Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
giovedì, 07 agosto 2008

RIPARTIRE DAGLI ANZIANI

di Livia Barlozzo *

A nome della commissione pastorale degli anziani ringrazio il vescovo Mons. Vincenzo Paglia per aver promosso questo convegno sulla città, dal quale può nascere un nuovo clima di amore e solidarietà. Lo chiedono tutti i cittadini, in particolare gli anziani, ricordando a noi tutti che se vogliamo migliorare  Terni, renderla più vivibile e meno egoista, è necessario partire dalle loro esigenze e necessità. 
 
Terni si avvia ad essere sempre più una città di anziani, o almeno a maggioranza anziana. Dai dati forniti dal Comune si evince come la popolazione anziana sia piuttosto numerosa rispetto al totale della popolazione residente. Infatti gli ultrasettantenni ternani sono circa ventimila, tra questi più di settemila superano gli ottant’anni.  Dal dato regionale si nota che gli anziani rappresentano quasi un quarto della popolazione. Ultimo dato interessante riguarda la speranza di vita media, che per gli uomini è di 77 anni, mentre per le donne è di 83.

La maggior parte degli anziani vive nella propria casa, anche se negli ultimi anni è aumentato il numero di anziani che risiedono in case di riposo. 
Da una ricerca della nostra commissione nella diocesi sono circa cinquecento gli anziani accolti in più di venti istituti, a cui vanno aggiunti altri 250 presenti nella provincia di Terni, in altre diocesi.

Questi dati portano a considerare l’età anziana una classe assai importante e numericamente influente in questa nostra società, da non sottovalutare né prendere sottogamba, perché gli anziani modificano profondamente l’equilibrio delle famiglie, generando disorientamento e forte preoccupazione.
 

Non c’è dubbio che nel panorama nazionale gli anziani sono percepiti dall’opinione pubblica più come un problema che come una risorsa.
 

La diocesi in questi ultimi anni ha tentato di rispondere a tali problemi operando nei diversi ambiti cittadini, grazie all’azione efficace delle parrocchie, delle associazioni di volontariato, delle comunità ecclesiali, dei centri anziani e di altre realtà del territorio. In questo quadro la costituzione della commissione pastorale per gli anziani, pionieristica a livello nazionale, ben sottolinea la scelta della diocesi di occuparsi con più attenzione e cura degli anziani.   

In questo senso possiamo parlare di una nuova responsabilità della chiesa nei confronti degli anziani. Una responsabilità di carattere spirituale e pastorale, che si attua ad esempio nella celebrazione liturgica presso le case di riposo e nella creazione di un nuovo evento cittadino: la giornata diocesana degli anziani, realizzata grazie alla sinergia di diverse realtà e istituzioni del territorio ternano, che quest’anno si è svolta nella chiesa di San Francesco e che ha visto partecipare più di trecento anziani in maggior parte provenienti dagli istituti.

Nonostante questi primi passi mossi verso gli anziani, constatiamo che ancora c’è molto da fare per rispondere pienamente ed efficacemente ai bisogni dei nostri fratelli e sorelle anziani.
 

Il primo problema da affrontare è la solitudine, che diventa abbandono e isolamento. La condizione degli anziani oggi ricorda il naufragio dopo la tempesta: il naufragio è rappresentato dalla casa di riposo. Stare a casa o vivere in istituto non è la stessa cosa, lo sappiamo bene. Conti alla mano, le famiglie risparmierebbero diversi soldi se l’anziano restasse a casa, eppure negli ultimi anni è aumentato il numero degli anziani che vivono in istituto.   Questo sta a significare che c’è sempre meno tempo da dedicare a loro.
 

E invece dobbiamo tutti sentirci responsabili della qualità della loro vita, qualità che può migliorare anche attraverso il prezioso aiuto delle badanti straniere, cui va tutto il nostro ringraziamento e sostegno.
 

Ricordava il vescovo nell’ultima lettera pastorale
 

Oggi le famiglie spesso abdicano alla loro responsabilità educativa, talora per incapacità, tal altra per pigrizia, a volte perché troppo presi da se stessi. E poi la famiglia non può pensare ai propri anziani.   Quante volte accade che sono i primi ad essere allontanati e dimenticati proprio dai figli! E’ uno degli scandali più amari della società contemporanea.  

Ammonisce ancora il vescovo:
 

Le famiglie cristiane dovrebbero essere un esempio: i genitori anziani non siano né allontanati né abbandonati”. 

Tale mentalità che separa gli anziani dagli altri non ci piace, è controproducente e crea divisioni e muri tra generazioni diverse. Come possono i giovani costruire il loro futuro e la loro umanità senza l’esempio e l’apporto dei nonni?
Come possiamo noi adulti stare tranquilli e sereni se i nostri genitori non vengono curati e accuditi come loro hanno fatto per noi? 
Chiediamo alle istituzioni: è possibile che a fronte di un accresciuto benessere della nostra città, gli anziani siano sempre più poveri e che dopo una vita piena di sacrifici non ci sia serenità per loro? 

E ancora: dove sono finite quelle campagne che invocavano alla solidarietà verso gli anziani, come
Adotta un nonno   o    Diventeremo nonni? 
La nostra chiesa diocesana vuole reagire davanti a tanta indifferenza, direi che è indignata per la poca considerazione che gli anziani hanno in questa società. Essa vuole essere sempre più vicina agli anziani, un approdo sicuro dove trovare amicizia e affetto, un’oasi di serenità e amore. 
L’imperativo è l’amore: “Onora la persona del vecchio” si afferma nel Levitico: E’ il quarto comandamento: “Onora il padre e la madre”    Per amare tutti è necessario iniziare dagli anziani. Amare gli anziani è lasciarsi amare da loro. E come ricordava il nostro Vescovo nella lettera dedicata appunto all’amore: l’amore viene prima della fede e la fede è morta senza l’amore. 
Se lasciamo gli anziani ai margini di questa nostra città, se non passiamo del tempo con loro pensando che essi non possono darci nulla, smarriamo il senso collettivo, fondamento di ogni comunità territoriale. Per non perdere l’amore ricominciamo dagli anziani: ci aspettano a braccia aperte. Saranno loro a condurci sulla via smarrita dell’amore, proprio loro, deboli e fragili, confusi e non autosufficienti, eppure conoscono bene la strada che noi non troviamo più.  

Vorrei raccontarvi un episodio, breve ma significativo: una ottantasettenne  ospite di una casa di riposo, dopo aver partecipato alla giornata degli anziani, non si trovava più. Tutti ci siamo mossi per cercarla, abbiamo setacciato tutte le strade, ma senza esito. A quanto ci dicevano, era una persona molto confusa e disorientata, dove poteva essere finita?  Infine la polizia la ritrovò: sana e salva, a casa sua, sola, confusa ma felice. Aveva ripercorso la strada della sua vita, senza timore di sbagliare.
 

Gli anziani, dunque, amano, credono, sognano. In accordo con le parole del profeta Gioele: “i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani vedranno visioni”!
 
Gli anziani interrogano ciascuno di noi. Con la fragilità del loro corpo ricordano a noi tutti:  ciò che conta nella vita è l’essere più del fare, l’amore più dell’azione.
Gli anziani aiutano a guardare le vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi, sono in grado di elargire  ai giovani consigli e insegnamenti preziosi.   I loro carismi edificano ciascuno di noi: saggezza, gratuità, memoria, senso comune, esperienza, amicizia, interdipendenza, sensibilità…..   in sintesi una visione più piena e completa della vita.  
Questo sono gli anziani: la nostra storia personale e collettiva. Escluderli significherebbe rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. La storia di Terni è nella memoria dei nostri anziani.  
Infine, non dimentichiamo che ad un certo momento tutti saremo anziani,  ed essere ora attenti alla qualità della vita significa pensare al nostro futuro senza paura.
Accogliere gli anziani vuol dire accettare il divenire e il trasformarsi della vita stessa,  essi ci testimoniano come essere cristiani oggi e nel futuro saranno anche i nostri intercessori.  
Concludo citando il salmo 89:  Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. 
 
* Commissione diocesana per la Pastorale degli anziani 
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lunedì, 21 luglio 2008

FEDERMANAGER

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lunedì, 21 luglio 2008

CNA

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lunedì, 14 luglio 2008

IL CORAGGIO DI PORRE PROBLEMI

di Leo Venturi 

 Condivisione della relazione di Luca Diotallevi nel merito e per la chiarezza e il coraggio di aver posto alcuni problemi che la città vive. Abbiamo consegnato alla segreteria un documento di sintesi elaborato dal gruppo di lavoro “sviluppo economico” dell’associazione TerniOltre che richiama i problemi evidenziati dalla introduzione del convegno e cha avanza alcune proposte nel merito.
 Alcune considerazioni sul dibattito :
  • finalmente un confronto franco, trasparente e pieno di passione al di là della condivisione delle analisi e delle proposte emerse. La città ha necessità di un confronto trasparente e vero, da troppo tempo assente viste le difficoltà che certamente trovano origine da un quadro nazionale e internazionale difficile ma che si accentuano nelle specifiche realtà del Paese anche per la incapacità delle classi dirigenti di governare i territori e di compiere le scelte.
  • permane un forte distacco fra chi ha l’onere del governo della città, le istituzioni, i partiti e la “città reale”, il mondo dell’associazionismo, economico e produttivo che sottolineano innegabili e profondi problemi sui quali la politica sorvola per rappresentare ciò che non c’è. Sono aspetti preoccupanti perché spesso ho avuto la sensazione che il confronto fra i diversi soggetti intervenuti prendeva a riferimento città diverse, realtà opposte. Ai problemi sollevati la stragrande maggioranza dei rappresentanti delle istituzioni, dei partiti hanno risposto spolverando il passato, le grandi trasformazioni della città e sottolineando che oggi “esser vivi” è un grande risultato: altre città con un’economia simile alla nostra, in Italia e      in altre parti del mondo, sono sostanzialmente “scomparse”. Ringrazio tutti per i miracoli fatti ma sarebbe utile guardare alla realtà che abbiamo di fronte in un mondo che cambia con grande velocità. 
 Oggi non dobbiamo certo decidere quale sia il termine più appropriato per fotografare lo stato della città.
 Declino?, Crisi profonda?, semplicemente Crisi o fase di Transizione?
 Individuare il termine più appropriato ha poca importanza mentre è importante sottolineare le problematicità che abbiamo di fronte. E allora vogliamo parlare del CMM, punto di grande innovazione, grande idea ridotta ad un peso per la collettività al punto che si sta trasformando in un condominio dove si affittano locali per altri enti e che vive solo grazie ai trasferimenti che le istituzioni gli garantiscono?
 Del Polo Universitario ternano e della ricerca i cui limiti e difficoltà sono oggetto di quotidiane riflessioni? 
 Dell’AFM, dell’ASM, del Servizio Idrico e dei suoi costi? 
 Dell’Azienda Ospedaliera sempre più identificata come archeologia industriale?
 Dell’Ambiente e del fatto che senza il risanamento della conca non ci sarà sviluppo perché nulla si può aggiungere se prima non si tolgono i fattori d’inquinamento? La tradizione industriale non va abbandonata anzi va rafforzata e contemporaneamente va avviata quella diversificazione dello sviluppo di cui si parla da molti anni senza appezzabili risultati. 
 Delle infrastrutture in particolari arterie perché Terni diventi cerniera fondamentale per l’Umbria e per l’Italia centrale? La Orte - Civitavecchia, il completamento del raddoppio della linea ferroviaria Roma – Terni - Ancona, il raddoppio della Flaminia Terni - Spoleto e di come Terni si prepara a valorizzare il territorio e le sue risorse turistiche ed economiche in presenza del futuro aeroporto che dovrà essere realizzato a Viterbo.
 Gli altri temi fondamentali per le sorti di Terni e dell’Umbria sono: i costi della burocrazia, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la presenza di troppi enti e sotto enti che pesano sulle comunità.
 Fare scelte coraggiose. Il federalismo fiscale più o meno solidale lo impone.
 Razionalizzare, sburocratizzare, smantellare gli enti inutili e quelli che si sovrappongono cercando di recuperare anche una uniformità nel territorio regionale.
 La Presidente della Giunta Regionale, in particolare, ha ammonito di non cadere nella politica del lamento e del campanile. Condivido, a condizione che il richiamo non sia un metodo per soffocare ogni critica nei confronti di una politica regionale che accentra e che marginalizza i nostri territori.
 Penso che non ce ne sia bisogno ma certamente abbiamo il dovere di difendere il nostro patrimonio di risorse umane, le nostre imprese, la nostra identità e le nostre vocazioni che non si contrappongono con quelle del resto dell’Umbria anzi possono rafforzarla e renderla più attrattiva e competitiva.
 Dobbiamo essere consapevoli che ciò non basta se il territorio non esprime una forte capacità progettuale da cogliere mettendo a leva tutte le competenze e i soggetti attivi della città e un più alto livello del confronto. Un esempio su questo ultimo punto evidenzia i limiti: mentre la politica a Terni si scontrava in merito a dove collocare l’elisuperfice, nell’area dell’ospedale o in quella dell’aviosuperfice, a Perugia arrivavano ulteriori risorse per il mini metrò e milioni di euro per l’aeroporto di San Egidio.
 Occorre costruire un osservatorio per lo sviluppo della città dove le migliori competenze provenienti dai diversi settori della città, la grande industria, il mondo finanziario locale a partire dalla fondazione della Cassa di Risparmio di Terni e Narni, l’Università, i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categorie e degli ordini professionali locali promuovano la guida di un nuovo modello di sviluppo in grado di rilanciare la città.
 La politica torni a radicarsi nella città; confronto e partecipazione sono fondamentali per il futuro di Terni e senza questi si perde il polso della situazione rimanendo ancorati alla città virtuale molto distante da quella reale.
 Unitamente a ciò facciamo in modo che “l’ordinaria amministrazione” - e cioè manutenzione delle strade, segnaletica, verde ecc., - non diventino ulteriori problemi come in parte lo sono già oggi, tenuto conto che questi “banali problemi” se vissuti quotidianamente dai cittadini diventano “grandi e insopportabili”.
 
* Presidente IV Circoscrizione – Terni 

postato da responsabili alle ore 19:50 | link | commenti
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lunedì, 14 luglio 2008

RIPENSARE L'OSPEDALE SANTA MARIA

di Alessandro Pardini
 
 Mi rivolgo a tutti voi, alle persone ed alle autorità qui presenti, e subito desidero ringraziare monsignor Paglia non solo per aver voluto questo straordinario appuntamento di riflessione sul futuro della città, ma per avermi spronato ad intervenire, forse persuaso che chi come me vive all’interno di un luogo particolare come l’Ospedale ha una visione privilegiata e magari più vera dei bisogni della comunità.
  Da quasi sette anni ormai lavoro qui a Terni e permettetemi di dire che , curando ogni anno qualche migliaio di pazienti cardiopatici ed avendone operati personalmente oltre duemila mi sento un poco uno di voi e posso proporre alla vostra attenzione alcune riflessioni che ho maturato nel corso di questi anni.
  Quando arrivai a Terni l’Azienda S.Maria era un ospedale prevalentemente di comunità e la neurochirurgia, che però attraversava un periodo di transizione, era l’unica alta specialità presente in Azienda.
  Nel 2001 venivano trattati 597 casi di alta specialità, questi  nel 2007 sono stati1575 quasi triplicati, grazie al decollo per certi versi clamoroso ed inaspettato almeno nella misura, della cardiologia interventistica e della cardiochirurgia, ma anche dell’elettrofisiologia e della chirurgia vascolare.
  Sul piano economico su un totale di 25 milioni di euro fatturati in Azienda per alta specialità nel 2007, circa 16 provengono dal Dipartimento cardiotoracovascolare che dirigo, che da solo produce oltre il 30% dell’intero volume di attività dell’Ospedale.
  Tale mole di lavoro ha permesso non solo di azzerare completamente la mobilità passiva per le malattie cardiovascolari dell’ASL ternana, ma ci ha consentito di  assistere negli ultimi anni ad un progressivo e costante incremento della mobilità attiva. Un numero sempre maggiore di pazienti provenienti da altre regioni, ma anche da Perugia, scelgono il S.Maria per farsi curare: nel 2007 questi sono sono stati 526, vale a dire un terzo dei pazienti trattati per alta specialità,ed hanno consentito un incasso di circa 9 milioni di euro.
  Del resto un recente studio, sicuramente attendibile perché pubblicato dall’Assessorato regionale, ha inoltre dimostrato che per alcune patologie importanti e socialmente rilevanti, come ad esempio lo scompenso cardiaco, il costo delle cure a Terni è meno della metà di quello sostenuto a Perugia, a riprova dell’appropriatezza delle pratiche terapeutiche messe in atto qui a Terni.
  Con ciò voglio dire innanzitutto che la scommessa di puntare sull’alta specialità cardiologica e la cardiochirurgia per rilanciare il S. Maria, dopo anni a dir poco burrascosi, si è dimostrata vincente, ma anche che è da qui che dobbiamo ripartire per sviluppare ulteriormente l’Azienda stessa.
  Perché questa è non solo la più importante Azienda cittadina in termini di budget, ma anche in termini occupazionali, pertanto il suo futuro si identificherà fortemente con il futuro della città intera e parlare di sviluppo dell’Ospedale vuol dire parlare di sviluppo dell’intera comunità ternana e un dibattito del genere non può essere confinato nel segreto di alcune stanze , lontano da un confronto trasparente, che veda una larghissima partecipazione di tutte le componenti della comunità, come sta avvenendo qui oggi.
  La Azienda S.Maria,  proprio per la sua collocazione, ha una vocazione naturale a punto di riferimento extraregionale: il Lazio, ad esempio, con le note precarie condizioni di bilancio che si ritrova non ha alcuna possibilità di effettuare né nel breve, ma neppure nel medio periodo consistenti investimenti strutturali nelle zone a noi vicine e quindi sarà sempre più strategica la nostra presenza, se sapremo proporre una sanità all’avanguardia, efficiente e dai costi contenuti.
  E non è solo al Lazio che  dobbiamo guardare come potenziale bacino di sviluppo , ma anche al sud dove è fortemente carente l’offerta di una sanità di qualità: non a caso abbiamo da mesi intrapreso come dipartimento una stretta collaborazione con il più grande nosocomio calabrese per il trattamento di aritmie cardiache particolarmente gravi. Collaborazione che potrà estendersi ben presto ad altri settori della cardiologia e della cardiochirurgia.
  Come si direbbe in termini aziendalistici abbiamo il Know-how e la location perfetti per sviluppare una missione importante: diventare esportatori di modelli sanitari ad alto contenuto tecnologico ma anche umano, efficaci ed efficienti.
  Ma per fare questo è indispensabile avere un’idea precisa di quello che sarà l’Ospedale del futuro e prendere decisioni che solo apparentemente sono tecniche, perché in realtà esse sono quanto di più politico.
  Non dimentichiamo che se è vero che è la politica che fa le scelte, tuttavia le fa se l’economia le consente  e l’economia per decidere i suoi investimenti si avvale di strumenti tecnici. In ultima analisi quindi è nel momento tecnico che si concentrano le decisioni.
  Ebbene è oggi ben noto che nella sanità moderna la maggior parte delle patologie più comuni e più frequenti è curabile a domicilio, qualora si perfezionino programmi di riabilitazione adeguati e di assistenza domiciliare efficienti , che prevedano un coinvolgimento vero e responsabile del territorio e soprattutto dei medici di famiglia.
  Gli ospedali moderni sono invece sempre di più votati alla cure delle vere grandi emergenze e delle patologie acute e necessitano di dotazioni tecnologiche estremamente costose per fare fronte alle sfide delle alte specialità e delle terapie intensive, ma sono proprio queste dotazioni, questi modelli organizzativi, queste soluzioni tecniche che fanno la differenza nel salvataggio di vite umane .
  Basti pensare al più moderno trattamento dell’Infarto Miocardio acuto che prevede una riapertura meccanica della coronaria chiusa mediante un’angioplastica primaria, trattamento  possibile e in grado di salvare anche a Terni oggi  decine se non centinaia di vite ogni anno, ma che deve essere effettuato nelle primissime ore dall’insorgenza dei sintomi, in un laboratorio di emodinamica di grande esperienza con una cardiochirurgia vicina e pronta: insomma in un grande ospedale, non certo nel piccolo nosocomio periferico.
  Verso questi modelli organizzativi dobbiamo quindi muoverci se vogliamo anche qui a Terni e per il S.Maria un futuro di vera leadership regionale, che in parte già ha, ed extraregionale , che guardi non solo al Lazio ma anche al sud d’Italia.
  Ed allora mi domando e vi domando se è proprio indispensabile moltiplicare nella nostra provincia i posti di primario o di direttore dando vita tra azienda ospedaliera e territoriale ben presto a 10 reparti di chirurgia generale, variamente chiamati, a volte anche con grande sforzo di fantasia, quattro ortopedie, quattro urologie, 5 o 6 o 7 reparti di medicina generale o non sarebbe meglio razionalizzare le strutture ad evitare doppioni e spreco di risorse.
  Sprecare risorse vuole dire non poter prendere decisioni strategiche su progetti ad alta valenza sociale, come appunto la angioplastica primaria, che a Terni non riesce a decollare, perché non siamo in grado di assumere due cardiologi e due infermiere in più, e quindi non possiamo offrire ai nostri concittadini la cura più moderna per l’infarto.
  Tale moltiplicazione di reparti corrisponde inoltre, per ironia della sorte, ad un preoccupante aumento della mobilità passiva proprio per le specialità che si intendono moltiplicare: molti ternani vanno fuori regione per trattamenti di medio-bassa specialità, perché se non si investe in termini di risorse umane, scegliendo i migliori sulla piazza, e tecnologiche ma si disperdono le forze polverizzando l’offerta abbassandone il livello, i pazienti inevitabilmente andranno altrove.
  Questo ragionamento mi porta ad una seconda considerazione che vorrei condividere con voi, da quando sono a Terni sento parlare ininterrottamente del nuovo ospedale di Narni-Amelia, anche se per la verità più per la sua collocazione che per i suoi eventuali contenuti e compiti, ma mi domando siamo tutti certi che sia proprio indispensabile questo investimento?
  Non sarebbe più opportuno invece che realizzare l’ennesima struttura territoriale, ripensare ex novo il S. Maria che così come è ormai è obsoleto e richiederebbe talmente tanto danaro per una ristrutturazione, che sarebbe più economico ricostruirlo e rinnovarlo?.
  Un S. Maria inserito però in un discorso provinciale che ripensi l’intera offerta sanitaria della provincia, nel reale interesse dei cittadini ternani, che devono trovare sì vicino a casa una disponibilità sanitaria di primo livello, ma devono sapere che per curarsi ad esempio un infarto od un ictus è meglio andare il più velocemente possibile al S.°Maria, che perdere tempo rischiando la vita in  Pronto Soccorsi non adeguatamente attrezzati.
  Se l’occasione del nuovo piano sanitario regionale non viene colta per superare le posizioni localistiche e ripensare alla sanità regionale in un’ottica che veda le due Aziende sanitarie responsabili dell’intera organizzazione dei servizi di cura su tutto il territorio della regione, lasciando all’ASL il compito del controllo della qualità e dei costi dei servizi e dell’organizzazione di un’assistenza domiciliare vera, se per varie ragioni ciò non sarà possibile cosa vieta che localmente gli amministratori con iniziative personali possano trovare tra di loro, di concerto con le amministrazioni comunali, soluzioni originali di organizzazione dell’offerta sanitaria?
  Abbiamo le capacità tecniche, una dimensione territoriale ideale anche per effettuare esperimenti che potrebbero essere esportati anche sul piano nazionale, ecco un’occasione per Terni per diventare in futuro un laboratorio di ricerca e di innovazione tecnologica ma anche organizzativa: in questa ottica una grande azienda sanitaria può diventare motore di sviluppo per la città.
  Vorrei concludere ricordando che negli Stati Uniti una città del freddissimo Nord al confine con il Canada, Rochester, tra le due guerre era nota per la sua industria dell’acciaio, andata in crisi questa dopo la guerra, oggi nel mondo Rochester è sinonimo di Mayo Clinic, che i medici qui in sala conoscono bene, perché è oggi il più importante e prestigioso presidio ospedaliero al mondo.
  Auguri a tutti e buon lavoro.
 
* Direttore dipartimento cardio-toraco-vascolare e responsabile di cardiochirurgia all’Azienza Ospedaliera S. Maria di Terni
postato da responsabili alle ore 19:34 | link | commenti (1)
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venerdì, 11 luglio 2008

La città che cambia: Borgo Bovio e i suoi disagi.

   di Lelli Noemi *
 
   Porto qui a voi la testimonianza dei cittadini; utenti finali delle azioni della politica, fruitori ultimi della citta’ e beneficiari del futuro della citta’ stessa.
   Borgo Bovio nasce con l’industrializzazione di Terni, quartiere prettamente popolare con i primi insediamenti da parte degli operai giunti sin qui, anche da fuori regione.
   E’ stato il quartiere che ha vissuto tutte le fasi dell’Acciaieria, le sue facciate, i suoi palazzi e la sua chiesa parlano della storia industriale che ha percorso la nostra città.
   Oggi Borgo Bovio è un grande quartiere urbanizzato che continua a crescere a dismisura, eterogeneo negli edifici e nella popolazione.
   E’ uno dei più vecchi quartieri di Terni eppure è quello che attualmente subisce più disagi.
   Per una più facile lettura, stilerò i problemi come segue;  
 
  1. L’inquinamento. Parola chiave del mio intervento.
   E’ presente a livelli massicci su tutto il quartiere, molti cittadini lamentano allergie e problemi respiratori, le macchine sono coperte da una patina cementizia che purtroppo si deposita anche nei nostri polmoni e in quelli dei nostri figli. Molti lo imputano ai grandi impianti quali gli inceneritori e l’acciaieria. 

   

  1. Traffico.
   Altro spinoso problema di Borgo Bovio. L’arteria principale, via Tre Venezie, ormai allo stremo, congestionata nelle ore di punta da una quantità massiccia di auto che spesso aspettano per ore in fila. In più, la querelle via Breda e la chiusura invernale della Valnerina, hanno gravato ulteriormente il traffico nella zona. La mole di camion e automezzi pesanti che transitano nella via principale, oltre a provocare ulteriore inquinamento, ha di fatto creato problemi alle strutture di alcuni edifici che si affacciano sulla strada.  

   

  1. Incidentalità.
   Gli attraversamenti pedonali non sono sufficientemente segnalati, via Tre Venezie è percorsa la notte da macchine a folle velocità e, in prossimità di luoghi di aggregazione dei bambini, i pericoli sono ancora maggiori. Basti pensare che davanti alla Scuola Media Manassei l’uscita di bambini non è neanche segnalata con dei cartelli. Occorre un piano ben strutturato, con delle piste ciclabili vere e funzionali in luogo di quelle esistenti per brevi tratti non collegati tra loro, troppo spesso adibite a parcheggio macchine. Per non parlare della mancanza di marciapiede su moltissimi tratti del quartiere e dell’impossibilità di abbattere barriere architettoniche, con notevolissimi disagi per i disabili. 

   

  1. Sviluppo Economico.
   Le attività presenti a Borgo Bovio sono di piccole dimensioni, tralasciando i due centri commerciali che convogliano tutti i residenti. Si tratta di attività commerciali con modesti volumi di vendita e di proprietà familiare. Occorre sviluppare anche economicamente la zona, fornire le infrastrutture; parcheggi e vie di sfogo per il traffico affinché la zona ne risenta positivamente. Non c’è “eccellenza” né particolarità e le poche attività commerciali che ci sono faticano a rimanere, figurarsi attrarre.  
   Molte famiglie vorrebbero poter vivere a Borgo Bovio ma con queste condizioni di inquinamento, traffico e mancanza di sicurezza -non solo stradale-, sono in molti a rinunciarvi.
   Borgo Bovio può rifiorire con un opportuno piano del traffico, studiato insieme ai residenti e ai commercianti.
   Per far ciò occorre avere una nuova coscienza politica, bisogna mettersi dalla parte dei cittadini e scendere in strada per poter aprire, con loro, un tavolo di confronto, analizzando le vere problematiche del quartiere, al fine di intervenire, senza attuare progetti di mera facciata.
 
* Presidente Comitato “Vivere a Borgo Bovio”. 


postato da responsabili alle ore 19:18 | link | commenti
categorie: atti
venerdì, 11 luglio 2008

LA LEGA A TERNI

foto Firmani
 
di Gianfranco Firmani
 
       Ringrazio, a nome della Lega Nord Umbria.
    L’occasione è per noi tanto più gradita, perché non solo cade in un momento delicato per la città ma anche nel momento in cui gran parte del Paese ha riconosciuto che avevamo ragione.
    “Il cosiddetto nord stà scendendo verso il sud come il sud stà salendo verso il nord”.
        Il federalismo ed il federalismo fiscale sono una traccia per un percorso, osiamo credere virtuoso.
    Temiamo soltanto che “certi pareri favorevoli” improvvisi e sospetti, da parte di vecchi “addetti ai lavori”, anche della nostra attuale Amministrazione, possano intorpidire e inquinare il percorso politico – costituzionale.
      Solo 4 anni fa, per molti,  le “cose” andavano bene e Terni non era  in declino! tanto che la sinistra-unita fu premiata con un quasi 70%! eppure le cose erano già quelle di oggi!! quanto meno le negatività erano già ampliamente in incubazione!
         Perché solo oggi?  La situazione è così evidente  e denunciabile?!
      Anche se tardivamente, va bene farlo! Purchè si ricerchi e si trovi “la soluzione”! forse basterebbe avere il coraggio e l'onestà per dire che la politica di parte ha fallito e non  può essere buona politica amministrativa, seria,  trasparente ,e, spesso  neanche competente!
       Troppi amministratori si dichiarano “ prestati alla politica”! È ora che questi  “prestiti” siano restituiti!! per troppi, che si sono “prestati”, “sacrificandosi” per il bene della città, della comunità, sarebbero tempi tristi.... quantomeno per la perdita di potere!!...
    Solo che bisogna farlo davvero! di cambiarli, e, questo è compito dei cittadini che, se ben guidati, potrebbero farcela!
    Se si vogliono dare dei suggerimenti ai cittadini, lo si faccia con onestà e responsabilità.
       Ricordi elettorali, mi riportano al lontano 18 Aprile 1948, altri tempi, per certi aspetti: migliori! c’era tanta fiducia e speranze! oggi abbiamo perso quasi tutto!! oggi la GENTE è stanca di promesse non mantenute, oggi è disillusa, quindi più preparata, più smaliziata e disincantata! vuol credere di “contare”di più, vorrebbe non aver più  padroni politicanti ed arroganti; cittadini che cominciano a prendere coscienza che gli amministratori sono cittadini come loro, onorati della loro fiducia ai quali compete di sentirsi al loro servizio onestamente!!
    La lega nord ha dimostrato che sono finiti i tempi delle divisioni! coppi - bartali, fascisti -  comunisti, ormai ci cascano solo i tifosi- faziosi del Calcio! lavoratori e datori di lavoro votano insieme gli amministratori seri, non faziosi, che si preoccupano delle famiglie, dei 
giovani e degli anziani, della loro sicurezza, che vogliono dare, con il  federalismo fiscale, sviluppo al lavoro e maggiore ricchezza territoriale, anche con un  serio controllo della spesa pubblica.
    Troppi amministratori pubblici fanno poco e spesso male! troppo spesso pensano solo a se stessi e agli “amici di parte”.
    Si possono fare tante “liste elettorali”, anche  “civiche”, o “accordi” purché chiari e comprensibili da tutti, non solo per i successivi “ballottaggi” e pattuizioni.
    A nostro avviso, la citta’ come “azienda”,  con tutti i problemi socio-economici- programmatici- relativi,  ha bisogno di un “sindaco-manager”, persona rispettabile - perchè conosciuta come tale , che lo abbia già dimostrato nella sua vita professionale e sociale, senza essersi avvalso dell'appartenenza e dei canali partitocratici - che voglia decidere, soltanto dopo essere stato eletto!, a chi”?” e perché”?” affidare incarichi e deleghe per la migliore gestione dell'incarico ricevuto.
        Le logiche spartitorie, prima cioè che cominci la campagna elettorale, se necessario,  con  primarie vere, sono da vietare! nel modo più assoluto!!
    Ricordiamo tutti come si esprimeva un Sindaco solo pochi anni fa: il partito o i partiti....uniti o coalizzati! (“appunto! coalizzati”) che vincevano le elezioni, decidevano poi di “mettere” a fare il Sindaco (di sicuro!) un loro subalterno!! i cittadini non c'entravano nulla con tale scelta e decisione!
        I risultati, almeno a Terni, sono ancora presenti nei fatti e nelle cronache giudiziarie.
       Con il Federalismo impellente i Sindaci avranno grande autonomia e potere decisionale, grande responsabilità circa la gestione! non solo amministrativa ma anche programmatica; tutto con l'appoggio dei cittadini!
    Al NORD troppi sono stati gli esempi positivi, come la ricostruzione dopo eventi sismici:  la piena responsabilità dei Sindaci ha permesso di gestire direttamente e rapidamente gli eventi.
      Più che decidere, oggi o nei prossimi mesi, “cosa fare” per terni, bisognerebbe sapere e capire esattamente come fare affinchè venga eletto il sindaco giusto! come sceglierlo e come poter chiedere alla Gente... di votarlo!!
    Occorre individuare il metodo per un percorso corretto che offra garanzie alla citta', ai cittadini!
    Diciamo da tempo che sono nel  DNA dei ternani il lavoro artigianale e la piccola impresa; proviamo a “ripetere” un “NORD-EST” nel cuore verde dell'Italia!
    L'università - buona cosa – và fortemente migliorata e potenziata; i giovani si troverebbero meglio nei nostri paesini (sedi di facoltà) piuttosto che nelle grandi-onerose e non vivibili città universitarie.
    La tecnologia è il futuro! non ci devono venire a mancare le ambizioni! non dobbiamo lasciare che i giovani-intelligenti-laureati-ternani debbano abbandonare Terni.
       La vicinanza di Roma può essere un valore aggiunto! volendo, si potrebbe “pensare” anche a grandi strutture sportive, ad uso del centro-Italia e non solo!
    Subito dopo la guerra, siamo stati tra i primi a pensare ad un “Ente Fiera”, alla passeggiata ricordo, non dimentichiamo, la nostra posizione geografica-baricentrica!
       Concludendo, si può affermare  che le gestioni di sinistra, a livello Nazionale così come sul territorio, non hanno prodotto né ricchezza né sicurezza, tantomeno danno speranza di poterlo ottenere nel futuro,..anzi!
    A questo punto: le forze di centro-destra, quelle alle quali la gente ha inteso dare fiducia, almeno per i prossimi 5 anni, devono”!”, responsabilmente, dare prova di coesione, per il rispetto delle speranze riposte dai cittadini nei loro confronti: territorialmente come a livello nazionale.
    Anche a Terni bisogna proporre lo stesso slancio innovatore!
       Alle forze politiche di centro-destra, ai responsabili di dette forze, spetta l'obbligo di essere uniti nel percorso e, umilmente e responsabilmente, operare da subito a questo fine! Grazie!!
 
* dirigente politico 
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venerdì, 11 luglio 2008

TRACCIARE IL PROFILO DELLA TERNI DEL FUTURO

di Adriano Garofoli *
  
Eccellenza, signore, signori.
  Ho un convincimento, anzi due.
  Che si debba dare atto a Mons. Paglia della utilità del putiferio sollevato, alla resa dei conti, con la sua iniziativa.
  Che non ci si debba attendere molto di positivo dalla fine del processo avviato oramai mesi addietro e giunto a maturazione in queste ultime settimane, da febbraio in poi.
  Lo conferma il dato numerico della partecipazione a questa vera e propria kermesse del discernimento. E’ una partecipazione che ha in sé i germi dell’ìnquinamento: se tutti siamo indistintamente qui come testimoni  significa che i colpevoli stanno da tutt’altra parte piuttosto che in questa città. Oppure qualcuno fa il furbetto. E di furbizie di basso conio non è più il tempo.
  Lo confesso: sono quasi certo che, come nelle migliori tradizioni delle nostre comunità, e per questa non poteva essere fatta eccezione, finirà che il dibattito sarà aspro ma su temi astratti: se c’è declino e quanto; se è possibile fare di più e meglio o no, eccetera.
  Non si toccheranno invece meccanismi di scelta, di formazione delle decisioni, di selezione degli amministratori e così si eviterà di definire il profilo delle responsabilità. Gli autori di malaffare resteranno anonimi e la salvezza politica di chi può venire rieletto sarà garantita. 
  Il filo di diplomazia e ambiguità che traspare nell’affrontare temi come quelli oggi in discussione in un Consiglio Pastorale Diocesano permette a molti di giocare sull’equivoco: e di pensare che il perdono religioso equivalga per lo meno ad una assoluzione politica.
  Come spesso nella nostra storia, dietro sia i gesti penitenziali sia le analisi “autocritiche” si nasconde, come sempre, la possibilità, per alcuni, di tornare a disattendere speranze e promesse e, per altri, di tenere lontano Cesare affinché siano gli scribi e i farisei a gestire i tributi raccolti dalle mani del popolo.
  Il percorso che ci ha portato a questo evento è di per sé uno schiaffo alla città. E’ una città, questa nostra città, cresciuta nella convinzione che le tante città umane che la costituiscono potessero cooperare per costruire non la  Città (con la C maiuscola) ma almeno un luogo di civile e serena convivenza, tra culture diverse, tra anime diverse e dunque, anche tra religioni diverse.
  Ora il Vescovo ci invita tutti, proprio tutti, a prendere atto del fatto che c’è una sola città - “quella che viviamo” - e questa città dovrà essere rinnovata dall’adoperarsi di molti, meglio se con assunzione di “comune responsabilità”.
  Il salto all’indietro di decenni, l’invito a rinunciare a decenni di faticosa costruzione di una civiltà e di una mentalità laica, nel contesto della quale potessero emergere persino meglio di ora, i valori riconducibili a scelte di fede e di confessione religiosa ci preoccupa.
  Ci preoccupa anche perché è evidente cosa lo ha reso possibile: non solo una pretesa frettolosa di supplenza ma soprattutto la denuncia di uno stato di cose altamente stigmatizzabile, se non deplorevole.
  C’è sicuramente un fattore di richiamo: ed è la figura del vescovo che ha promosso l’iniziativa, spingendo sugli obiettivi e assumendo, forse, qualche rischio di troppo.
  Ma c’è soprattutto un fattore di spinta: è il vuoto di certezze ideali, di tensione progettuale, di ispirazione etica e laica allo tesso tempo che pervade la città.
  Così quanti si sono mantenuti idealisti, filantropi o benpensanti, sono qui convenuti con entusiasmo, passione e ingenuità. Essi si trovano accompagnati agli opportunisti e presenzialisti di sempre nel convergere verso l’unica scintilla che appare brillare, nel buio della notte (quasi una cometa che guida la comunità verso una nuova redenzione).
  Quando l’amministrazione sembra determinata e ripiegata su sé stessa nel perseguire l’interesse di chi guida piuttosto che quello dei viaggiatori mentre tra i macchinisti che la mettono in condizione di viaggiare vi è dolore, paura e scontento;
  quando i generali discutono di come distribuire le proprie truppe e nel frattempo, tutt’intorno, gli altri montano a cavallo e si preparano a dare la carica e a farci mangiare la polvere;
  quando si promettono mille e mille iniziative e nulla si muove se non si traduce immediatamente in opportunità di guadagno personale sotto forma di carriere, di status, di favori non pecuniari ma ugualmente disdicevoli perché in violazione delle regole sottoscritte;
  quando si pretende di fare tutto e il contrario di tutto e passano mesi e anni in attesa di una risposta alle questioni dell’energia, dei collegamenti, del risanamento ambientale, della valorizzazione delle persone che altro non vogliono che partecipare con dignità alla vita e alla costruzione del benessere di questa città e delle città di questa diocesi,
  allora quello è il momento in cui anche una pacca sulla spalla può sembrare espressione di un atteggiamento misericordioso ed essere considerata con gratitudine e fiducia.
  Se ci si chiede cosa tenga insieme un gruppo di abitanti e si è costretti a riconoscere che a parte un “gusto per il benessere materiale (che) si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà” non c’è molto di più che agisce da collante, allora, come ci ricordava Alexis de Tocqueville, nel lontano 1835, nella vita di un popolo democratico può apparire la tentazione, più che il rischio, di “un passaggio assai pericoloso”.
  E’, questo di Tocqueville che ho appena ricordato, un brano tornato in auge, in tutta la sua limpida capacità pedagogica, per farci riflettere sui grandi passaggi del nostro Paese.
  Ma è brano che ben si presta per invitarci a riflettere anche sulle cose da fare per questa nostra città.
  E ci sollecita a risorgere.
  Ci  dice di evitare che dal vuoto della politica ci si traghetti nel pieno del pensiero unico, politico o confessionale che sia.
  Perché se questo si desse, quella di aver spalancato le porte alla fine della storia, ancor più che quella di inettitudine sarebbe l’accusa infamante con cui si dovrà marchiare, nei secoli, il ricordo di una classe dirigente tanto inadeguata quanto autorereferenziale, tanto inutile quanto immobile.
  Cogliamo dunque dell’invito di monsignor Paglia la parte construens.
  Accettiamo la espressione di speranza che inizia con l’umiltà di chi, con spirito di servizio, intende approntare “uno spazio di libertà”  per avviare una riflessione e un dialogo.
  Una riflessione e un dialogo che si sarebbero grandemente avvantaggiati di una fase preliminare rivoluzionaria: che ogni partecipante al dialogo si fosse per tempo e pubblicamente interrogato sulle omissioni, gli errori, i ritardi che si riconosce. A cominciare da chi quel dialogo auspica e incoraggia - e dunque a cominciare dalla comunità civile che nell’azione diocesana complessiva si riconosce - per finire con i numerosi protagonisti che cercano di mettere il cappello, correndo a frotte a Palazzo Gazzoli, sull’iniziativa pastorale di mons. Paglia.
  Facciamo comunque in modo, però, che il dialogo e gli spazi di libertà siano possibili e proseguano nella città degli uomini: senza infingimenti, senza parole oblique, senza lingue biforcute. Chi offende sia redarguito, ma chi dice il vero venga soddisfatto. Chi propone sia ascoltato e se l’idea non può essere realizzata che se ne dia subito convincente risposta. Chi ostacola, si pone di traverso e ricorre a mezzucci per contrastare la volontà della maggioranza sia additato alla pubblica vergogna. Insomma, si ripristinino nella vita di ogni giorno quegli spazi di democrazia autentica e godibile che fanno di un gruppo occasione di persone una comunità davvero libera.
  E questo deve essere un processo continuo, una dimensione stabile del vivere urbano. Non può essere motivo episodico perché ci si incontri una volta in occasione di una conferenza economica, trent’anni dopo in un consiglio pastorale e tra mezzo secolo chissà dove ….
  Se è prerogativa dei forti il riconoscere le proprie debolezze, allora per rendere forte questa nostra comunità dobbiamo tutti imparare a riconoscere le nostre debolezze.
  Sarà più facile, dopo, individuare:
  • gli elementi su cui agire,
  • i fulcri di un impegno socialmente utile,
  • le leve che permetteranno di sollevare le montagne dei nostri vizi e delle nostre debolezze.
  Allo stesso modo sarà più semplice ricostruire, sulle basi del buon lavoro dispiegato dagli uomini di buona volontà che pure ci sono stati - e anche in gran numero, nel recente e nel lontano passato – sarà più semplice, dicevo, tracciare il profilo della Terni del futuro e le regole di una operosa e fruttuosa convivenza per i decenni a venire.
  Se ciò non fosse reso possibile, allora, come avvertivo all’inizio di questo intervento, sarà ricordata anche questa, come già tante altre, come l’ennesima occasione per un dibattito intenso e appassionato.
  Ma, purtroppo, sterile.
 
* Presidente Unioncamere Umbria 

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venerdì, 11 luglio 2008

LA RETE PER LE PARI OPPORTUNITA'

di Graziana Antinori,
   
   Lo hanno già fatto in tanti, ma vorrei anche io ringraziare la Diocesi per aver costruito questa particolarissima occasione di incontro e  di discussione, un agorà, dove hanno potuto parlare tante voci, voci di donne e di uomini, voci di tecnici, di imprenditori, di politici, di associazioni, di parrocchie, voci per la città, per la nostra città.
   PRESENTAZIONE CPO
   Tra tante voci non poteva mancare quella delle donne  del Centro Pari Opportunità del Comune di Terni, 80 donne , tante sono le componenti del Centro, per la metà donne elette nei Consigli Circoscrizionali e nel Consiglio Comunale con una consuetudine alla pratica  amministrativa e per la metà da donne delle associazioni datoriali, degli ordini professionali, del mondo del volontariato, un grande patrimonio di saperi, di idee, di sensibilità, di competenze, di valori, che vogliamo mettere al servizio della città per il poco tempo che ci è dato.
   Infatti il CPO, è uno strumento partecipativo, previsto dall’art. 20 dello Statuto del Comune di Terni, di cui si è dotato il Consiglio Comunale per promuovere la parità tra uomini e donne nella vita locale e ha la durata di un mandato amministrativo e l’attuale è vicino alla scadenza.
   L’impegno delle donne del Centro Pari Opportunità si sta dispiegando su due piani, essenzialmente culturali: da un lato la facilitazione di processi culturali che conducano al riconoscimento ed alla valorizzazione della differenza di genere, dall’altro la diffusione dell’utilizzazione della dimensione di genere nella lettura della realtà locale; in sintesi lavoriamo per un approccio culturale alla vita locale fondato sulla conoscenza e sull’attenzione alla diversità ed alle differenze, come elementi fondamentali per promuovere l’uguaglianza dei diritti.
   Il CPO sta lavorando lungo due versanti: interno all’Amministrazione comunale ed esterno verso la comunità locale. Il Centro esprime parere sulle materie, che implicano un impatto di genere, quali scuola e servizi alla famiglia, sanità, ambiente, viabilità ed uso degli spazi, politiche degli orari della città, trattate dal Consiglio Comunale e dalle Commissioni Consiliari, formula indicazioni in occasione della presentazione del Bilancio Previsionale Annuale.
   Nelle linee programmatiche approvate dall’assemblea abbiamo individuato tre direttrici d’azione su cui concentrare il nostro impegno: la direttrice dell’azione politica, la direttrice dell’azione amministrativa, la direttrice della società civile.
   Mi piaceva poi mettere a disposizioni di tutti alcune informazioni rispetto alla città, colte da un angolazione “di genere”.
   Dati demografici
   L’Ufficio Statistica del Comune di Terni ci dice che su 110.000 abitanti, le donne sono 58.000, circa il 53 %, l’invecchiamento della popolazione  (la percentuale over 65 è in costante aumento dal 2003) è al femminile, nella fascia dai 65 ai 74 anni le donne sono il 58, 1 %, oltre i 75 anni le donne sono il 63, 8 %.
   Il fenomeno della frammentazione dei nuclei familiari, cioè famiglie sempre più piccole, è anch’esso al femminile, le famiglie composte  da una sola persona a Terni sono il 31,9 % (tra queste il 47 % dei componenti ha più di 65 anni), per la maggioranza si tratta di donne sole il 61,5 % del totale, tra i 65 ed i 74 le donne sono il 71 %, oltre i 75 anni le donne sono l’82, 8 % del totale.
   Il numero medio dei figli per donna nel nostro comune nel 2006 è stato dell’1,17 %, nel 2007 1,2 %, se pur in aumento dal 2002, rimane  al di sotto della media nazionale.
   I residenti stranieri iscritti all’anagrafe sono in costante aumento dal 2003 ed in tutto il periodo le donne sono sempre state la maggioranza, circa il 57%, tendenza confermata anche nel 2007 con il 57,5 %.
   Dati sull’accesso ai Servizi Sociali e Sanitari
   Analizzando gli accessi ai cinque Uffici di cittadinanza (Montefiorino, Interamna, Valnerina, Cesure, Colleluna) del Settore Servizi Sociali del nostro Comune in media il rapporto è di uno a due, cioè per ogni uomo che accede ci sono due donne.
   Nei servizi che costituiscono il Sistema locale d’accompagnamento al lavoro, cioè il network con il CPI, Il SIL, Giona, il SISL le donne costituiscono il 57,8 % degli utenti.
   Per quanto riguarda gli utenti in assistenza economica continuativa gli ultimi dati disaggregati per genere riguardano il 2005 e mostrano una netta prevalenza delle donne ( 63,3 %), mentre rispetto alla composizione familiare aumenta il numero delle famiglie con minori assistite (anni 2005- 2006).
   In generale anche negli accessi ai  Servizi sanitari prevalgono le donne, in particolare nel Servizio per i disturbi dell’alimentazione sono il 95 %, per quanto riguarda il Dipartimento di Salute Mentale le donne rappresentano il 58,48 % degli accessi , nell’area dei disturbi neurotici e non psicotici, area a cui appartengono il maggior numero di pazienti, le donne sono il  70% circa dei casi.
   Dati sul mercato del lavoro
   Dal rapporto sul mercato del lavoro  nella Provincia di Terni (relativi al 1° semestre 2007) risulta che le donne rappresentano il 67 % delle iscrizioni al Centro per l’Impiego, di queste il 53,7 % è in possesso di un diploma o di una laurea.
   Nel settore dei servizi alle famiglie o altri servizi alla persona, i cittadini stranieri ricoprono l’80,5 % del totale, di questi il 72,9 % sono donne.
   RIFLESSIONI SULL’ITALIA E SU TERNI
   Non possiamo non partire, come già fa il nostro vescovo, dalla consapevolezza di vivere un tempo difficile, nel mondo, nel nostro paese e nella nostra città che non può rimanere immune alle influenze esterne a cui poi si aggiungono alcune peculiarità locali, una certa resistenza ai cambiamenti, all’innovazione, alle contaminazioni che dovremmo sicuramente superare.
   Una città che conferma ed il alcuni casi enfatizza le peculiarità di un Italia che invecchia, il paese a più bassa natalità nel mondo, dove non si riconosce abbastanza il valore sociale della maternità, che non valorizza le donne (il più alto gap in Europa, 24,6 %, tra tasso d’occupazione maschile e femminile), che  detiene il record europeo delle disuguaglianze sociali, dove il 10% delle famiglie detiene il 45% della ricchezza totale.
   Un mondo postmoderno dove i fenomeni legati alla globalizzazione, l’evoluzione dell’economia mondiale, i progressi della scienza hanno contribuito a creare un modello iniquo di società, una società dove non si rispetta l’uomo, la sua dignità, per questo è fondamentale affermare a gran voce la necessità di porre nel dibattere e nell’agire la questione antropologica, l’uomo, la sua dignità, i suoi diritti devono ritornare al centro, il tema dello sviluppo economico e scientifico deve essere collegato al tema della promozione dello sviluppo umano e questo deve essere chiaro anche nel livello locale. (definizione sviluppo umano di Amartya Sen).
   IL TEMA DELLO SVILUPPO, DELLA CRESCITA, DELLA RIPRESA DELLA CITTA’
   E’ stato posto con forza il tema della ripresa dello crescita della città, il tema dello sviluppo e la necessità di delineare un’agenda d’impegni, prima voglio porre una questione valoriale, quale sviluppo, quale senso per la crescita, sicuramente uno sviluppo e una crescita che deve mettere al centro la questione antropologica, come dovrebbe essere messa al centro anche a livello mondiale.
   Al centro della riflessione, dell’agire deve tornare l’uomo, i suoi diritti, la sua dignità, la valorizzazione delle sue potenzialità, ciò che non rispetta questa pregiudiziale deve essere ripensato, ridiscusso, ciò che non mette insieme sviluppo, innovazione, coesione sociale, equità non è utile all’uomo, basta con lo sviluppo ad ogni costo.
   COSA PORTARE
   Per utilizzare l’approccio di Luca Diotallevi cosa ci vogliamo portare dietro, cosa ci può essere utile per costruire il futuro della nostra città, con quali modalità strategiche vogliamo andare avanti, modalità che possono essere applicate ai vari livelli, nei ruoli diversi e nei differenti ambiti dove ognuno di noi opera?
   PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DELLE DONNE
   In un quadro tendente a mettere a leva tutte le risorse locali è un atto dovuto recuperare per la crescita della città le energie che le donne possono mettere in campo, per citare l’articolo 1 della Carta Europea per la parità degli uomini e delle donne nella vita locale: ” Il firmatario riconosce che il diritto alla parità è un preliminare fondamentale della democrazia, e che la società democratica non può permettersi di ignorare le capacità, le conoscenze, l'esperienza e la creatività delle donne. A tale scopo deve assicurare, sulla base della parità, l'inserimento, la rappresentazione e la partecipazione delle donne con idee diverse e generazionalmente differenti in ogni ambito delle decisioni politiche e pubbliche”.
   Le donne possiedono questa vocazione sviluppata nella pratica quotidiana secolare del prendersi cura degli altri,  qualità  indispensabili quali l’ascolto, l’attenzione, la generosità possono essere messe a disposizione della comunità locale, insieme ai nuovi patrimoni di saperi e di competenze che le donne hanno saputo costruirsi.
   E’ necessario che questa comunità si adoperi, noi donne per prime, perché ci siano riconosciute le competenze, le capacità, le abilità  e siano valorizzate nello spazio pubblico anche in luoghi e funzioni, finora occupate in maggioranza da uomini, penso anche ai ruoli istituzionali ed amministrativi, ma per consentire ciò è necessario promuovere il superamento di stereotipi di genere che condizionano fortemente il nostro modo di pensare e di agire.
   Una tappa fondamentale, in quest’inversione di tendenza, deve essere l’adesione alla Carta Europea per la parità degli uomini e delle donne nella vita locale, che come CPO, presenteremo alla città il prossimo autunno e che è stata sottoscritta da centinaia di municipalità europee, una carta che consentirà alla città di avere un vero e proprio Piano d’azione per la Parità, piano che interesserà le politiche per la salute, le proposte culturali, i servizi educativi, i servizi sociali, la rappresentanza nelle istituzioni.
   LA RESPONSABILITA’ SOCIALE
   Ognuno di noi è ben consapevole della responsabilità che ha nella dimensione privata, come padre, come madre, come figlio, come compagno o compagna, i nostri cari contano su di noi e si aspettano delle cose da noi, le nostre azioni, i nostri atteggiamenti, i nostri comportamenti hanno per loro delle conseguenze buone o cattive, dipende da noi.
   Dobbiamo  divenire consapevoli che questo è altrettanto vero nei confronti della comunità in cui viviamo, dobbiamo riscoprire e riappropriarci della responsabilità sociale, questa rimane anche se decidiamo di chiuderci nel privato, facciamo mancare il nostro apporto, contribuiamo a diffondere quel modello della chiusura, del piccolo egoismo che  è oggi della maggioranza del paese.
   Tanto più devono essere consapevoli di questa responsabilità sociale tutti coloro che praticano lo spazio pubblico, come politici, addetti all’informazione, educatori, soggetti del mondo economico e produttivo.
   LA RICERCA DEL BENE COMUNE
   Collegata alla responsabilità sociale non può che essere la ricerca del bene comune, bene comune, che non è la somma del bene dei singoli individui o di gruppi definiti o di settori della nostra società, richiede un andare oltre, richiede una disponibilità alla rinuncia, richiede la capacità di fare una sintesi alta, richiede l’attenzione all’altro, richiede generosità, richiede il non fermarsi al particolare, troppo spesso abbiamo assistito anche nella nostra città a prese di posizione espressione di egoismi diversi.
   Quello che dobbiamo assolutamente conquistare per condurre in avanti il nostro paese e la nostra città, per costruire il futuro  è un modo di pensare e di agire che si può riassumere nell’esercizio della responsabilità sociale di prendersi cura del bene comune, esercizio che deve riguardare ogni persona.
   La stessa Dichiarazione Universale dei diritti umani, all’articolo 29, afferma che : Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
   QUALE POLITICA
   Quale politica può essere buona, utile per la città? Una politica che s’impegni a mantenere viva la tensione ideale nella quotidianità dell’agire, che ritrovi e riscopra il senso dell’ operare al servizio degli altri, che sia capace di mantenere la coerenza tra mezzi e fini, che diffonda la cultura della responsabilità, della legalità, delle regole condivise, che sappia ridare orizzonte e speranza, che metta al centro parole forti come la famiglia, il lavoro, l’equità, lo studio, il merito, il rispetto, un modo di fare politica e non solo che segua le indicazioni dell’articolo 54 della Costituzione: “…….i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore……….”
   NUOVI STRUMENTI E MODALITA’AMMINISTRATIVE
   E’ indispensabile percorrere con coraggio strade nuove nell’amministrare, utilizzare strumenti più evoluti che ci facciano compiere passi avanti per ottenere maggiore equità, trasparenza, efficacia ad esempio dal collaudato bilancio sociale all’innovativo bilancio di genere, la comunità e composta da uomini e donne e le stesse azioni hanno impatti diversi, è necessario tener conto delle differenze.
   Una nuova sfida è rappresentata dalla promozione della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte per la comunità locale, passando attraverso la sperimentazione di percorsi e spazi partecipativi  che favoriscano la crescita di consapevolezze e la responsabilizzazione, un esempio può essere rappresentato dal bilancio partecipativo di Porto Alegre in Brasile, applicato anche in alcune città italiane.
   In conclusione il nostro territorio ha molto da guadagnare se, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ognuno, avvia una nuova stagione di collaborazioni, di integrazioni, di sinergie per costruire quelle reti locali per far parte delle reti nazionali ed europee che danno quella marcia in più, che mobilitano maggiori risorse.
   Sicuramente ci saranno ricadute positive sulla qualità della vita nella nostra città se ci si apre alla contaminazione con altre municipalità, per riproporre  buone pratiche sperimentate nelle altre regioni italiane ed europee, ad esempio la rete europea per la conciliazione, le rete europea per la parità……

* Presidente del CPO del Comune di Terni 

 
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venerdì, 11 luglio 2008

UN DESTINO CHE TORNI AD ESSERE AL PLURALE

di don Roberto Cherubini *
  
Vorrei qui portare il contributo di una riflessione fatta dall’angolo visuale di una comunità parrocchiale del centro storico di Terni, Santa Croce, che ha scelto di vivere non ripiegata su di sé ma, radicata nel suo ambiente e aperta sull’orizzonte più vasto della città e del mondo intero.
  Non pretendo di essere originale dicendo che uno degli elementi che mi sembrano oggi determinare in maniera più significativa la situazione della città, come anche più in generale della nostra società italiana e occidentale, è un diffuso e profondo senso di paura. In molte sedi autorevoli è stato detto come la paura porta inevitabilmente ad un ripiegamento su di sé, sia a livello individuale che collettivo. Zygmund Bauman nel suo recente libro parla di una paura “liquida” che cola tra le maglie dell’intimo della nostra vita quotidiana. E’ un sentimento insidioso e pervasivo che mi sembra troppo spesso caratterizzi le relazioni sociali, la vita politica ed anche i comportamenti religiosi nella nostra città. Se ce ne fosse bisogno, possiamo vedere l’ombra di questa paura anche nelle polemiche che hanno accompagnato l’annuncio di questa assemblea: c’è paura anche di starci ad ascoltare, e che qualcuno, in un franco dibattito, possa dire le cose come stanno. Paura di chiamare le cose col loro nome in un balletto terminologico quasi ridicolo: declino no, non si po’ dire, ma crisi sì; qualcuno mi spieghi la differenza di sostanza.
  La politica internazionale si è accorta da tempo del clima di paura imperante. Facendo leva su di esso ha inaugurato la ben nota epoca della “guerra preventiva”, la quale che cosa altro è se non l’ammissione di impotenza davanti alla propria paura? A livello più nostrano, la paura ha caratterizzato la campagna elettorale della primavera scorsa con l’abusato tema della sicurezza, che così incisivo è stato nel determinare le scelte degli elettori. Tanto la paura fa concentrare su di sé (sono io che ho paura e per questo devo difendermi da nemici reali e, ahimé, creati dalla paura stessa) quanto essa non offre risorse per superarsi né soluzioni, anzi si alimenta e ci pietrifica. E’ quello che in tanti costatiamo osservando Terni ed è uno dei tratti preoccupanti di quell’immobilismo stagnante che ha motivato il nostro riunirci oggi qui: usciamo dalla sabbia mobile.
  Le posizioni ideologiche e gli schieramenti politici davanti alla paura perdono consistenza: destra e sinistra su questo tema parlano la stessa lingua: la sinistra si è rammaricata di non aver assecondato abbastanza il senso di insicurezza e paura e proprio per questo di non essere stata ritenuta credibile alle ultime elezioni. Un ragionamento che è il certificato di morte della politica, dal momento che essa ha perso il suo ruolo reale, cioè quello di guidare l’opinione pubblica nel tentativo di condurla su un proprio progetto, per divenire invece preda docile dei sentimenti della pancia della gente. I partiti in ciò dimostrano di essere uguali al clima che si vive: hanno paura, paura di perdere il potere e divenire irrilevanti, e per questo sono disposti a diventare sempre più agenzie che captano gli umori e cercano di assecondare le opinioni, per quanto volubili e irrazionali esse siano.
  La religione, se asservita alle ragioni della paura, produce anch’essa le stesse nefande conseguenze, al di là persino delle differenze di credo. Pensiamo alle somiglianze fra un certo integralismo cattolico con le posizioni difensive dell’ortodossia più intransigente o del pentecostalismo teocon statunitense, come con quelle del famigerato islamismo estremista o dell’ebraismo ultraortodosso: difesa di sé nella contrapposizione spaventata all’altro e ricerca dell’appoggio dei regimi, meglio se autoritari, per imporre la fede: si veda la Russia, ma anche gli USA e l’Iran khomeinista. La paura infatti fa perdere quel gene dell’incontro e del culto dell’altro che è nel DNA delle religioni abramitiche. L’altro non mi interpella, e l’incontro e la convivenza con chi crede in un Dio diverso dal mio, come era frequente in ambiente mediterraneo e che in altre epoche ha generato fasi di meticciato,  è una minaccia e genera rifiuto e, appunto, paura.
  A livello sociale gli studi dimostrano come a fronte di un livello alto di sicurezza e basso di criminalità (e Terni lo è ancora più della media nazionale) la percezione individuale e collettiva è istericamente schizzata in alto su livelli di irrazionalità e scarso realismo. Tutti sono spaventati e pronti a scoprire dietro l’angolo la minaccia criminale alla propria incolumità. Reazione immotivata, anche perché se dobbiamo dare retta alle cifre, due omicidi su tre avvengono all’interno della cerchia familiare o di vicinato o di stretta relazione amicale. Dovremmo vivere terrorizzati di stare a casa, a contatto con così tanti potenziali assassini e vedere nel pranzo in famiglia il momento di maggior rischio per la nostra incolumità. E’ un paradosso, ma tant’é.
  Il rev. Martin Luther King, attivista antirazzista statunitense, disse: “La Paura bussò alla porta. Il Coraggio andò ad aprire e vide che non c’era nessuno.” Dove trovare il coraggio di aprire quella porta e riconoscere l’infondatezza razionale, umana ed emotiva di tanta paura e l’assurdità delle conseguenze che essa comporta? E’ la domanda che riecheggia in tanti discorsi di questi giorni. Non credo però onestamente che il coraggio vada cercato in un rinnovato “orgoglio ternano” che rischia solo di allargare un po’ più in la il recinto di filo spinato con cui difenderci. Né, come cristiano, credo nel miracolistico ruolo di esaltazione dei talenti della competizione pura, se non nel paolino gareggiare nel bene (Rm 12,10).
  Piuttosto il rev. King additò, e trovò lui stesso, il Coraggio in una azione collettiva, pacifica e nonviolenta, per la ricerca del bene comune e della giustizia. Quell’esigenza di un rinnovato slancio etico di cui parlava sapientemente ieri don Gianni Colasanti. Attraverso di essa Martin Luther King guidò le folle dei neri americani a non restare ingabbiati in una paurosa subordinazione per la conquista dei loro diritti civili. Sono cambiati i tempi, ma l’indicazione mi sembra preziosa anche per noi oggi.
  Viviamo infatti a Terni oggi una frammentazione che ci allontana sempre più gli uni dagli altri e spesso ci mette gli uni contro gli altri: giovani contro anziani (le risorse sono poche, chi privilegiare? gli improduttivi o chi si affaccia al mondo del lavoro per la prima volta? Si chiede un certo efficientismo amministrativo); italiani contro stranieri (il lavoro è poco, loro ce lo rubano), occupati contro chi è in cerca di lavoro (mors tua vita mea), ecc... Pochi sono i momenti di aggregazione per una causa comune, rari i segni di una solidarietà, che oramai sembra parola di altri tempi e fuori moda; le raccolte di firme ormai sono sempre contro qualcuno, “il nemico”, mai a favore. Regna la rivendicazione del diritto individuale, se non la prevaricazione per il vantaggio del singolo, guardata troppo spesso con indulgenza perché si sa, oggigiorno se non si fa così non si va avanti. E’ il regno dell’individuo, tanto più arrogante quanto più spaventato e pauroso. Nel nostro quartiere ad esempio (il centro storico) vediamo un progressivo rivalutamento del patrimonio abitativo attraverso investimenti immobiliari, cosa positiva, ma che allontana gli anziani dalle ultime case quasi fatiscenti per far spazio ai residence di lusso: chi tutelerà gli interessi di chi non ha voce? Gli stranieri, presenza preziosa che si prende cura di quelli di cui ci pesa occuparci (anziani, malati, bambini), seguono la stessa sorte, spesso invisibili alle istituzioni, perché lavoratori in nero, e poco garantiti in lavori precari e saltuari. Gli zingari, che hanno pagato col sangue nell’olocausto nazista il diritto a dirsi cittadini europei, non sono più di casa a Terni, anzi vi sono stati scacciati poche settimane fa, nonostante una grande e bella manifestazione del Comune giusto l’estate scorsa aveva esaltato i tratti della loro cultura e il loro prezioso apporto alla nostra società in termini di provocazione al pluralismo e alla tolleranza.
  Insomma, per concludere, credo che la paura si possa vincere solo se si inaugura una nuova fase della vita cittadina improntata alla solidarietà, ad un nuovo senso collettivo e di un destino comune che soppianti l’esaltazione dell’individuale, la difesa dell’orto privato e la ricerca di un successo personale a scapito degli altri. Noi siamo pronti a farlo.
  Qualche esempio: l’incontro domenicale che scandisce la vita cristiana nella liturgia eucaristica è rimasto uno dei rari momenti collettivi in una società frammentata e individualizzata nei bisogni e nelle loro soddisfazioni. Ma noi comunità cristiane sentiamo la sfida di renderle effettivamente un ambito di solidarietà e l’espressione della fede di un popolo, luoghi in cui chi mi sta accanto, e ancora di più chi non ci sta, mi interessa e mi manca, mi interpella? La scuola, le istituzioni civili sentono che anche dal proprio operato dipende il senso di far parte di un unico collettivo soggetto di diritti e doveri, legati gli uni agli altri da una fitta catena di relazioni, e non sono divenute piuttosto un erogatore di servizi scadenti e scarsamente pensati se non, addirittura, finalizzati ad altri interessi che quelli comuni?
  Mi sembra un lavoro lungo e difficile, ma anche esaltante: trovare le ragioni per non vivere più lamentose vittime della propria paura ma costruttori ottimisti di un destino che torni ad essere al plurale, comune e inclusivo di tutti, specialmente chi è più marginale.
  Da questo incontro troviamo il coraggio per farlo.
 
* Parroco di Santa Croce 
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categorie: atti

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La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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