Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
sabato, 04 ottobre 2008

CATTOLICI E POLITICA

di Lucio Conti

Per ragionare di politica e territorio, e quindi portare in qualche modo un contributo a questo incontro, desidero farvi conoscere innanzitutto il cammino che ha fatto in questi ultimi anni la Chiesa diocesana di Terni Narni Amelia, nella comprensione e assunzione di responsabilità verso le città delle quali è parte e che ha portato da ultimo alla celebrazione lo scorso 14 e 15 giugno del convegno “una responsabilità comune per il futuro della città”, che ha certamente introdotto una discontinuità rispetto al modo nel quale la città tradizionalmente si pensa e si rappresenta. 

E’ un cammino che ha fatto la chiesa diocesana tutta insieme, quindi non singoli cattolici o gruppi di essi. Questo cammino e il convegno di giugno che ne è scaturito non esonerano ovviamente dal dovere attribuito dal magistero ad ogni cattolico ed in particolare ai fedeli laici di prendersi cura delle cose del mondo e di contribuire all’edificazione della città terrena anche con l’impegno personale sociale e politico. 

Il nostro “caso” ternano, per cui è stato chiesto ad un membro del Consiglio Pastorale diocesano di intervenire oggi sul tema “politica e territorio” nasce dal fatto che in questi ultimi anni tutta la chiesa diocesana ha inteso, sentendosi parte del territorio in cui vive, di dire una parola sulla città, suscitare una discussione, esprimere una preoccupazione, lanciare segnali di speranza. 

Lo spunto dal quale è partita una elaborazione di pensiero sulla città, oltre ovviamente che dalle indicazioni del Magistero e della Conferenza Episcopale Italiana è stata la prima lettera pastorale di Mons. Paglia, “L’Eucaristia salva il mondo” del 2001. In quel testo per la prima volta siamo stati invitati, direi provocati, a riflettere sul rapporto tra l’Eucaristia e la città.  L’eucaristia salda fede e vita sociale. Scriveva il vescovo: “La Messa salva anche le nostre città. La Messa, infatti, non è una pratica di pietà che si compie privatamente. E’ la fonte della santità per i credenti del mondo… La Chiesa di Terni non può vivere senza la sua città, si pone anzi al suo servizio, e per questo sentiamo la responsabilità di dire che la città di Terni non può sopravvivere senza una robusta cultura dell’amore”. 

A partire da questa lettera pastorale è iniziato dentro la chiesa diocesana un processo di discernimento comunitario, a  vari livelli, che ci ha portato a desiderare di conoscere meglio le città della nostra diocesi, a farci consapevoli del processo di trasformazione che stavano subendo, a condividere speranze e preoccupazioni, fino a desiderare di rendere pubblico il pensiero che avevamo elaborato e a provocare su questo un confronto e una discussione. 

Non è questa certamente la sede per entrare nel dettaglio dei contenuti del convegno, ampliamente pubblicizzati, che hanno aperto un dibattito vivacissimo, e qui quali vi saranno certamente occasioni per tornare in sedi più specializzate.

Vorrei dedicare invece  i pochi minuti che ho a disposizione per affrontare il tema dell’incontro riprendendo alcune delle idee emerse in quella sede e che si riferiscono alla necessità della generazione di una positiva e fiduciosa interazione tra i soggetti che costituiscono un territorio (il mondo politico, la scuola, l’università, il ceto imprenditoriale, le grandi aziende pubbliche e private, le istituzioni culturali, la Chiesa stessa…).  

Nella relazione del Vescovo al convegno di giugno c’è un paragrafo intitolato “la città pluriforme”. Vi si legge: “La buona Città terrena è pluriforme non uniforme, poliarchica non monarchica, democratica non autoritaria: è, diremmo oggi, una Città aperta, mai chiusa e, come amava dire don Luigi Sturzo, pervasa da “sano agonismo”. In questa Città nessun ceto e nessuna singola istituzione è addetta o arbitra del bene comune, che deve essere, invece, misura dell’operato di ciascun individuo e di ciascun gruppo. E si badi bene, la Chiesa stessa non può arrogarsi il compito della sintesi. La Chiesa è chiamata altresì a svolgere nella Città anche quel compito che potremmo chiamare di “relativizzazione” dei poteri, sia politici che economici, scientifici o tecnici, a volte persino religiosi, perché nessuno di essi pretenda di essere assoluto. L’esserci della Chiesa desacralizza, “laicizza”, ogni potere, destituendolo da ogni pretesa sintetica e riportandolo a strumento di azioni misurabili, valutabili, imputabili. Questo dice l’insegnamento sociale della Chiesa quando asserisce il concetto di sussidiarietà. E questo oggi, in Italia e in Europa, significa criticare ogni pretesa di sovranità assoluta, inclusa quella della politica che si fa Stato. L’ambito della “politica” infatti è ben più vasto di quello dei partiti e richiede l’impegno di tutti i cittadini e di tutte le realtà vitali della città. Per questo va “criticata” ogni chiusura e inamovibilità, ogni irresponsabilità e ogni “investitura” nell’esercizio dei pubblici poteri, politici o di altro ordine, pensati sullo schema ereditario”. 
 
Credo che la prima responsabilità che hanno i politici cattolici è quella di prendere coscienza che solo una positiva e proficua interazione fra i soggetti che sono presenti nei territori è la condizione per l’avviarsi di dinamiche di competizione e sviluppo. Oggi la politica tende ad occuparsi di tutto, di economia, sanità, scuola, cultura, trattando e mercanteggiando. Tutto ciò, anziché avviare dinamiche virtuose (di “sano agonismo”, come diceva Sturzo) appiattisce e rischia di frenare lo sviluppo dei territori che si avviano alla marginalizzazione. Non a caso il Vescovo, nella sua relazione, si pone il problema di città che come nascono possono scomparire se non sono capaci di reinventarsi, attrarre risorse a aprirsi al nuovo.  

Questo vale ovviamente anche per il nostro paese. Oggi a mio parere in Italia c’è troppa politica, che occupa tutto lo spazio pubblico, nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione, frenando la crescita e la sana competizione fra gli attori sociali del nostro paese. Troppa politica che ha talmente tanto occupato lo spazio degli altri poteri da faticare ad uscirne, anche quando si sia resa conto del danno che ha provocato. Come far tornare ad essere centri di eccellenza le nostre università, i nostri ospedali, i nostri istituti di ricerca, le nostre istituzioni culturali? 

Per completare il ragionamento una considerazione tratta dalla seconda relazione, tenuta dal prof. Luca Diotallevi. In essa vi è un paragrafo che riprende questo tema e che si intitola “Rinnovamento per competizione”, cito: “La discontinuità che cerchiamo non può avvenire per consenso ma per competizione. Questa competizione per l’innovazione può unirci molto di più ed in modo più civile di quanto ci unisce il consenso ad ogni costo. E poi, è solo questa competizione per il rinnovamento che garantisce il ricambio dei gruppi dirigenti, in ogni ambito e non solo in quello politico, ed una più generale mobilità sociale.
Non ci sono alternative: nuovi gruppi dirigenti si formano a mezzo di altri gruppi dirigenti. Solo dalla competizione e dalla sfida giunge il rinnovamento con il grado di discontinuità necessario.
 Non ci sono alternative: solo preferendo il merito alla posizione, ovunque, si promuovono il rischio e la sperimentazione. Il merito suppone la competizione, la competizione è l’antidoto all’accomodamento”. Ancora: “Il comportamento innovatore, per definizione comportamento deviante, soffre del troppo consenso. Il consenso da cui spesso siamo ossessionati è una risorsa costruttiva solo se è il frutto di una competizione. La coesione slitta nel mero controllo e nella paura se non è innervata da quella fiducia reciproca che si esprime nel confronto e nella competizione tenace e leale”. 
Può sorprendere (e ha sorpreso!) che in un testo ecclesiale vi fosse un invito alla competizione. Per la rinascita o lo sviluppo di un territorio è necessario che i soggetti che lo compongano vivano in una sana competizione che spinga tutti a fare il meglio.

Abbiamo bisogno di una competizione che spinga ciascun soggetto ad essere massimamente efficiente. Pubblica amministrazione, ospedali, scuole, università e quant’altro presente in un territorio devono essere spinti a fare di se stessi centri di eccellenza nazionale ed internazionale. Per fare questo debbono interrogarsi sulla qualità dei gruppi dirigenti che hanno espresso, come li hanno selezionati, come hanno usato le risorse, i talenti, le potenzialità di quel territorio.  

Ancora Mons. Paglia è intervenuto su questo punto: “Un punto mi sta particolarmente a cuore. Ho come la sensazione che talora si sia abusato dell’idea della coesione. La coesione è un concetto che può essere anche ambiguo sino a impedire l’indispensabile creatività. La crescita è fatta di coesione vera, che fa da sfondo a confronti liberi, a competizioni vivaci, anche a conflitti, ad ideazioni critiche ed immaginazioni ardite. Si può dire, e non è un paradosso, che oggi noi non abbiamo bisogno di dosi ulteriori di coesione. Terni, come la gran parte dell’Italia centrale, rischia di perdere troppe opportunità per conservare una coesione fine a se stessa.”  
 
 Ad un deficit di coesione però non deve corrispondere un deficit di fiducia. Ancora Diotallevi: “Non c’è vera ‘coesione sociale’ se non c’è fiducia. Non c’è coesione sociale dove c’è scarsa cooperazione non interessata, scarsa disponibilità al dono, scarsa densità associativa. Le istituzioni, soprattutto quelle politiche, sono in clamoroso deficit di fiducia”
Nessun territorio cresce e si rinnova se non c’è il necessario livello di fiducia fra i soggetti che lo costituiscono. Gli attori sociali debbono competere ma non temersi. Il cittadino, l’imprenditore, il malato che si rivolge ad una struttura sanitaria, lo studente che segue un corso di laurea, non possono pensare che l’istituzione alla quale reciprocamente si rivolgono non persegua fini diversi da quelli dichiarati. Oggi il livello di fiducia nelle istituzioni, politiche ed economiche soprattutto, è in grave crisi, ed è urgente ricostituirlo con regole, prassi e sanzioni esemplari.
Solo qualche dato numerico tratto dal sondaggio Eurisko sulla città di Terni effettuato in occasione del Convegno diocesano. I partiti politici sono l’istituzione che gode di minore prestigio in città. In una scala da 0 a 10 il livello medio di fiducia dei ternani verso i partiti si ferma a 4,4. Di poco superiori le performance del Sindaco e del sindacato (5,0). Appena sufficienti i dati che riguardano i soggetti economici (gli imprenditori locali sono al 6,0 e TK-AST al 6,4); e ciò nonostante solo il 15,7% dei ternani giudica positiva la situazione dell’economia locale.
Sono dati che danno la misura dei fenomeni che, durante tutto il dibattito estivo seguito in città al convegno di giugno, sono stati riassunti nel tema della marginalizzazione e del declino. Terni è una città che non cresce: e quando il tempo passa e si sta fermi, mentre gli altri vanno avanti, si ha il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Il declino è nei dati strutturali dell’economia ternana, lo ha efficacemente ribadito il prof. Giuseppe Croce nel convegno sull’innovazione e lo sviluppo della scorsa settimana, ma non è inevitabile. Per rendere possibile la ripresa – che, certo, dipende anche da una grande quantità di fattori esterni alla città – occorre una discontinuità forte nel modo con il quale la città si pensa e la sue categorie dirigenti la guidano. Tutte le categorie dirigenti: in questa sede, ovviamente, il discorso riguarda quelle politiche. 

I cattolici che scelgono l’impegno politico diretto hanno il dovere di confrontarsi con franchezza con questi temi e dire se intendono davvero farsi essi stessi portatori di queste discontinuità.
Mettere in discussione prassi consensualistiche e corporative, talora percepite come positive anche in buona fede. Farsi promotori di una legislazione e una prassi politica che favoriscano la competizione e la fiducia, il riconoscimento del merito, il ricambio delle classi dirigenti, evitando la riduzione della politica a “mestiere”.  
Aggiungo: hanno il dovere di proporsi per la leaderhip dei processi di cambiamento, evitando di rimanere impastati in pratiche accomodatorie e di spartizione. Nessuno può pensare di ricevere un contentino quando è in gioco il destino di una comunità. Anche perché, ricordiamolo, i cattolici che non scelgono l’impegno politico diretto sono comunque anch’essi elettori ed hanno il dovere di scegliere per il meglio. 

Porsi come obiettivo quello di una nuova leadership dei processi di cambiamento non significa tradire il principio del pluralismo politico dei cattolici. In questo senso possiamo mettere a tema, senza intaccare la permanente validità del principio del pluralismo delle scelte politiche dei singoli cristiani, la questione del ruolo politico del movimento cattolico a Terni. Il pluralismo non è un modo per sfuggire alla concretezza del giudizio restando appesi alla inevitabile generalità dei principi. Il pluralismo nasce dalle caratteristiche della condizione umana, dai vincoli delle scelte morali, dalla componente in parte evolutiva della stessa comprensione della Rivelazione cristiana. Nasce dalla diversità delle interpretazioni della teoria politica, dalla disponibilità di mezzi diversi per raggiungere medesimi fini, dalla irriducibilità della molteplicità degli strumenti tecnici a disposizione dell’azione politica.

Ma il pluralismo non può condurre il movimento cattolico e – per certi versi – la stessa Chiesa diocesana all’irrilevanza pubblica o al solo parziale appello ai principi. Il convegno del 14 giugno lo ha dimostrato. Ci sono questioni sociali che la Chiesa e il movimento cattolico possono e debbono porre alla città, così come hanno fatto il 14 giugno. Non solo: possono e debbono porle alla città e a loro stessi. Tra Chiesa e città non c’è indifferenza, non c’è separazione: la Chiesa è segno anche dell’unità della città. 
In questo contesto la Chiesa diocesana ha prodotto l’agenda del 14 giugno. In questo senso quell’agenda non è un’elencazione di principi ma una mappa delle questione pratiche che sono al cuore della vita della città. La ricordiamo per grandi titoli. Occorre investire sul futuro di TK-AST, sull’Azienda ospedaliera, sulla ristrutturazione radicale della pubblica amministrazione locale, sullo sviluppo delle capacità della città, sulla rete con i territori e le città dell’area ternana. Occorre pagare il prezzo doloroso dell’abbandono dei nostri difetti. Dobbiamo smetterla di sottovalutare le scuole ternane, dobbiamo smetterla di far finta che i processi demografici possano essere gestiti con formule multiculturalistiche un po’ naif,  dobbiamo liberarci del consociativismo delle relazioni locali tra economia, politica e  pubblica amministrazione, dobbiamo spostare l’asse geografico delle nostre relazioni territoriali, dobbiamo porre una questione Terni dentro la arene di governo regionale. 

Ecco perché vorrei lasciarvi, concludendo, con le parole chiave di questo ragionamento: competizione e fiducia tra soggetti sono i caratteri che fanno la qualità e il futuro di un territorio. La nostra diocesi e il nostro Paese ne hanno bisogno. I cattolici hanno il dovere di segnare una discontinuità. 
 
* Intervento al convegno su cattolici e politica, venerdì 3 ottobre 2008
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lunedì, 07 luglio 2008

DECLINO ECONOMICO E CULTURA DEI NUMERI

di Giuseppe Croce 

croce

Una delle questioni più dibattute in occasione del convegno sulla città promosso dalla diocesi è stata quella del declino economico, vero o presunto, dell’area ternana. Pressoché tutti gli esponenti di centrosinistra, sia pure con accenti differenti, hanno orgogliosamente negato che Terni sia in declino. Ma la reazione, ancorché degna di attenzione, è sembrata eccessivamente istintiva, quasi difensiva. Quasi che il termine declino rappresenti uno scenario irreversibile, o una sorta di giudizio morale sulla città e sulla sua classe politica. Niente di tutto questo. Esso indica la minore capacità di crescita dell’economia locale rispetto al resto del paese, quale risulta dai dati statistici disponibili, e che ha portato il reddito procapite della provincia di Terni ben al di sotto di quello medio nazionale. E poiché questo stato anemico dell’economia prosegue da un periodo decisamente lungo, esso non può essere considerato alla stregua di un malessere temporaneo. Piuttosto rivela una difficoltà strutturale con effetti duraturi. In ogni periodo ci sono città che crescono più velocemente e altre che faticano a stare dietro. Ora, questi sono processi normali ma tutt’altro che irreversibili. Inoltre sono processi complessi poiché dipendono da un insieme assai vasto di fattori, alcuni esterni all’area locale e altri interni, e solo in parte riconducibili direttamente a responsabilità politiche presenti. E infine, sono processi costosi. Una protratta debole crescita economica si riflette sui bilanci presenti e futuri delle famiglie e delle amministrazioni pubbliche e compromette le possibilità di una comunità di far fronte ai suoi bisogni privati e collettivi e, diciamolo pure, la sua legittima aspirazione ad una relativa prosperità. Eppure, molti interventi, negando il tema del declino, hanno anche mostrato disinteresse per una più attenta e impegnativa considerazione dei dati e, insieme ad essi, della realtà e delle sue dinamiche. E pensare che solo due giorni dopo il convegno anche Bruno Bracalente (il Sole24Ore del 18.6), già presidente della Regione, ha parlato di declino in riferimento alle dinamiche dell’economia umbra. D’altro canto, molti interventi del centrodestra hanno ripreso il tema del declino a fini puramente polemici. E con ciò, non solo mostrano di trascurare quanto articolate siano le cause delle dinamiche economiche, ma sorvolano forse con eccessiva disinvoltura sul fatto che le difficoltà dell’area ternana erano manifeste già nella fase in cui la loro parte ha avuto responsabilità di governo a livello locale.

Ma anche un altro argomento che è tornato in vari interventi merita attenzione, ed è quello secondo il quale la crescita economica non è da considerare tra gli obiettivi primari di una comunità poiché, si è sostenuto, cattura solo una dimensione “quantitativa” mentre trascura altri importanti elementi qualitativi, come l’ambiente, la socialità, o l’equità sociale. Ora, questo argomento è tanto condivisibile in linea di principio quanto ambiguo e fuorviante se calato nella discussione in contrapposizione all’obiettivo della crescita. Chi sostiene, sulla base di questo argomento, che non costituisca motivo di preoccupazione il fatto che l’economia ternana sia cresciuta meno di quanto abbiano fatto altre realtà ad essa vicine, come ad esempio Perugia o Siena o Macerata, ha l’onere di dimostrare che Terni, in quello stesso arco temporale, ha guadagnato rispetto a queste altre città, per quanto riguarda le condizioni ambientali, la qualità della vita, il tempo libero o la riduzione della povertà. Non solo, dovrebbe anche dimostrare che questi miglioramenti si sono distribuiti in modo soddisfacente per tutti, e soprattutto per i più deboli, cosicché coloro che non hanno trovato lavoro per effetto della scarsa crescita economica o chi avrebbe bisogno di migliori servizi pubblici ma non può averli perché le risorse sono più scarse, si senta appagato per qualche altro aspetto. E dovrebbe anche argomentare pubblicamente che per il futuro ritiene preferibile sacrificare la crescita in vista di obiettivi di altra natura, impegnandosi poi a essere giudicato rispetto a questi. Perché, sia chiaro, non è che a crescere di meno si guadagna automaticamente in qualità ed equità, anzi, è più facile che accada il contrario.

È interessante notare che al coro che si è levato per contestare la priorità dell’obiettivo della crescita non si sono uniti i rappresentanti dei sindacati lì intervenuti, i quali sanno bene come la crescita economica non sia cosa diversa dall’aumento dei posti di lavoro e, soprattutto, della produttività e dei salari. Proprio quella che a livello nazionale è indicata, anche dal Partito Democratico, come emergenza prioritaria, a Terni, che pure mostra segni di sofferenza certamente non meno acuti di quelli del resto del paese, viene derubricata a elemento secondario.
Ma alcuni degli interventi si sono spinti oltre e hanno sostenuto che l’uso stesso di misure del prodotto dell’economia, come il PIL, sia da rifiutarsi perché eccessivamente riduttive. È vero, il PIL non è certamente una misura della felicità ed è imperfetto anche come misura del solo benessere materiale. Eppure tutto il mondo accetta di misurarsi con questo metro. In questo angolo di mondo, invece, l’orgoglio per il proprio supposto “modello di sviluppo” è tale da indurre a negare la legittimità dell’uso di questo indicatore, anche quale punto di partenza per un’analisi più ampia. L’identificazione tra attori politici e realtà sembra talmente spinta da non consentire neanche quel distacco minimo necessario all’analisi e alla prognosi. In fondo, il deficit mostrato dalla nostra classe politica in questa occasione, è forse di tipo culturale e, più precisamente, di “cultura dei numeri”. Può apparire bizzarro ma è tuttaltro che secondario. Soprattutto perchè i numeri, che misurano, confrontano, ordinano, a prenderli sul serio, impongono un supplemento di responsabilità pubblica.
postato da responsabili alle ore 09:33 | link | commenti (2)
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martedì, 01 luglio 2008

LETTERA APERTA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA'

pacifici

di Fabrizio Pacifici


Desidero inserirmi nel dibattito politico aperto dall’invito del Vescovo a riflettere sul futuro della nostra città e che da giorni trova ampio spazio nella stampa locale.
Conosco bene le realtà sociali, civili, politiche ed economiche della città di Terni. Le conosco come amministratore pubblico da nove anni, ma ancora più le conosco come cittadino attento, critico, impegnato e appassionato.
In questi anni mi hanno chiamato assessore tecnico e assessore di fiducia del Sindaco.
Di fatto sono “un uomo qualunque” prestato alla politica.
Sono un ternano, nato e cresciuto qui; sono un maresciallo della polizia municipale in aspettativa; sono un cattolico.
Sono un uomo del volontariato, provengo e appartengo all’esercito di quei, tanti tantissimi, cittadini che, silenziosamente, prestano il loro tempo, le loro competenze e la loro passione a fare per gli altri.
Ecco. Sono un uomo di passione.
E questa passione, forte, insopprimibile, che si alimenta di sé, questa passione per la mia città, per il mio lavoro di amministratore e per il mio mondo che è il mondo del volontariato, questa passione che è la mia forza, e qualche volta anche la mia debolezza, ha ispirato e determinato la mia attività politica di assessore alle politiche sociali per questi nove anni e alle politiche giovanili per i primi cinque.

E’ da queste premesse, con questa importante esperienza maturata sul campo, forte della consapevolezza di quanto è stato fatto nella nostra città nel sociale che posso dire, con convinzione, forza e determinazione, che Terni, oggi, è una città più accogliente, solidale, fiera dei risultati raggiunti nell’integrazione, nell’associazionismo, nell’assistenza, nelle politiche verso i giovani, verso gli anziani, le persone con disabilità e gli stranieri.
Cinque Uffici di Cittadinanza che coprono in modo capillare il territorio; venti centri sociali per anziani, attivi, vivi e vissuti; dieci centri giovanili, centri propulsori di idee ed iniziative.

Il Centro Polis, ospitante tra l’altro anche il CeSVol, di cui io sono stato promotore e socio fondatore ormai quindici anni fa, che raccoglie, promuove e rappresenta tutte le associazioni di volontariato della provincia.
Il Centro per l’Autonomia Umbro, già sede della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap), fiore all’occhiello della mia amministrazione e di questa città, da me fortemente voluto e sostenuto e che si appresta a diventare riferimento per l’intera Regione Umbria.

Diecimila stranieri provenienti da centodue diversi Paese, diecimila stranieri che vivono a Terni accettati, integrati, e solo raramente tollerati.
Una città che ha ordinato lo sgombro forzato e l’espulsione dei rom solo dopo il loro netto intransigente rifiuto ad accettare una casa e un lavoro, un inserimento sociale, civile, scolastico per i loro figli.
Ebbene, questa, in sintesi, la nostra città da un punto di vista sociale.
Una città che è cresciuta e che crescerà ancora se guidata con la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, con capacità di ascolto e di mediazione, con razionalità, con competenza. E con passione.
A chi, in questi giorni, ha detto che “Terni città ascoltata” è stato solo uno slogan politico preelettorale, dico che sono nove anni che ricevo, tutti i giorni, cinque giorni a settimana, associazioni, gruppi di volontariato, cooperative, organizzazioni di varia natura e , soprattutto, semplici cittadini. Li accolgo, li ascolto, mi confronto con loro e do loro delle risposte. Anche quando non mi compete.

Non posso, quindi, trovarmi d’accordo con chi sostiene che Terni è in declino e che tutta la classe politica attuale non ha saputo fare fronte ai propri impegni.
E’ giusto ascoltare i richiami della Chiesa, ma quando questi offrono spunti di riflessione e apportano un arricchimento al dibattito socio-politico, non quando la voce della Curia si traduce in una critica che diventa demagogica se non fa distinguo e assume il profilo dell’ingerenza.
E’ giusto aprirsi alla società civile, ascoltare, confrontarsi e apprendere laddove c’è da apprendere.

Ed è vero che la politica dei partiti deve uscire dalle proprie stanze e andare, stare in mezzo alla gente. Troppo spesso cambiare nome non significa cambiare logica e modus operandi. Le elezioni del 13 e 14 aprile devono insegnare a tutti ad ascoltare la gente, il loro malessere, la loro voglia di cambiare le cose perché siano migliori e più rispondenti ai reali bisogni di una società che cambia rapidamente e continuamente.
In conclusione, per il futuro della nostra città, perché sia una città in costante crescita, solidale, inclusiva, sempre più aperta alla cultura delle diversità, perché sia una città che ascolta e che sa ascoltare, che riconosce i propri limiti e li fa diventare obiettivi da perseguire, ci vuole consapevolezza, determinazione, ci vuole capacità di comprensione, di confronto e di mediazione.
Ci vuole passione. 
 
* Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Terni
postato da responsabili alle ore 15:16 | link | commenti
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lunedì, 23 giugno 2008

DOVE E' STATO IL DOTTOR DIOTALLEVI IN QUESTI ANNI?

di Gino Venturi *
 
La relazione del Dott. Luca Diatallevi (che leggo nel sito della Curia) merita sicuramente un approfondimento adeguato. E’ certo condivisibile che la “macchina comunale”  (si riferisce esplicitamente al Comune di Terni e a quello di Narni ma, a mio avviso, vale anche per la Provincia) ha enormi potenzialità e trova una grande ricchezza nelle risorse umane. Per il resto le considerazioni del Dott. Diotallevi sulla  “macchina” sembrano  limitarsi  ai soliti luoghi comuni e sono completamente disancorate dalla realtà ternana. E’ semplicemente falso individuare un punto della debolezza nella “ vischiosità del sistema pubblico di relazioni sindacali a Terni” e nel “conseguente potere di veto”  da parte del sindacato.   Non è poi vero che le amministrazioni  sono  “ostaggio delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego”  e non condivido il caldeggiare una più marcata privatizzazione.
 
Il Dott. Diotallevi non sembra sia vissuto a Terni in questi anni e non pare abbia sentito neanche l’obbligo di sfogliare  la cronaca cittadina per documentarsi: si sarebbe certo accorto che mentre  altri erano distratti c’è stato un soggetto, appunto il sindacato, che si è concretamente battuto con iniziative mirate per la trasparenza nella gestione del personale, con ciò perseguendo certo l’imparzialità ma anche una migliore utilizzazione dei soldi pubblici e servizi più adeguati per i cittadini. In questi anni decine di nostri aderenti si sono ripetutamente esposti di persona e ne hanno spesso pagato le conseguenze, lottando con passione , generosità e grande tensione morale per contrastare  favoritismi, clientelismo, inefficienze, consulenze esagerate ed inutili e alla protesta hanno saputo sempre coniugare, spesso inascoltati,  la proposta. Mettendo sempre al primo posto i cittadini di cui ci sentono al servizio.   
Penso al nostro impegno quotidiano per concorsi trasparenti, per introdurre meritocrazia, per la formazione, per modalità organizzative innovative, per contrastare la partitocrazia, contro “esternalizzazioni inefficienti” almeno dal punto di vista dei cittadini. Noi, e non altri, abbiamo  contrastato  esternalizzazioni non convenienti al CMM e proposto soluzione alternative, economiche e qualitativamente migliori (es: gestione multe, varchi elettronici, ecc..).  In tanti anni che seguo il settore ( senza alcun posizione ideologica rispetto alla privatizzazione)  non ricordo una sola esternalizzazione che sia effettivamente stata un vantaggio per la collettività: l’impressione è invece che esse costituiscano in genere la privatizzazione degli utili e la pubblicizzazione degli esosi costi.
Altro che potere di veto: il Dott. Diotallevi dimentica che le amministrazioni comunali di Terni e Narni e quella provinciale sono state tutte ripetutamente condannate dal Giudice del lavoro per condotta antisindacale nei confronti della UIL FPL non certo perché poteva veti ma solo perché chiedeva, come suo diritto, di essere informata per poter garantire trasparenza ed efficienza. Molte volte con  le nostre iniziative abbiamo consentito, rispetto a problemi rilevanti,  quella informazione alla cittadinanza che il “palazzo” avrebbe certo evitato e proprio il sindacato a Terni ha rappresentato uno dei pochi  “luoghi” di discussione e partecipazione rispetto ai problemi cittadini. 
Mentre decine  di sindacalisti e centinaia di lavoratori si esponevano, e non certo per chiedere privilegi (si ottengono in altro modo!) ma per affermare principi di imparzialità ed equità, di meritocrazia ed efficienza, mentre loro si battevano effettivamente con proposte concrete per dare servizi migliori ai cittadini posso assicurare che non hanno certo sentito la solidarietà di nessuna istituzione, neanche di quelle che a questi principi sono certamente molto sensibili.  
Anzi, forse sbagliando, ma ci è apparso che anche chi poteva levare un’autorevole voce per il  rinnovamento abbia  preferito invece in questi anni ostentare sostegno ad amministratori che hanno, per quanto riguarda la macchina pubblica, rappresentato con arroganza la peggiore conservazione.
 
*segretario provinciale della Uilp Fpl
postato da responsabili alle ore 15:48 | link | commenti
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giovedì, 19 giugno 2008

IL CONCILIO TERNANO E' FINITO. ANDATE IN PACE

postato da responsabili alle ore 23:35 | link | commenti
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giovedì, 19 giugno 2008

IL PROGETTO APREA

In verità nella conca ternana c'è stato chi ha provato a smuovere le acque proprio in direzione di un nuovo sviluppo sostenibile.
Il file che allego è stato fatto visionare nel corso del 2007 e del 2008 al Sen. Francesco Ferrante, all'Assessore allo sviluppo economico della Provincia Dott. Carlo Ottone, al Sindaco di Terni Paolo Raffaelli, al Presidente della Provincia Avv. Cavicchioli, agli Assessori Regionali  Bottini e Giovannetti, alla Presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti: ad oggi non si è avuta non solo alcuna risposta, ma nemmeno una concreta inziativa sebbene in Umbria e a Terni stiano proliferando realtà di produzione di energie alternative e sebbene si stia attivando, in ritardo, il porta a porta per i rifiuti.
C'è qualche politico che ancora crede nella forza e nella competenza dei giovani o dobbiamo rivolgerci al Vescovo che, a quanto pare, sembra essere il più disposto alle innovazioni?

Spero, sebbene sia lungo, che vogliate pubblicarlo poiché chiarirebbe che i giovani ternani non sono solo pronti a criticare; spesso propongono ma non ottengono risposta dalla politica.

Grazie
Dott. Corrado Pani
postato da responsabili alle ore 19:18 | link | commenti
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mercoledì, 18 giugno 2008

LA SUPPLENZA

postato da responsabili alle ore 13:00 | link | commenti (2)
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lunedì, 16 giugno 2008

UNA CHIESA SEMPRE PIU' CREATIVA E GENEROSA

di Francesco Venturini

Sono convinto che la nostra chiesa locale e le realtà ad essa collegate, come l’Associazione di volontariato San Martino che in questo contesto, mi onora di fare questo intervento, è stata in questi anni sempre più creativa e sempre più generosa.

Un esempio per tutti è la Mensa San Valentino che oltre ad essere un luogo accogliente e con un clima famigliare fornisce un pasto al giorno a circa 70/80 persone che sono immigrati, rom, tossicodipendenti, ex detenuti, rifugiati politici, anziani, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Questa è una realtà che è cresciuta e si mantiene grazie alla generosità di persone, negozianti, supermercati, del banco alimentare, fondazione carit e dal 2007 anche del comune di Terni che contribuisce con € 20.000,00. Ma il grazie più importante va alla chiesa diocesana che con la sua iniziativa ha “ costretto” la società civile a non chiudere gli occhi di fronte ad un bisogno primario, quale è il mangiare, a cui la nostra comunità cristiana presente in Terni Narni Amelia ha rilevato il bisogno e subito ha dato una risposta.

Questo ha portato a paura e preoccupazione spingendo più di qualcuno a chiudersi in se stesso fino al punto di organizzare manifestazioni pubbliche di protesta perché nella sede della Caritas e dell’Associazione di volontariato San Martino nell’omonimo quartiere, al posto della scuola materna ci si vuole fare un piccolo luogo dove poter accogliere la notte 4/5 persone che dormono alla stazione o presso le sponde del fiume Nera, sotto il ponte Allende.
Penso che si dovrebbe trovare un altro percorso per giungere alla soluzione giusta perché entrambi sono problemi importanti e non si può ridurli ad una “ guerra” tra due bisogni primari.
Queste sono solo alcune delle difficoltà, forse quelle più macroscopiche e che hanno avuto un risalto sulla stampa e sui mass media locali.

Ovviamente non dimentichiamo tutte le polemiche circa i Rom presenti nel nostro territorio.
Chiudo il capitolo della preoccupazione e della paura citando un altro fatto che alla fine dell’anno ha tenuto banco sui giornali locali che è la vicenda del Cesvol ( Centro Servizi per il Volontariato ), una realtà che raggruppa centinaia di organizzazioni di volontariato presenti nel nostro territorio, di diverse estrazioni culturali, sociali, politiche e religiose. La paura, da parte di personaggi che rivestono cariche istituzionali, forse era quella di non poter governare più il mondo del volontariato e il risultato elettorale per il consiglio direttivo del Cesvol ha dato una chiara risposta: il mondo del volontariato non vuole ingerenze da parte di chi riveste incarichi politici istituzionali e tiene particolarmente alla propria libertà di pensiero e di movimento.
 
Nella lettera di convocazione per questo convegno, il vescovo ci invita ad “ un grande atto d’amore, da farsi con franchezza, con intelligenza e con immaginazione………per individuare percorsi di ripresa comune”, che io vedo nell’accoglienza di chi chiede aiuto, di chi è costretta a prostituirsi, di chi è costretto a chiedere l’elemosina, di chi è perseguitato politicamente, di chi ha fame, di chi ha bisogno di cure, di chi chiede un posto dove dormire, di chi chiede un lavoro.
Queste sono le richieste della povera gente a cui l’Associazione di Volontariato San Martino, che il Vescovo nella Sua lettera pastorale LA VIA DELL’AMORE ha incaricato della gestione delle opere di carità a livello diocesano, da delle risposte anche con l’aiuto degli Enti locali:
1.      alle donne costrette a prostituirsi con il progetto Firmina, cofinanziato dalla Provincia, dal Comune di Terni e Narni;
2.      ai rifugiati politici con il progetto Hope di cui è titolare il comune di Narni che anche quest’anno ha dato la propria disponibilità ad ampliare il progetto ad altre 10 persone che sono quei disperati che con il bel tempo hanno iniziato a sbarcare sulle nostre coste, e con il progetto Proasilo di cui è titolare il comune di Terni, che ha confermato la sua disponibilità a proseguire l’esperienza anche nel 2009.
3.      a chi ha fame, a chi non arriva alla fine del mese e che sono costrette ad usufruire del pasto caldo che viene fornito dalla mensa San Valentino.
4.      a chi ha bisogno di cure, che grazie a:
a.       l’ospedale della solidarietà che consente ad almeno 15/18 persone l’anno, ( provenienti da altri paesi dove non possono essere assistiti), bambini in modo particolare, di essere curati all’interno del Sistema Sanitario Nazionale a cui la nostra Associazione fornisce il supporto logistico ( trasporti, vitto, alloggio per i pazienti e gli accompagnatori ) e una volta curati di essere riaccompagnati nei loro paesi di origine.
b.      L’ambulatorio medico San Giovenale che fornisce un servizio medico alle persone residenti nel nostro territorio e una volta l’anno, per oltre 200 donne, fornisce l’occasione per uno screening agli apparati genitali e al seno. La particolarità del servizio sta nel fatto che si svolge il sabato e la domenica e che il personale medico e para medico che fa le visite è esclusivamente di sesso femminile. Questa iniziativa è fatta in collaborazione con l’Asl e l’Azienda ospedaliera.
5.      a chi ha bisogno di dormire che può trovare ospitalità nelle nostre strutture di cui una in convenzione con il Comune di Terni e una, Casa Parrabbi finanziata con l’8x1000 della chiesa cattolica e dalla Fondazione Carit. Proprio nella logica dell’accoglienza abbiamo presentato ed ottenuto un finanziamento dal Ministero dell’Interno, pari a e 270.000,00, per ristrutturare la casa di accoglienza in convenzione con il Comune di Terni e per realizzare n. 4 mini appartamenti da affittare ad un prezzo calmierato per le persone che ne avranno più bisogno.
6.      a chi chiede un lavoro, ogni anno si rivolgono al nostro sportello di orientamento al lavoro circa 1000 persone che cercano lavoro e altrettante famiglie che offrono il lavoro. In questo settore, da oltre 4 anni, insieme ad altre organizzazione di volontariato, non di estrazione cattolica, stiamo gestendo, dopo aver vinto la gara promossa dalla Provincia di Terni, lo sportello per gli immigrati all’interno del Centro per l’Impiego della Provincia di Terni. Sono convinto che questa è la strada da percorrere, quella di una forte collaborazione tra pubblico e privato sociale perché è la persona che deve essere al centro dei nostri servizi. Le preoccupazioni, apparse sulla stampa locale di qualche amministratore pubblico, circa l’ingerenza della Chiesa, mi lascia perplesso perché l’esperienza con il centro per l’impiego non è certo di ingerenza ma di stretta collaborazione e lo stesso vale per i servizi che gestiamo in convenzione con gli altri enti locali. Certo se dare da mangiare, da dormire, curare, togliere dallo sfruttamento e aiutare a trovare lavoro è ingerenza da parte della Chiesa, allora si siamo quelli che interferiscono e ne siamo contenti. Mi auguro che chi pensa che la chiesa o i cattolici impegnati nel sociale, interferiscono nella cosa pubblica, siano solo una sparuta minoranza, a cui dico che comunque noi siamo sempre disponibili al confronto e non smetteremo mai di aiutare le persone e gli altri.
 
Concludo affermando che accogliere chi nella vita non è stato sempre fortunato, è un gesto di civiltà e di educazione e per chi si ritiene credente è un gesto d’amore.

* Direttore Agenzia Formativa associazione di volontariato San Martino
postato da responsabili alle ore 11:17 | link | commenti
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sabato, 14 giugno 2008

FARE CULTURA

di Manuela Canali
Ringrazio  Mons. Vincenzo Paglia per aver  convocato una conferenza cittadina sul tema del futuro di Terni. Sarò presente come molti altri ma senza la smania di voler parlare pubblicamente. Mi piacerà invece ascoltare coloro che da politici, amministratori, intellettuali, presidenti delle associazioni, vorranno finalmente parlare in pubblico di cose pubbliche. Non accade da molto tempo; tanti sono gli argomenti che interessano la cittadinanza e di cui si vorrebbe sapere di più, attraverso una maggiore trasparenza si vorrebbero conoscere azioni e interventi dei soggetti che già operano per il futuro di Terni.
Sono professore in un Istituto di Alta Cultura del Ministero dell’Università e Ricerca, che si occupa, unico in Italia,  di danza e del rapporto con le altre arti (musica, teatro, arti visive).
Per due volte sono stata consigliere culturale dei Sindaci di Terni, Mario Todini negli anni 1990 e Gianfranco Ciaurro nell’anno 1998. Dunque mi interessa promuovere la cultura artistica ed anche a Terni, città in cui sono nata e in cui vivo. Ma di questo argomento vorrei parlare meglio in una sede propria, magari proponendo una conferenza sullo spettacolo. Per ora  intravedo da parte di alcuni soggetti culturali molta vitalità e grandi tensioni verso l’innovazione, mentre l’azione degli enti pubblici e le politiche di intervento nei confronti della sfera culturale sono ancora orientate ad azioni di sostegno finanziario di pura assistenza; a mio parere le iniziative si caratterizzano ancora troppo per appartenenza ad aree politiche.
A volte gli eventi che si producono in città hanno successo, ma non riescono ad elevare la città all’attenzione nazionale ed internazionale, tali cioè da produrre una visibilità così elevata utile a provocare un flusso di pubblico  e una presenza di turismo culturale esterno al territorio.
I problemi più urgenti non riguardano certo le politiche dello spettacolo, anche se ad esse comunque si lega l’affermazione di nuove figure lavorative e di operatori del settore culturale. Ai giovani e ai giovanissimi occorre dare speranza. Leva importante per rendere più concreta l’innovazione è la difesa dei modi e dei tempi della cultura che per ora resta in conflitto con i modi e i tempi della decisione politica.
  * musicista, docente alla Accademia nazionale di danza di Roma e segretario generale dell'Istess
postato da responsabili alle ore 10:08 | link | commenti
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venerdì, 13 giugno 2008

SUL CONVEGNO DEL 14 GIUGNO

di Francesco Pullia

Sbaglia, e pure di molto, chi, lamentando ipocritamente l'esclusione dei partiti dal convegno convocato quest'oggi dal vescovo, mons. Vincenzo Paglia, e dal Consiglio pastorale diocesano sul futuro, e quindi anche sul presente, di Terni, vorrebbe sminuirne l'importanza.
 
E' come se, con la iattanza che ha finora contraddistinto la classe dirigente regionale, si guardasse con aria di sufficienza, magari facendo le spallucce, ad un'iniziativa che si prefigge, invece, meritoriamente di scuotere, in modo costruttivo, una città non tanto addormentata quanto rassegnata, preda di scoramento e disillusione, in cui ormai affarismo e politica sono divenuti sinonimi, tali da non escludere, purtroppo, l'affacciarsi di interessi malavitosi.
So che in qualche cervello obnubilato dall'ideologia la mia posizione desterà scandalo, ma da laico, cioè da credente non confessionale, da amante della verità sempre e ovunque, da persuaso nonviolento, non posso che manifestare il più vivo apprezzamento per l'operato di mons. Paglia mirante a coinvolgere responsabilmente tutti, nessuno escluso, a non lasciare in un comodo e preoccupante torpore le nostre coscienze.

Perché si crei vero dialogo c'è bisogno, certamente, di parlare ma ancor di più di ascoltare, di capire, di com-prendere, di lasciarci prendere dall'altro, dal suo disagio, dalla sua vocazione. Senza questa intima condizione interrelazionale tutto si vanifica, cade nel vuoto, diviene, appunto, arroganza del potere.

La politica, così come si è finora manifestata e così come è stata finora recepita, non è affatto strumento di dialogo e affermazione di nessi, di aggiunte. Al contrario, stando a comportamenti cui ci si vorrebbe abituare, è solo un miserabile mezzo, una via per acquisire o rafforzare privilegi, per costruire o consolidare carriere, per accumulare incarichi al di là delle effettive competenze, per irridere e umiliare il prossimo, chi, in un silenzio che si fa sempre di più drammatico e assordante, pone cruciali, ineludibili interrogativi.

Mons. Paglia, che personalmente considero sulla strada di uomini come Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi, Enzo Bianchi, e cioè all'interno di una Chiesa militante e non militare, offre a ognuno un'occasione di riflessione che non può essere disattesa, una ventata di ossigeno in un ambiente fortemente, letteralmente, inquinato, incancrenito.   
postato da responsabili alle ore 15:30 | link | commenti
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Chi sono

Utente: responsabili
La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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