità e l’Università. Ma ci sono anche gli studios di Papigno ed il Videocentro. Così come qualcuno comincia ad annoverare tra i simboli della città anche l'area ex Siri.




L’acciaio è... inossidabile. Nonostante le crisi ed un continuo parlare di vocazioni nuove, nel cuore dei ternani l’acciaieria regge bene. Ed è ancora forte, tanto da essere vista come una conferma anche per il futuro. Il sondaggio diocesano evidenzia nella volontà dei ternani una città che resti principalmente votata all’industria.

A sottolineare il tessuto industriale cittadino è il 72% degli interpellati. Così come il 35% vede Terni come la città dell’industria anche tra 10 anni. Il legame forte con l’acciao è evidenziato anche dal dato che vede l’acciaieria e la Thyssen Krupp tra i soggetti istituzionali sui quali si ripone più fiducia e da quello che mette gli stabilimenti di viale Brin al quarto posto tra i “simboli” cittadini.

Ma accanto a chi vede ancora la città dell’industria e dell’acciaio, c’è chi preme per sviluppare nuovi settori sui quali investire per il futuro. C’è un 18,4% di ternani che indica per i prossimi 10 anni una Terni che abbia sviluppato principalmente il turismo. Per altri, infine, tra 10 anni Terni potrà essere la città della cultura, dell’ambiente e della salute.


postato da responsabili alle ore 04:13 | link | commenti
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lunedì, 21 luglio 2008

I PREDATORI DEL PIANO INDUSTRIALE PERDUTO

di Arnaldo Casali

Chiamate Indiana Jones. Perché oramai solo l’uomo che è riuscito a trovare l’Arca dell’Alleanza, il Santo Graal e gli extraterrestri ha ancora speranza di rintracciare il leggendario Piano industriale di Cinecittà per gli studios di Papigno, che dopo due anni di ricerche in pochissimi hanno visto ma nessuno è mai riuscito a leggere.
D’altra parte l’archeologo nato dalla fantasia di George Lucas potrebbe anche avere un interesse personale a rilanciare gli studios della Valnerina. In fondo, ai tempi d’oro di Roberto Benigni e Mario Cotone si parlava di kolossal internazionali e registi del calibro di Ridley Scott, chissà che rinverdendo il sogno di una “Hollywood sul Nera” a Steven Spielberg non venga voglia di venire a girare proprio qui il quinto capitolo della saga sull’avventuriero più celebre della storia del cinema.
Ma andiamo con ordine: l’idea di fare dell’ex stabilimento chimico un complesso di produzione cinematografica ha oramai dieci anni. E’ infatti il successo internazionale di “La vita è bella” (che a Papigno aveva ricostruito il lager) a far pensare al Comune di poter trasformare i capannoni dimessi in teatri di posa. Perché una buona idea si trasformi in realtà, però, ci vuole – ancora - l’intervento di Cotone e di Benigni, che decidono di creare i “Papigno studios” in occasione della realizzazione di “Pinocchio”. 

Siamo nel 2001 e il Comune cede alla “Spitfire” (join venture tra la Exon di Cotone e la Melampo di Benigni & Braschi) la gestione, per dodici anni, del complesso cinematografico, che – pur senza il successo sperato - inizia da subito ad ospitare piccole e medie produzioni cinematografiche e televisive. L’incanto, però, dura poco, e la rottura tra Braschi e Cotone mette il Comune di fronte ad un bivio: dare tutto in mano a quest’ultimo, oppure affidare la gestione a Cinecittà. Una scelta difficile: se Cotone si propone infatti di fare concorrenza al colosso romano, affidare i neonati studios alla major significa di fatto infilare la testa nella bocca del leone. Anche per questo, il contratto firmato il 9 dicembre del 2004 impegna la major romana da una parte a far lavorare gli studios per almeno 100 giorni l’anno, dall’altro a presentare, entro sei mesi, un dettagliato piano industriale.
In realtà passano quasi due anni prima che l’atteso documento arrivi a Palazzo Spada. E’ solo nel febbraio del 2006, infatti, che una nota del Comune annuncia di aver ricevuto, da parte di Cinecittà Umbria Studios, un piano a medio termine per il triennio 2006-2008.

Definito “assai articolato” il documento prevede la suddivisione in tre aree del complesso interessato agli studios, con un’area cinema, comprendente i teatri di posa, le attrezzerie e i servizi, un’area backlot destinata alle riprese e altre iniziative all’aperto e una terza area destinata all’intrattenimento. “Il piano finanziario – spiega la nota del Comune - ipotizza nel triennio un fatturato di 190.000 euro nel 2006, di 270.000 nel 2007 e di 400.000 euro nel 2008 a fronte di 25 settimane di occupazione”.
E se di iniziative di intrattenimento, negli ultimi due anni, non se ne è vista neanche l’ombra, è piuttosto difficile che un complesso – quale è attualmente quello di Papigno – totalmente abbandonato e senza più nemmeno l’ombra di un ciak possa produrre, entro quest’anno, 400mila euro.

D’altra parte, a prescindere dai contenuti e dai programmi non rispettati, l’aspetto più inquietante della questione è che a due anni dalla presentazione ufficiale, questo piano industriale ancora nessuno è riuscito a leggerlo. Tanto che Giuseppe Conti, presidente della commissione consiliare di controllo e garanzia, ipotizza addirittura che non esista affatto: “Io ho chiesto due volte di poterlo visionare: la prima volta in modo informale, la seconda per iscritto. E non ho mai ricevuto alcuna risposta”.

I sospetti, spiega Conti, sono nati oltre un anno fa, dopo aver letto il contratto firmato da Cinecittà e Comune: “Ci siamo accorti che il contratto non era rispettato dai gestori degli studios, ai quali, peraltro, sono stati concessi spazi molto più ampi rispetto a quelli che avevano Cotone e Benigni, come il campo sportivo e lo stabile attualmente in ristrutturazione a spese del Comune, il tutto per un canone di affitto di appena 3000 euro al mese. Questo vuol dire che il Comune per 30 anni non avrà la possibilità di utilizzare locali su cui sono stati investiti milioni di euro”.

La presa in giro è diventata così palese da indurre anche il presidente della Provincia Andrea Cavicchioli ad invocare una verifica dell’accordo con Cinecittà.
Del piano industriale, però, continua a non vedersi traccia. “Quando in consiglio comunale è stata discussa la nostra relazione – prosegue Conti – l’assessore al bilancio Morelli ha tirato fuori un foglio e lo ha sbandierato affermando che il piano c’era ed era pubblico. Di quel foglio, però, non ci è stata consegnata nessuna copia e per quanto mi riguarda, quello poteva essere anche un certificato medico”.

Sorte analoga è toccata a tutti coloro che hanno tentato di avvicinarsi al fantomatico piano, a cominciare dalla nostra redazione, con un progressivo scarica barile tra assessore, sindaco, capo di gabinetto e ufficio stampa, mentre il piano industriale continua a non venire fuori. Il tutto mentre anche Umbria film commission attraversa una fase di crisi e tutti i vecchi progetti del Comune, come quello di un museo delle scenografie, sembrano aver fatto la stessa fine degli splendidi scenari creati dal premio Oscar Danilo Donati per “Pinocchio”: abbandonati all’aperto, in attesa che sole e pioggia sciolgano per sempre ogni sogno di gloria.
 
(da Il Giornale dell'Umbria)
 
 
 
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mercoledì, 09 luglio 2008

UNIVERSITA', PRONTI A ESSERE PROTAGONISTI

di Arnaldo Casali
 
Un futuro di sviluppo per il polo universitario ternano? Le piccole e medie imprese sono pronte a fare la loro parte, investendo risorse, attivando sinergie con istituzioni e mondo dell’associazionismo, ma in cambio chiedono coinvolgimento attivo nella progettazione, e sposano l’idea di una “cabina di regia” che appare ormai un elemento indispendabile per trasformare i buoni propositi in azioni concrete. E’ quanto emerge dal forum organizzato dall’associazione per Terni città universitaria in collaborazione con il Giornale dell’Umbria, ospitato venerdì scorso dall’Istituto professionale per l’industria e l’artiginato “Sandro Pertini” e che ha visto la partecipazione del presidente dell’associazione per Terni città universitaria Nicola Molè, il segretario generale Ciano Ricci Feliziani, il direttore della Cna Antonio Monteforte, il vicepresidente vicario di Confartigianato Luciano Vittori, il direttore di Confcommercio Leandro Porcacchia, il funzionario di Confartiginato Gian Marco Scopertini e il giornalista del Giornale dell’Umbria Vincenzo Carducci a coordinare il dibattito.

Nicola Molé: “Che Terni diventi una vera città universitaria è la condizione prima per uno sviluppo positivo della città. E quando diciamo università non intendiamo solo attività didattica, ma anche ricerca scientifico-tecnica. O questi due elementi stanno insieme o nessuno dei due si reggono in piedi. La domanda che ci poniamo è: la città ha accolto l’università? E l’università si è fatta accogliere dal territorio? C’è un rapporto tra università, città e territorio? Ci sono scambi proficui tra le due realtà? Noi crediamo che ci siano, ma che debbano perfezionarsi. Ci sono rapporti nell’ordine della materialità: ci sono più servizi, perché ci sono tanti studenti, ma occorrono anche rapporti ‘immateriali’. Servono rapporti che inneschino  dinamiche di competitività attivando una maggiore attrattività del territorio. Dobbiamo far diventare davvero Terni il baricentro di un territorio dai confini più vasti. Su questi temi occorrono occasioni di dialogo anche tra le istituzioni, per rispondere alle domande su cosa chiede l’università a noi, e cosa noi chiediamo all’università”.

Ciano Ricci Feliziani: “All’indomani dell’incontro promosso dal vescovo Paglia, noi non vogliamo replicare a quel dibattito, che concerneva aspetti generali. Vogliamo invece essere più stringenti su questioni concrete, parlando di università, ricerca e cultura, che non possono rappresentare fattori residuali come purtroppo accade in questo paese e nella nostra regione; crediamo invece che cultura, università e ricerca debbano diventare fattori di sviluppo del territorio. In questi ultimi tempi si è parlato molto di declino della città. Sicuramente c’è un declino dell’università. Quello che serve è mettere a sistema le risorse, e per fare questo occorre una ‘cabina di regia’ per uscire dall’autarchia strisciante, che potremmo chiamare addirittura anarchia. A Terni oggi abbiamo 6 facoltà e 13 corsi di laurea. Non possiamo reggere questa condizione: bisogna che venga riposizionata l’offerta didattica, ragionando su quali corsi di laurea vogliamo portare avanti e con quali obiettivi. Al convegno del consiglio diocesano noi abbiamo portato un documento in cui abbiamo proposto alcune priorità, che sono queste: coinvolgere le istituzioni e la città nella scelta sul futuro del polo universitario; coinvolgere le istituzioni e gli enti economici sulle prospettive dell’azienda ospedaliera in occasione del nuovo piano sanitario regionale;  porre al centro della fase costituente proposta dal vescovo e dal sociologo Luca Dioatallevi un ruolo attivo dell’associazionismo: è necessario che le organizzazioni imprenditoriali e di categoria si facciano promotrici di una specifica iniziativa sul fronte di “soggetti capaci” di crescita con particolare riferimento all’università e all’azienda ospedaliera”.

Che tipo di università immaginate per Terni e per il mondo delle imprese che rappresentate? Come legare maggiormente l’università al tessuto economico della città, anche in relazione alla fuga di cervelli a cui assistiamo da tempo?

Antonio Monteforte: “Se parliamo solo di sviluppo dell’università credo che non andremo da nessuna parte. La riflessione da cui occorre partire è quella sulle prospettive per il futuro della città. Occorre fare un salto di qualità al livello di sistema e apprezziamo lo stimolo a far sì che ci sia un protagonismo diffuso. Come inserire allora il discorso dell’università in una discussione più complessiva sul futuro della città? A questo proposito mi sembra che ci sia un po’ di confusione. Io penso che uno degli elementi per fare un salto di qualità sia quello di andare a costruire un eccellenza di sistema, ovvero un governo che metta insieme tutti gli addetti del territorio in modo che  si possa andare davvero nella direzione giusta. Perché in una città che vuole solo uno sviluppo di tipo industriale di multinazionali e di piccole aziende che devono limitarsi ad essere fornitori di servizi e piccoli prodotti, l’università non andrà da nessuna parte. I  poli di ricerca della Tk ed Endesa stanno all’estero, e certo  non saranno le aziende che hanno 40 dipendenti a sentire questo tipo di esigenza. E si può circoscrivere l’ambito della ricerca solo al mondo dell’università? Io lo trovo molto rischioso. Se invece tendiamo a costruire un sistema economico locale dove c’è un protagonismo e una rete di rapporti tra grande, media e piccola industria e i ceti professionali più vivaci della città, allora si arricchisce l’esigenza di avere una serie di settori che devono vivere di università. Ma il legame con le imprese è fondamentale: è inutile che sforniamo ingegneri e poi assumiamo solo dipendenti, perché i nostri ingegneri poi dovranno andare a lavorare a Milano, Bologna o Civitavecchia. Non si è lavorato perché ci sia una sinergia forte tra grande, media e piccola industria, e questo perché il potere politico ha interloquito solo con Confindustria e i sindacati dei lavoratori dipendenti. Attorno a questo tavolo oggi è stata messa la parte più vivace dell’economia ternana, che ha fatto crescere negli ultimi 10 anni il tessuto economico della città, dove ci sono eccellenze diffuse, a fronte di un dibattito politico che ancora discute di Tk, multinazionali ed energia. Io penso che la sanità, la ricerca e l’università siano parti importantissime dell’economia della città per il suo futuro che vanno inserite in un progetto complessivo dove la sintesi la devono fare le forze politiche”.

Luciano Vittori: “Non posso che condividere il concetto di Eccellenza di sistema.  Il livello di evoluzione di una città passa attraverso l’università e la ricerca, ma deve prevedere anche un equilibrio tra le forze. D’altra parte dobbiamo avere consapevolezza che viviamo in un territorio dove c’è una carenza enorme di personale specializzato, quindi non perdiamo di vista, anche nella crescita economica, questa necessità. Noi abbiamo a livello nazionale un gap di 132mila tecnici richiesti dalla piccola e media impresa e che non ci sono: questo deve essere uno dei due problemi da mettere sul piatto della bilancia. Dobbiamo fare progetti di lungo respiro, ma dobbiamo pensare anche alle necessità che abbiamo oggi. Ci troviamo in un paese dove ci sono 3200 corsi universitari, che molto spesso servono solo a parcheggiare un numero infinito di persone che all’uscita dalla scuola non hanno trovato nulla da fare. Questo parcheggio poteva servire almeno a crescere nei settori in cui c’era una prospettiva di sviluppo futuro. Invece ci troviamo con un enorme numero di laureati in non so che cosa che stanno a fare e non so che cosa potranno fare domani. Quando si progetta il futuro della ricerca e dell’università lo si deve fare strettamente legati con quella che è l’espressione del territorio, e le piccole imprese sono un fattore importante del tessuto produttivo. Dal ‘96 noi abbiamo riassorbito tutto quello che ha perduto la grande industria. Questo significa che dobbiamo avere un posto importante in questo dibattito, e intendiamo avercelo. Credo che oggi manchi un’azione capace di indirizzo per quello che deve essere il futuro. Bisogna partire dalla scuola, creando delle capacità di indirizzo, perché se non ci sono si sbaglia più facilmente il proprio percorso. E la scuola deve anche essere più selettiva e applicare meritocrazia. Anche le famiglie devono capire che certe cose uno le può fare un altro no. Se si lavora su questa consapevolezza forse qualcosa si riesce a fare, altrimenti no”.

Leandro Porcacchia: “Mentre in Europa e in Italia le città fabbrica si riconvertono sulla multimedialità e sull’economia dei servizi, fino a diventare poli di attrazione turistica, Terni stenta a trovare una propria definitiva identità. Noi rappresentiamo quel mondo che rappresenta i due terzi dell’economia totale, basti pensare che nel collegio Camerale Confcommercio ha gli stessi seggi di Assindustria. Ma quale è il nostro futuro? Io vedo ancora una certa arretratezza negli attori locali. Bisogna uscire dalla sindrome industrialista. Ferme restando le nostre radici e quella grande parte dell’economia che la fabbrica rappresenta per Terni - 4400 persone vivono ancora a seguito dell’acciaieria - penso che non si può pensare il futuro della città solo in questa direzione. Eppure è quello che fa la gran parte della classe dirigente inibendo tanta altra parte di sviluppo che potrebbe venire. C’è un ritardo grosso e profondo anche da parte delle imprese: una parte dell’economia non potrà che arrivare dall’indotto dell’università e dell’azienda ospedaliera, anche connettendosi con alcune eccellenze che dovrebbero vedere la luce nel nostro territorio. Sull’università serve una chiara assunzione di responsabilità del territorio. Se dovessi dare un apprezzamento al secondo governo Raffaelli - a fronte di molte critiche - lo darei sull’impegno per l’università. Il rischio, però, è che un’università ormai alla canna del gas voglia dismettere alcuni dei poli decentrati, e su questo deve lavorare la politica. Poi c’è l’indotto della residenzialità e dei visitatori. Su questo c’è una disponibilità delle imprese, dei settori del commercio, turismo e servizi ad essere coinvolte anche in termini di risorse, laddove però siamo chiamati partecipare a progetti condivisi, perché pare che se si parla di università e ricerca si pensa automaticamente solo a certi settori dell’imprenditoria. Bisogna invece che tutti i settori economici abbiamo pari dignità per quello che possono contribuire allo sviluppo dell’università, anche perché chi ci tiene di più allo sviluppo equilibrato e sostenibile di un territorio è il commerciante e l’operatore turistico. Al produttore, una volta che gli hai garantito logistica, energia e infrastruttura non gli interessa di quello che succede nel territorio”.
Quale contributo progettuale e di risorse può arrivare dalle associazioni di imprese allo sviluppo dell’università?

Feliziani: “Nei prossimi mesi si deciderà quale sarà il futuro del polo scientifico e didattico di Terni: verranno applicate le normative degli ultimi governi che definiscono programmi didattici e offerta formativa. Questa è allora la discussione: che tipo di università vogliamo?”.

Monteforte: “Occorre mettere sul tavolo alcune proposte concrete. Uno strumento come la Camera di Commercio, dove si pagano dei contributi, potrebbe pensare ad un aumento della contribuzione  per reperire risorse. Perché il problema è che tutti vogliono parlare e nessuno tirare fuori soldi. Io sono convinto che per il futuro di questa città abbiamo bisogno di qualche municipalizzata in meno e qualche investimento serio in più. Le politiche degli enti locali devono quindi essere a sostegno delle esigenze effettive: andrebbero reperite risorse da investire nel futuro della città. Per quello che riguarda il pubblico, valorizzando e investendo, per quanto riguarda le imprese contribuendo; poi c’è l’aspetto del protagonismo delle Fondazioni delle Casse di risparmio, che devono rivedere il loro modo di essere presenti sul territorio. La cultura, l’università e la sanità devono essere obiettivi primari”.

Vittori: “L’idea di una cabina di regia mi sembra importante e intelligente, perché serve ad armonizzare una situazione. Sicuramente ci interessa occupare una parte più importante del dibattito, e ne condividiamo l’importanza. D’accordo senz’altro, quindi, ad entrare nel Consorzio che può rappresentare un importante elemento di coagulo. Quanto al sostegno all’università e il contributo alle imprese, io non so quanto si potrà prendere. Vedo una possibilità nelle fondazioni che mi auguro in futuro sfrondino un po’ quei fondi che vanno per altri obiettivi, reindirizzandoli verso lo sviluppo dell’università e della ricerca. Io, peraltro, non credo che i ternani sappiano che abbiamo 6 facoltà e 13 corsi e non credo che ci sia questa profonda percezione dell’importanza che ha l’università a Terni e da questo punto di vista sicuramente qualcosa è mancato. Una domanda che io faccio, ad esempio: c’è la possibilità di uno sgravio fiscale per le contribuzioni alla ricerca? E quali imprese lo fanno? Noi associazioni potremmo rappresentare il tramite, facendo anche informazione. Forse è un concetto fin troppo banale, ma in quante imprese lo fanno davvero?”.

Molé
: “In America le università sono private proprio perché ci sono imprese private che le mantengono”.

Vittori
: “C’è poi la questione dell’indirizzo alle scelte. Pensiamo ad una facoltà di ingegneria che possa formare persone che vanno a lavorare poi nell’industria. Poi bisogna pensare al turismo. Dobbiamo liberarci della monocultura che ci ha sostenuto per anni; è venuto il momento di camminare con le nostre gambe”.

Porcacchia: “Ho delle perplessità riguardo all’idea la del contributo camerale. Quando la tassa diventa indifferenziata diventa anche antidemocratica, perché non possiamo mettere sullo stesso piano gli interessi per la ricerca che ha una media impresa manifatturiera e quelli che può avere un fruttivendolo o un panettiere. Credo invece maggiormente in azioni mirate su progetti su cui ci sia un cofinanziamento, ma non può rientrare nella quota associativa. Per quanto riguarda la Fondazione Carit, di soldi perl’università e la ricerca ce ne sono fin troppi, perché si creano residui passivi che non si riescono a spendere. D’altra parte l’università non può chiedere alla Fondazione di pagare lo stipedio del bidello, anche perché ci sono dei vincoli ben precisi  su come questi soldi vanno spesi”.

Feliziani: “Non si può finanziare la spesa corrente”.

Porcacchia: “Maggiore attenzione all’economia e allo sviluppo, sì, ma se su tre milioni di euro riesci a spenderne ogni anno meno della metà significa che c’è qualcosa che non va. Per il resto, è ovvio che le categorie del commercio e del turismo siano particolarmente interessate allo sviluppo dell’università. E’ chiaro che se si crea un polo residenziale dove c’è un negozio o un albergo, il negozio o l’albergo accetterà di dare una sponsorizzazione. Ma in una situazione in cui le capacità di investimento degli enti si riducono fortemente e c’è ormai una linea consolidata, che è quella di ridurre i poli universitari, politica della quale Terni comincia a fare le spese, come la fermi? Da un lato con un riequilibrio territoriale che passa attraverso un maggiore impegno di tutti gli attori politici, dall’altro con una maggiore assunzione di responsabilità da parte nostra. Il problema è avere una maggiore consapevolezza delle nostre peculiarità e delle nostre esigenze. Come si coinvolgono le nostre categorie? Ripeto, con la residenzialità. In città come Cassino l’università ha fatto la differenza. Pensiamo a tutta la produzione culturale che l’università porta, con il suo indotto economico. Su tutto questo il progetto multidisciplinare è articolato e spetta al Consorzio farlo, visto che rappresenta il naturale collegamento tra università e comunità locale. Per quanto ci riguarda, noi siamo disponibili ad accettare tutto ciò che sia funzionale e non controproducente”.

Feliziani: “Il senso di questo forum è stato quello di coinvolgere le categorie economiche di questa città come elemento fondamentale di sviluppo sul piano della cultura e anche sul piano economico. D’altra parte il Consorzio ha una funzione importante: è lì che deve trovarsi la cabina di regia dello sviluppo universitario. Ormai serve un interlocutore unico che si rapporti con le istituzioni nazionali, regionali, locali e le categorie economiche, per dare un contributo significativo allo sviluppo dell’università sul nostro territorio”.

 

(da Il Giornale dell'Umbria del 8 luglio 2008)

postato da responsabili alle ore 19:51 | link | commenti
categorie: articoli
martedì, 24 giugno 2008

Il sano agonismo che ci rende liberi. A proposito di una "lezione" di monsignor Vincenzo Paglia

di Valter Vecellio

All'apparenza se ne sono accorti in pochi, ma la piccola "bomba" scagliata giorni fa monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia è destinato comunque a fare rumore oltretevere e a sollevare polemiche. Un intervento che – si dice – può fare scuola. Monsignor Paglia, in buona sostanza, ha convocato quelli che possono esser definiti Stati Generali cittadini, e messo le autorità cittadine e locali di fronte alle loro responsabilità. Senza girarci intorno, ha denunciato il declino della città e della provincia; e indicato quella che ritiene essere la strada del futuro: che passa per un nuovo modello di partecipazione; un modello che deve rompere "con il monopolio tradizionale della politica", "spezzi la coesione conservatrice", "apra a tutti i soggetti e ai gruppi sociali a una sana e anche dura competizione"; tutto questo per arrivare a "una nuova Costituzione cittadina, con poteri che si controllano e si bilanciano".
 
Per monsignor Paglia la chiesa è chiamata a "relativizzare" i poteri: quelli pubblici e quelli economici, perché nessuno deve pretendere di essere "assoluto". Da ciò ne deriva un modello di città (e di società) pervasa – qui si riprende una definizione di don Luigi Sturzo, "da un sano agonismo", e anche da conflitti, ma liberi. In parole più povere, quello che suggerisce monsignor Paglia è di spezzare quella coesione consociativistica che è caratteristica di una regione "rossa" da sempre come l'Umbria, ma che non è certamente prerogativa della sola Umbria. Una pratica consociativa che mortifica la creatività e fa venir meno molte opportunità di crescita e di sviluppo.

 
A giudicare dalle reazioni dei politici e degli amministratori presenti – reazioni tra lo stupito e lo stizzito – c'è da ritenere che monsignor Paglia abbia colpito, e colpito nel segno; un intervento "laico" e liberale quello di monsignor Paglia seguito dalla relazione – più propriamente una radiografia spietata e che nulla concedeva – del sociologo Luca Diotallevi: che esplicitamente ha chiamato in causa le responsabilità del mondo laico-cattolico troppe volte "latitante" o complice; e ha indicato esplicitamente nella meritocrazia la via maestra da perseguire. Un richiamo assolutamente inusuale e inconsueto, nel mondo ecclesiale, una vera e propria novità. Il segno di un fermento che percorre il mondo cattolico che – la cosa certo non sorprende – è stato ignorato dai mezzi di comunicazione, impegnati evidentemente in altre straordinarie notizie, come: "Il Papa si è affacciato per l'Angelus", oppure "Il Papa è andato in vacanza a Castelgandolfo".
 
Avremo modo di riparlarne. Fatto è che da quel mondo ogni giorno vengono spunti ed elementi di riflessione, dibattito e confronto che non bisogna lasciar cadere. La filippica di monsignor Paglia va ben al di là del caso specifico ternano e umbro. Segnala e pone l'accento su una esigenza che da tempo i radicali indicano, e che sempre più – e come si vede da "luoghi" insospettabili – viene sollevata: ed è quella di una nuova e diversa partecipazione alla "cosa pubblica". Forse più che alle scempiaggini e alle corbellerie dei paolini di "Famiglia Cristiana" o dell'"Avvenire" bisognerebbe prestare maggiore attenzione a quello che viene suggerito dai tanti monsignor Paglia di cui il mondo cattolico è ricco. Una "ricchezza" – se ne comprende bene la ragione – mortificata, e bisogna al contrario valorizzare ed esaltare.

(da Notizie Radicali)
postato da responsabili alle ore 18:30 | link | commenti (1)
categorie: articoli
martedì, 24 giugno 2008

LUCA DIOTALLEVI OSPITE DI "ADESSO IN ONDA"



In occasione dell'ultima puntata della sua quarta stagione radiofonica, "Adesso in onda", il programma di Radio TNA curato alla redazione della rivista Adesso e condotto da Arnaldo Casali ospita in studio Luca Diotallevi per chiudere una 'trilogia' dedicata al Convegno cittadino del 14 giugno iniziata alla vigilia della grande iniziativa promossa dalla Diocesi.
Più che un bilancio dell'iniziativa, l'intervista con Diotallevi traccia le prospettive per il futuro della città di Terni ma anche un'analisi della situazione politica italiana.
Tra le tematiche affrontate nella puntata - che andrà in onda domani, sabato e domenica su Radio TNA - le primarie, la legge elettorale, le liste civiche, la crisi delle ideologie e l'identità di destra e di sinistra, ma anche il paragone tra Convegno ternano con i "V-Day" di Beppe Grillo.  

Per quanto riguarda le problematiche locali, si parla tra l'altro di elezioni amministrative, Farmacie comunali, Centro MultiMediale, studios di Papigno e fondo regionale per la cinematografia. Diotallevi non si sottrae poi alla domanda su una sua eventuale candidatura alle prossime elezioni amministrative.

La puntata n.163 con Luca Diotallevi andrà in onda su Radio TNA (frequenze 104.00 - 89.800 Terni / 93.000 - 88.900 Amelia / 92.600 Guardea) martedì 24 giugno alle 9.10, sabato 28 giugno alle 19.10 e domenica 29 alle 11.10.

(dalla Rete Civica del Comune di Terni)

LA PUNTATA ONLINE SU TERNI IN RETE
postato da responsabili alle ore 00:46 | link | commenti
categorie: interviste, articoli, radio
lunedì, 23 giugno 2008

CONCILIO, IL DIBATTITO CONTINUA SUL BLOG

Quasi tremila accessi in poco più di venti giorni e nuovi contributi al dibattito sulla città aperto dal convegno cittadino promosso dalla diocesi. E’ il bilancio del blog aperto dagli organizzatori del convegno alla vigilia della due giorni con l’obiettivo di raccogliere interventi, interviste e articoli riguardanti l’iniziativa del vescovo Paglia e le problematiche sollevate da “Concilio”.
Testimonianza di una discussione che non vuole fermarsi al 15 giugno, gli interventi spaziano su tutte le tematiche sollevate nella due giorni. Tra i più recenti arrivati alla redazione del blog quelli di Alessandro Chiometti, presidente dell’associazione Civiltà Laica e di Corrado Pani, uno dei più attivi utenti del blog, che ha presentato il progetto “Aprea” per la produzione di energie alternative presentato senza risposta - spiega - a tutti i vertici delle istituzioni locali.


(dal Giornale dell'Umbria del 20 giugno 2008)
postato da responsabili alle ore 19:45 | link | commenti
categorie: articoli
venerdì, 20 giugno 2008

PROSPETTIVE DOPO IL 14 GIUGNO

 
 
Cosa resterà dopo il convegno del 14 giugno? Senza dubbio, questa è stata una esperienza unica, attraverso la quale sia prima, attraversi i quotidiani cartacei e on line, che durante la due giorni di interventi, è stato possibile delineare un quadro di Terni. Ora non resta altro da fare che capire il dopo.
Il sociologo Luca Diotallevi, quello a cui è stato affidato il compito di scrivere una serie di appuntamenti in agenda, è stato chiaro. Per rilanciare Terni occorre un modello politico americano, nel quale sono i cittadini a decidere attraverso le primarie, il candidato a sindaco. Primarie che si dovranno giocare come la Coppa dei Campionati, ottavi, quarti, semifinale e finale. In pratica i possibili candidati dovranno studiare per interpretare questo ruolo. Dovranno avere una preparazione di base non indifferente. Secondo il vescovo monsignor Vincenzo Paglia, il convegno del Gazzoli è stato una novità a livello nazionale, in cui la città, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, ha discusso soprattutto dei problemi. C'è chi ha rilanciato l'Acciaieria come al centro delle questioni cittadine, chi ha ribadito, come il sindaco Paolo Raffaelli, che sono dieci anni che si sta tentando di scrollarsi di dosso questa immagine. C'è stato chi come Angelo Vescovi, è riuscito ad apprezzare la forza di Terni e soprattutto dei ternani. Già ternani che forse a palazzo Gazzoli non sono stati i protagonisti. Temi come la solitudine tra gli anziani, o l'apatia giovanile che produce un eccessivo consumo di droghe ed alcol, sono rimasti un po' ai margini della discussione. In molti hanno concordato, però, che solo ripartendo dalla cultura si potrà garantire alla città un futuro diverso. Il problema, però, è cosa si intende per cultura. Ancora una volta vale la pena ricordare che è stato uno "straniero", Vescovi, a ricordare che Natta vinse il premio Nobel proprio grazie alla ricerca effettuata negli stabilimenti ternani. Infine c'è anche chi, come Stefania Parisi, ha sottolineato l'eterno dualismo con Perugia 
Restano a questo punto da capire le prospettive per il futuro. Il convegno del 14 giugno è stato un punto di partenza o punto di approdo? O meglio ancora. Il motore della città come stava viaggiando? Era spento, a folle, in prima o a pieni giri? Senza dubbio il convegno del 14 giugno ha fornito il carburante per proseguie una strada che dopo palazzo Gazzoli dovrà fornire pure le indicazione su cosa fare, come fare e con chi fare. Pensando a Terni ma anche ai ternani. E così il vescovo propone tre o quattro giorni di discussione in ogni San Valentino.

Leggi pure L'intervento di
Faliero Chiappini, segretario Cisl di Terni 
 
 
(dalla Rete Civica del Comune di Terni)
postato da responsabili alle ore 11:01 | link | commenti
categorie: articoli

Chi sono

Utente: responsabili
La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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