di Arnaldo Casali
“Un esame di coscienza per il territorio e i suoi abitanti, ma anche uno spazio di libertà dove tutte le componenti sociali possano ritrovarsi per dibattere sul futuro di Terni”.
Il vescovo Paglia scrive alla città, e la convoca per un vero e proprio Concilio cittadino aperto a tutte i soggetti istituzionali, economici e sociali; un momento di confronto e riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale.
Si svolgerà sabato 14 giugno a Palazzo Gazzoli: un’intera giornata che non vuole essere - sottolinea il vescovo - un’invasione di campo da parte della Chiesa, ma un’assunzione di responsabilità. “Perché una Chiesa chiusa nelle chiese tradisce sé stessa”.
Insomma niente prediche, niente moniti, nessun tentativo di condizionare la vita politica, ma un confronto orizzontale, un dialogo alla pari tra tutti quelli che hanno il dovere o la volontà di lavorare per il bene comune.
Non a caso, oltre alle relazioni di monsignor Paglia (Il perché di un invito, il valore di un’amicizia) e del sociologo Luca Diotallevi (Riprendere un cammino, condividere un’agenda, ricostituire una città) il cuore del convegno saranno gli interventi dei rappresentanti non solo delle istituzioni politiche, economiche e universitarie della città, ma anche di tutte le associazioni - anche le più piccole - che operano nel settore sociale e culturale: ognuno avrà uno suo spazio a disposizione (circa 10 minuti) per dire la sua e fare proposte.
“Una responsabilità comune per il futuro della città”, questo il titolo scelto per il convegno, che è stato presentato ufficialmente venerdì 9 maggio in Curia dal vescovo insieme al vicario monsignor Antonio Maniero e a Emanuela Buccioni e Giorgio Armillei del Consiglio pastorale diocesano.
“Questo convegno - spiega Armillei - arriva al termine di un lungo cammino svolto all’interno della chiesa ternana e sviluppato anche in altre occasioni, coinvolgendo tutte le realtà ecclesiali. Ora è venuto il momento di confrontarci anche con il resto della società civile”. “Il futuro della città è una responsabilità comune che tutti sono chiamati ad assumersi” aggiunge monsignor Maniero. “Dobbiamo uscire dal guscio, analizzare insieme la situazione, e prenderci sulle spalle un carico che è senza dubbio gravoso”. “Troppo spesso - aggiunge il vicario diocesano - ci ritroviamo a lamentarci della situazione dicendo ‘se ci fossi io, se comandassi io’. Ecco, ora ci siamo tutti, e quella che vogliamo dare alla città non è una medicina per scacciare la febbre, ma l’inizio di un cammino che possa portarci lontano”. “Viviamo in un momento di transizione, che si inserisce anche nell’orizzonte regionale e nazionale, e la crescita non è affatto scontata” riprende il vescovo. “Come comunità cristiana non vogliamo proporre un progetto, perché non abbiamo le competenze per offrire delle soluzioni, ma siamo sicuri che il futuro del territorio dipende da una rinnovata coesione di tutti gli ambiti vitali della città, altrimenti saremo costretti a vivacchiare se non a retrocedere”. Il prelato entra anche nel merito dei problemi, come il lavoro: “Pensiamo ai giovani che guardano con difficoltà all’avvenire e preferiscono andarsene da Terni, e - viceversa - alle aziende del territorio che devono andare a cercare fuori i loro impiegati”. La droga: “Una ragazza di tredici anni mi ha detto che gli amici la prendono in giro perché non si impasticca”. Per non parlare poi dei nomadi: “Quando per nove zingari si raccolgono migliaia di firme, la situazione è davvero preoccupante. Se oggi cacciamo gli zingari, domani saremo noi a essere cacciati”.
“Ebbene, non possiamo chiedere gli occhi di fronte a questa situazione - incalza il vescovo - ma mettere a frutto le potenzialità che rendono vivace la vita di questa città, come la sua straordinaria capacità di accoglienza e solidarietà. Se Terni non fosse stata così accogliente con gli immigrati sarebbe ancora un villaggetto di campagna”.
“Dobbiamo capire - aggiunge il vescovo - quali sono i pesi che ci impediscono di crescere, e trovare il coraggio di gettarceli alle spalle. Insomma, capire cosa dobbiamo lasciare e su cosa, invece, investire”. E sia chiaro, sottolinea Paglia, che questo non è un convegno contro qualcuno, “ma una grande occasione per conoscere e ridisegnare insieme il domani della città”. E’ quindi evidente che la giornata rappresenterà un punto di partenza per una riflessione che dovrà continuare nel tempo. “Vogliamo immaginare una città migliore - conclude monsignor Paglia - perché nessuno, credo, possa dire che le cose vanno bene così come stanno. Nessuno può restare insensibile di fronte ad una riflessione di questo genere. E allora, anche chi arriverà perplesso a questa nostra iniziativa, comunque dovrà venire. Il sasso è gettato, e l’acqua si muove. Senza dubbio chi è attaccato al vecchio si preoccuperà, ma qualcosa dovrà accadere”.
“Certamente - conclude - questo cammino verso una città che sia migliore è davvero difficile in pochi, ma insieme è possibile”.