Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
venerdì, 11 luglio 2008

PACIFICI: "PRIVATIZZARE LE FARMACIE COMUNALI? VI SPIEGO CHI REMA CONTRO"

pacifici

di Arnaldo Casali

“La privatizzazione dell’Afm? A me è costata la delega alle farmacie e al direttore generale il posto di lavoro”.

E’ stato il grande assente al convegno sulla città promosso dalla Diocesi, Fabrizio Pacifici. Assessore comunale alle politiche sociali, ma anche esponente di punta del mondo del volontariato, alla due giorni voluta dal vescovo non si era fatto vedere, in polemica contro quella che aveva definito “una critica demagogica   che assume il profilo dell’ingerenza”.

Oggi, a quasi un mese dal convegno, l’assessore torna a dire la sua sposando in pieno uno dei punti dell’agenda di priorità proposta da Diotallevi: quello della privatizzazione delle farmacie comunali.

“Nel mio primo mandato come assessore - dal 1999 al 2004 - io ho avuto la delega alle farmacie comunali e avviato un percorso che andava proprio in direzione della privatizzazione”.

Era il periodo in cui presidente dell’azienda era Stefano Gatti, vicepresidente Flavia Chitarrini e in consiglio siedeva, tra gli altri, anche Maria Grazia Proietti.

“Un primo segnale in questa direzione fu dato con la nomina di Paola Dispensa, che era allora presidente dell’ordine provinciale dei farmacisti e che rappresentava quindi un tratto d’unione tra il pubblico e il privato. L’obiettivo era trasformare le 11 farmacie comunali in una società per azioni”.

Società di cui il Comune sarebbe rimasto, comunque, il maggiore azionista.

“Il nostro progetto prevedeva il 59% al Comune, il 40% a privati e l’1% ai dipendenti. Gli stessi lavoratori sarebbero quindi divenuti proprietari dell’azienda. Il nostro obeittivo era effettuare, con le farmacie, un’autentica azione sociale”.

Qualcosa, però, è andato storto.

“Alle elezioni del 2004 Rifondazione Comunista, contraria alla privatizzazione, chiede al sindaco la mia testa. E il sindaco gliela concede: nella seconda giunta Raffaelli la delega alle farmacie mi viene tolta e affidata a Salvati”

E Salvati blocca tutto.

“Gatti viene sostituito da Monelli prima della scadenza del mandato; allo stesso modo viene fatto dimettere tutto il consiglio di amministrazione e Paola Dispensa, viene sollevata dall’incarico con l’accusa di non lavorare per gli interessi dell’azienda”.

Perché continuava a lavorare sulla privatizzazione.

“Oggi fa la semplice farmacista”.

Questa linea politica, però, ha prodotto un grave deficit.

“Noi avevamo un attivo di 50mila euro. Oggi l’Afm ha un passivo di 300mila. Noi volevamo vendere le farmacie, adesso saranno costretti a svenderle”. 

Oltre al passivo, c’è poi in corso una vertenza di lavoro.

“Dispensa si è rivolta al tribunale e io stesso sono stato chiamato a testimoniare. Sono reduce da un’udienza di sei ore”.

Cosa succederà adesso?

“La sentenza arriverà nei prossimi mesi. E se darà ragione a Dispensa, il Comune potrebbe essere costretto a reintegrarla nell’incarico, ma sicuramente si troverà a doverle pagare tutti gli arretrati. Una barca di soldi”.

Soldi rigorosamente pubblici, ovviamente.
postato da responsabili alle ore 19:40 | link | commenti (1)
categorie: interviste, questioni aperte
martedì, 24 giugno 2008

LUCA DIOTALLEVI OSPITE DI "ADESSO IN ONDA"



In occasione dell'ultima puntata della sua quarta stagione radiofonica, "Adesso in onda", il programma di Radio TNA curato alla redazione della rivista Adesso e condotto da Arnaldo Casali ospita in studio Luca Diotallevi per chiudere una 'trilogia' dedicata al Convegno cittadino del 14 giugno iniziata alla vigilia della grande iniziativa promossa dalla Diocesi.
Più che un bilancio dell'iniziativa, l'intervista con Diotallevi traccia le prospettive per il futuro della città di Terni ma anche un'analisi della situazione politica italiana.
Tra le tematiche affrontate nella puntata - che andrà in onda domani, sabato e domenica su Radio TNA - le primarie, la legge elettorale, le liste civiche, la crisi delle ideologie e l'identità di destra e di sinistra, ma anche il paragone tra Convegno ternano con i "V-Day" di Beppe Grillo.  

Per quanto riguarda le problematiche locali, si parla tra l'altro di elezioni amministrative, Farmacie comunali, Centro MultiMediale, studios di Papigno e fondo regionale per la cinematografia. Diotallevi non si sottrae poi alla domanda su una sua eventuale candidatura alle prossime elezioni amministrative.

La puntata n.163 con Luca Diotallevi andrà in onda su Radio TNA (frequenze 104.00 - 89.800 Terni / 93.000 - 88.900 Amelia / 92.600 Guardea) martedì 24 giugno alle 9.10, sabato 28 giugno alle 19.10 e domenica 29 alle 11.10.

(dalla Rete Civica del Comune di Terni)

LA PUNTATA ONLINE SU TERNI IN RETE
postato da responsabili alle ore 00:46 | link | commenti
categorie: interviste, articoli, radio
lunedì, 23 giugno 2008

CORSI BASTONA LA CLASSE DIRIGENTE

postato da responsabili alle ore 23:29 | link | commenti
categorie: interviste
lunedì, 23 giugno 2008

LA CGIL FA UN SUO CONVEGNO

postato da responsabili alle ore 23:18 | link | commenti
categorie: interviste
venerdì, 13 giugno 2008

"UN GRAVE ERRORE NON INVITARE I PARTITI"

di Federico Zacaglioni
 
“Al convegno del vescovo Paglia ci vado per ascoltare le riflessioni del Consiglio pastorale diocesano e della città. Però, il mancato invito ai coordinatori, ai segretari dei partiti politici e ai movimenti, di centrodestra e di centrosinistra, è una lacuna. Che rischia di far mancare un contributo importante della politica”.
 
Alberto Pileri, 50enne assessore ai lavori pubblici del Comune di Terni, ha guidato anche la federazione provinciale dei Ds di Terni. Ed oggi è un convinto sostenitore del nuovo corso Democratico. Il fatto che i partiti non siano stati invitati all’assise cittadina promossa dalla Diocesi, non lo convince. Soprattutto per le interpretazioni e le implicazioni di questa assenza.

“Io penso che tutta la politica ternana possa andare a testa alta - attacca Pileri - Non capisco la scelta di chiamare al confronto solo i singoli amministratori e non le rappresentanze politiche. In questa fase di anti-politica dilagante, questa cesura può essere pericolosa".

Un confronto incompleto, dunque?

“Un incontro interessante. Ma che non va caricato di troppe aspettative: è un passaggio in un percorso di ascolto. Non la madre di tutti gli eventi. Direi che si tratta di un convegno in cui si può affermare una dimensione di dialogo rinnovato tra politica e chiesa, mettendo da parte le tentazioni del laicismo esasperato e del cattolicesimo integralista. Riaffermando, però, che le istituzioni, che hanno la responsabilità delle scelte, per la Costituzione sono e devono restare laiche”.

Che contributo può portare il Pd a questo nuovo processo?

“Quello di un nuovo soggetto politico che promuove una società del merito, garantendo pari opportunità di accesso a tutti, promuovendo una selezione su base egualitaria. Credo che dobbiamo declinare questa nostra identità in un laburismo moderno, che proponga una nuova frontiera dei diritti dei lavoratori ma che non sia schiacciato sulle imprese”.

Le primarie rappresentano un modello per affermare questa concezione?

“Ritengo di sì. Non possono essere interpretate come una clava da agitare contro gli altri. Le vedo come confronto di idee, non come competizione selvaggia”.

Primarie del Pd o di coalizione?

“Di coalizione, senza dubbio. Perché possono avviare il processo per un nuovo patto fondativo del centrosinistra”.

Ma esiste ancora questa coalizione?

“Il dopo elezioni ha lasciato scorie e temi irrisolti. Inutile negarlo. A Palazzo Spada dobbiamo formare un'agenda di impegni di fine mandato per rinnovare questo spirito unitario. Un tema già avviato in Provincia”.

Con quali priorità?

“Pochi punti, una decina. Elenco quelli che vedo più rilevanti: l’approvazione definitiva del Prg, il progetto della raccolta differenziata porta a porta, quello della mobilità sostenibile, il Puc 2 sul quale è cominciato il confronto con il Comitato Interassociativo, il mercato coperto con largo Cairoli e largo Manni, la piscina dello Stadio, la qualità della vita e la sicurezza urbana, il riordino delle aziende pubbliche, a cominciare dalle Farmacie”.

Da assessore ai lavori pubblici quali collaborazioni rafforzerebbe?

“Quella con l'Università e con la Regione. In una fase in cui l'Ateneo riposiziona la sua dimensione regionale, ritengo che gli enti locali abbiano fatto il massimo per dotare di sedi e strutture il Polo scientifico e didattico ternano. Adesso anche l'Università di Perugia deve investire sulle strutture, le apparecchiature per i laboratori, il personale. E per il rafforzamento dell'Azienda ospedaliera servono investimenti strutturali della Regione”

(dal
Corriere dell'Umbria del 14 giugno 2008)
postato da responsabili alle ore 15:06 | link | commenti (1)
categorie: interviste
giovedì, 12 giugno 2008

FACCIAMO FINTA CHE TUTTO VA BENE

parisitorre

ADESSO IN ONDA n.159 - Radio TNA - martedì 10 giugno 2008
pubblicato online da
RadioAdesso

un programma di Arnaldo Casali
con Arnaldo Casali e
Stefania Parisi
regia di Francesco Franceschini

ascolta la puntata

Benvenuti alla puntata n.159 di Adesso in onda. Abbiamo aperto con Facciamo finta che tutto va bene, una vecchia canzone di Ombretta Colli (che Peppino Impastato usava come sigla del suo programma “Onda Pazza”) perché questa frase sembra essere diventata un po’ lo slogan di chi governa la città. O almeno dai quelli che da quando si è cominciato a parlare di declino si sono piccati, quelli che appena si solleva un problema la prima cosa che fanno è negarlo. D’altra parte mettere la testa sotto la sabbia sembra diventato lo sport preferito, e non solo a Terni: basti pensare alla nuova legge sulle intercettazioni telefoniche che sta preparando il Governo: visto che ultimamente vengono pubblicate le telefonate di un sacco di gente che fa le zozzerie si è pensato di risolvere il problema, non smettendo di fare le zozzerie, ma facendo in modo che non si possano registrare e pubblicare!

Tornando a noi, l’occasione che ha fatto esplodere la pentola è quello che viene ormai chiamato comunemente il “Concilio cittadino” che il vescovo ha convocato: un grande convegno al quale sono state invitate tutte le componenti sociali di Terni per discutere insieme dei problemi della città e delle idee per risolverli. Per parlarne con noi oggi è tornata a trovarci in studio Stefania Parisi, che è tra gli organizzatori del convegno. 
 
“Sì, in qualità di membro del consiglio pastorale diocesano, che è un organismo di consultazione del vescovo, rappresentativo di tutta la società civile, con laici ed ecclesiastici. Il consiglio pastorale ha fatto un percorso negli ultimi quattro anni che si conclude con il convegno cittadino. Un convegno che non nasce nel contesto politico attuale”. 
 
Dicono che il vescovo vuole tirare la volata al suo candidato a sindaco. 
 
“Non è assolutamente vero. Il Convegno è il compimento di un percorso, e abbiamo discusso molto la collocazione in un tempo non sospetto. Inizialmente l’avevamo pensato per questa primavera e lo abbiamo spostato in avanti proprio per non farlo vicino alle elezioni. In realtà, anche se manca ancora un anno alle amministrative la gente continua a pensare che ci siano chissà quali retroscena elettoralistici. Ma non è così, il convegno nasce dalla volontà dei cristiani di compiere un atto d’amore nei confronti della propria città, mentre per i non cattolici è un’occasione di dialogo e di confronto”. 
 
In realtà non credo ci sia niente di male nel fare questo incontro in vista delle elezioni, visto che la Curia non sponsorizza alcun candidato, anche perché di candidati ancora non ce ne sono. Invece credo che un convegno di questo genere prima delle elezioni possa servire a responsabilizzare chiunque sarà chiamato a governare la città: costringerà chi si candida a sindaco a discutere di problemi concreti, reali anziché basare la prossima giunta sull’ideologia e la spartizione di poltrone. Probabilmente un discorso del genere a metà legislatura avrebbe inciso di meno.
 
“Senza dubbio. Questo convegno rappresenta l’inizio di un percorso, non certo la fine. Dovrà preparare altri appuntamenti, dentro e fuori della Chiesa. La sua ambizione è quella di essere un motore che metta in movimento quella speranza nel futuro che sembra che Terni stia perdendo. Ad un anno delle elezioni può essere un’occasione di confronto per tutti quelli che si cimenteranno nella gara elettoralistica. Questo convegno ha la caratteristica di essere estremamente concreto, tutti noi possiamo dire cosa non ci piace e cosa vogliamo da questa città per individuare i cambiamenti necessari. Terni non ha ancora risolto l’interrogativo che si era posta nel 1984 in occasione della prima conferenza cittadina sulla cultura. Ci troviamo ancora nel pantano di quelle problematiche e non riusciamo a spiccare il salto per uscire da queste  sabbie mobili. Dobbiamo rispondere tutti alla domanda: cosa vogliamo fare davvero per Terni”. 
 
Non è un caso se per parlare di queste problematiche abbiamo chiamato Stefania Parisi, che oltre che organizzatrice del convegno è il “Ministro della cultura” della Diocesi e ha anche un passato da amministratrice. Sei stata assessore nella Giunta Ciaurro, vero?

“Sì, per quattro anni: dal 1994 al 1998 ai giovani e alla scuola; inoltre per un triennio sono stata assessore all’ambiente e per due anni ho avuto la delega al turismo”.

Quindi puoi spiegarci meglio quello che la città sta vivendo su questi fronti, visto che sei stata anche dall’altra parte della barricata. 

“Certamente, e quelli di cui mi sono occupata sono tutti ambiti essenziali per lo sviluppo di Terni. Credo ci sia ancora una problematica giovanile gravissima, il tasso di disoccupazione rispetto al 1983 non è cambiato”. 

Che cosa fu esattamente la Conferenza cittadina per la cultura del 1983?

“Un assemblea di due giorni, con 700 intervenuti, organizzata dalla Commissione cultura del Comune, di cui io ero la presidente. E va dato atto al sindaco Porrazini di avere avuto la lungimiranza di affidare una commissione così importante ad un’esponente dell’opposizione. Organizzammo questa conferenza cittadina d’intesa con l’assessore alla scuola, che era Giovanna Petrelli, con un metodo induttivo: non era, cioè, il Comune che presentava le sue attività, ma fu invece chiesto ai cittadini di intervenire. Convocammo tutti i gruppi di cittadini e i giornali dissero “il sommerso è esploso”: vennero fuori più di 100 associazioni che esistevano sul territorio e di cui non si aveva notizia: voci silenziose che finalmente erano emerse. E il Comune era lì per ascoltare e recepire le istanze, anche se poi gli atti non me li fecero pubblicare. I documenti però sono ancora oggi presso gli assessorati. Una parte del merito va anche a Fiorelli, che era l’assessore alla cultura. Con lui ci trovammo d’accordo sul fatto che Terni aveva bisogno di servizi culturali: non di una cultura dell’effimero, non di grandi manifestazioni, ma di servizi. Si pensò per la prima volta alla realizzazione di una bibliomediateca, e a mettere tra le priorità un museo civico archeologico e una pinacoteca che ancora non abbiamo. Insomma i servizi culturali, sui quali la città ancora oggi è molto carente”.

Un’altra emergenza è quella ambientale: quando il discusso inceneritore dell’Asm è stato messo in funzione tu eri assessore all’ambiente.

“Era il 1998, e a mettere in funzione l’inceneritore fu la giunta guidata da Gianfranco Ciaurro. Fu riattrezzato con spese consistenti – parliamo di miliardi di lire - perché potesse rispondere alle richieste della Comunità europea in ambito di emissioni. Si fece una camera di postcombustione che innalzasse la temperatura per non produrre diossina e si fece una battaglia con la Regione che avrebbe dovuto dotare Terni di una stazione di trasferenza per separare i rifiuti solidi da quelli umidi”.

Una battaglia perduta?

“A mio avviso il problema più grave dell’identità cittadina è la subordinazione rispetto alla Regione Umbria. Le scelte che ha fatto in ambito di rifiuti sono state catastrofiche: ci hanno costretto a portare i rifiuti alla discarica di Orvieto perché lì c’era la Sao che non poteva essere scontentata. Ci hanno fatto aspettare due anni per avere la possibilità di separare i rifiuti secchi dagli umidi. Una operazione necessaria, perché i rifiuti umidi nell’inceneritore non ci vanno. E poi ci ha impedito di fare il compostaggio a Terni, altra cosa importante perché l’umido va trattato e può produrre cose interessantissime nell’ambito del concime, e questo ruolo è stato attribuito a Orvieto. Per questa ragione noi ancora oggi facciamo la spola con Orvieto pagando miliardi che finiscono poi sulla tassa dei rifiuti”. 

Poi ci fu l’apertura di un secondo inceneritore, quello di Agarini.

“E’ stato il motivo per cui ho lasciato l’assessorato, nel 1998. Sono stata dimessa da Ciaurro perché mi sono opposta all’apertura di un altro inceneritore, tanto che il ministero – per il mio parere negativo – non aveva mai dato l’autorizzazione”.

Da quello che dici, però, l’inceneritore dell’Asm avrebbe dovuto funzionare bene. Cosa è successo in questi anni per arrivare a parlare di disastro ambientale?

“Il problema nasce dal 2000. Un requisito di questo forno era la manutenzione: ogni tre mesi doveva essere spento per pulire le linee ed effettuare la manutenzione di questa famosa camera di post-combustione, dove i rifiuti venivano ri-bruciati a 1000 gradi per abbattere diossine e altri inquinanti. Quella camera doveva però essere pulita molto attentamente perché essendo fatta di mattoni porosi assorbiva le sostanze tossiche. Quindi credo che alla base del problema ci sia stata una carenza di manutenzione, perché nello spegnimento ci sono costi notevoli: non produci e non guardagni; e poi c’è il sospetto di conferimento di rifiuti non correttamente aggregati, come quelli ospedalieri, di cui abbiamo avuto notizia dai  giornali. Pare che abbia accolto altri rifiuti da altre parti d’Italia. Con il tempo, insomma, la situazione  si è progressivamente degradata”.  

Si è parlato addirittura di scorie radioattive.

“Quando lo abbiamo preso noi l’inceneritore aveva già vent’anni, ma non era stato mai utilizzato e aveva subito una radicale ristrutturazione, quindi avrebbe potuto andare avanti benissimo per dieci anni, se si fosse tenuto fede a quei requisiti richiesti. La situazione è stata molto aggravata con il conferimento di altri rifiuti. Ora è spento e probabilmente i rifiuti saranno bruciati nell’altro inceneritore, che sarà convertito da biomasse a rifiuti solidi”.

Un altro capitolo è quello della raccolta differenziata. 

“Manca la cultura e la volontà politica. Non si ha idea di cosa sia una vera, efficiente raccolta differenziata, che richiede un cambiamento alla base, non basta mettere un secchione in più. A casa siamo invasi da sacchetti, invece ci vorrebbero dei contenitori adatti da distribuire capillarmente ed educando i cittadini a farlo sul serio. Ma che si fa per educare i cittadini? Poco, quasi nulla”. 

Difficile educare con l’incoerenza. Basti pensare alla zona a traffico limitato: si riempiono di multe gli automobilisti e poi si tollerano i parcheggi abusivi nelle piazze più belle della città e si organizzano le fiere dei motori in zona pedonale.

 “Questa contraddizione è un altro aspetto terribile. Io credo che poche città abbiano una viabilità così caotica. Si potevano fare piste ciclabili vere, e non queste finzioni che abbiamo a Terni. In quaranta anni si poteva disegnare ex novo questa città, la ricostruzione ci dava una terra vergine, ma è mancata la cultura”.

Ora sembra che venga fatto anche a Terni il “bike sharing”, depositi gratuiti di biciclette. 

“Il fatto è che oggi è anche pericoloso prendere la bicicletta a Terni: in vie pedonali come via Cavour e tutto il quartiere Duomo trovi non solo macchine che camminano in doppio senso di marcia, ma persino dei camion. E’ una situazione insostenibile. Bisogna ridare un ordine alla città. Se diamo l’impressione di un traffico non governato è inutile fare le multe con i varchi elettronici. Che fine hanno fatto i 112 vigili urbani della città? Facciamoli uscire dagli uffici, è la strada che ha bisogno di loro!” 

Parlavamo di cultura. Certo gli eventi non mancano: a Terni, ultimamente si fanno grandi festival di jazz e di cinema e anche una mega rassegna di teatro sperimentale. Tutto ciò che doveva creare sviluppo, però, è fallito: Papigno e il Centro MultiMediale, i due simboli della Hollywood sul Nera, sono sprofondati. Ha chiuso l’Accademia di effetti speciali di Carlo Rambaldi e l’azienda creata dai suoi allievi. E ora sta per chiudere anche la scuola di recitazione di Gastone Moschin, che ha formato alcuni dei più grandi attori ternani, ma resta ignorata da tutti.

 “Io posso portare la mia esperienza del filmfestival popoli e religioni. Quest’anno abbiamo presentato un bando alla Regione e ci hanno detto che non ci sono fondi. L’anno scorso la Commissione cultura della Regione presieduta dal direttore del Briccialdi ha dato il minor punteggio in assoluto alla nostra manifestazione. E’ un altro esempio di come Perugia tratta Terni. Il festival del vino di Torgiano merita più del nostro, che nell’ultima edizione ha registrato mille presenze al giorno. Non so se dipenda da una forma di anticlericalismo o da qualcos’altro”. 

Insomma possiamo dire che c’è una grossa scollatura tra le richieste che vengono dal basso e la cultura elargita dall’alto. Una sproporzione palese tra le iniziative sostenute dalle istituzioni e quelle che hanno un reale impatto nella città. In fondo lo stesso Cantamaggio, che è la più popolare manifestazione cittadina, riceve molto meno sostegno rispetto a rassegne volutamente elitarie. Forse i gruppi dirigenti dovrebbero ascoltare un po’ di più i cittadini.
 
“Sì, e poi ci vuole un riequilibrio tra Terni e Perugia; è essenziale. Le dinamiche con cui vengono valorizzati gli eventi, a livello regionale, non è certo l’attenzione al territorio. C’è bisogno di una svolta autentica che non può più aspettare”.
 
postato da responsabili alle ore 20:47 | link | commenti (16)
categorie: interviste, radio, questioni aperte
giovedì, 12 giugno 2008

IL CONCILIO CITTADINO

galileo

Un programma di Giorgio Brighi

con Giorgio Brighi, Stefania Parisi e Giorgio Armillei

Trasmesso mercoledì 11 giugno - ore 9.30

Prodotto da Radio Galileo - pubblicato online da RadioAdesso

Ascolta

postato da responsabili alle ore 12:41 | link | commenti
categorie: interviste, radio
mercoledì, 11 giugno 2008

MASSARELLI: "LA CITTA' NON E' IN DECLINO"

di Chiara Damiani

Interviene a tutto campo l’assessore alle Politiche Formative e del Lavoro della Provincia di Terni, Donatella Massarelli, portando nel dibattito febbricitante apertosi in città, a seguito delle parole del vescovo Paglia su una “Terni in declino”, un contributo di analisi del presente ispirato alla concretezza dei temi trattati non senza vis polemica e tuttavia lontano dai tatticismi di breve respiro.
 
L’assessore non sposa affatto la tesi di monsignor Paglia di una città in declino e dal convegno del 14 giugno organizzato dal vescovo e dal Consiglio pastorale diocesano si aspetta “una possibilità in più per l'intera comunità di riflettere su se stessa, serenamente e senza strumentalizzazioni da parte di nessuno”.
 
Ma se il convegno si trasformasse in qualcosa di diverso (in un confronto eminentemente politico ndr), annuncia: “Non mi tirerò indietro”.
 
Assessore, il grande fermento che si sta scatenando in attesa del convegno organizzato dal vescovo coinvolge tutta la città. Ma in fibrillazione sono soprattutto gli esponenti politici, non le sembra?
 
“Mi auguro che il convegno si sviluppi come un’occasione di confronto e di partecipazione aperta per l'intera comunità cittadina, e non certo come un tavolo per mettere in discussione l'attuale classe dirigente, un banco di prova insomma per le istituzioni”.
 
Ma il clima non è dei migliori.
 
“Basti pensare all’avviso di garanzia inviato dalla Procura della Repubblica al sindaco Raffaelli (nell’ambito dell’inchiesta che fa seguito alla morte dell’ex capoturno dell’inceneritore ndr). Si tratta di un’azione incomprensibile per la quale mi sento di esprimere massima solidarietà umana e politica al sindaco della città. Oggi più che mai è urgente evitare la contrapposizione tra società politica e società civile, credo che la politica abbia scoperto da tempo il senso del limite nel senso che la politica non si fa solo nei partiti e il Pd è nato proprio per questo, per ricostruire un rapporto di prossimità tra le persone e la politica”.
 
E’ preoccupata per lo stato di salute della città?
 
“Innanzitutto, ritengo sia allucinante parlare di declino della città. Chi pensa questo, dimentica forse che Terni è riuscita a sopravvivere alla grande crisi dell’industria che ha coinciso con la perdita di circa 10mila posti di lavoro. E non c’è solo il lavoro. L’immigrazione per esempio. La comunità è riuscita a tenere e a rispondere ad una elevata presenza di stranieri grazie ad un forte intervento da parte delle istituzioni. Non è vero che la città vive nella paura come strumentalmente una certa parte politica vuole far credere. Credo sia importante invece farsi carico di un sentimento di disagio che esiste tra la gente, soprattutto tra le giovani generazioni, è questo il compito anche della chiesa. Vede, io amo molto di più la Chiesa che si occupa dei giovani in difficoltà di quella che per difendere valori etici innalza assurdi paletti ideologici (in riferimento al vescovo di Viterbo che ha negato il matrimonio religioso ad un giovane disabile perché incapace di procreare ndr). Terni mi sembra dunque una città emblema di un cambiamento riuscito, permangono tuttavia forti criticità”.
 
A che cosa si riferisce?
 
“Innanzitutto alla disoccupazione femminile particolarmente elevata nel nostro territorio e poi è centrale il tema della qualità dello sviluppo. Occorrono politiche organiche sullo sviluppo del terziario e dei servizi in un quadro socialmente e ambientalmente più sostenibile”.
 
E l’università, che per il territorio potrebbe rappresentare un potente motore non solo culturale ma anche economico, rischia di diventare un malato terminale?
 
“Assolutamente no, occorre tuttavia puntare sulle eccellenze e collegare le facoltà con le imprese del territorio. Il nostro polo universitario deve essere più qualificato e più specializzato con l'impegno di tutti, non solo delle istituzioni locali che hanno già fatto molto, mi riferiscono al sostegno auspicabile da parte dell’Università di Perugia e delle fondazioni bancarie. Ritengo anche necessario riaprire il tavolo nazionale per spingere il Governo all’assunzione degli impegni presi e puntare alla creazione dei distretti formativi integrati”
 
(dal Corriere dell'Umbria di mercoledì 11 giugno)
postato da responsabili alle ore 14:25 | link | commenti
categorie: interviste
lunedì, 09 giugno 2008

"QUESTA E' UNA CITTA' CHIUSA NELLA PAURA"

maria grazia proietti 04
 
di Arnaldo Casali
 
“No, grazie. Di fronte al mio studio ci sono file di persone che aspettano di essere visitate. Preferisco restare con loro; ho intenzione di servire questa città, ma come medico e come cristiana, non come sindaco”.

Sono in molti a volerla come primo cittadino, Maria Grazia Proietti, esponente di punta della Comunità di Sant’Egidio. Ed è lei stessa ad ammetterlo, mentre declina l’invito: “Ricevo in continuazione chiamate di gente che si offre di farmi la campagna elettorale. Ho una bella schiera di tifosi, ma rimango della mia idea. E mi auguro anche che il grande convegno del 14 giugno non si riduca ad una vetrina: questa città di problemi ne ha davvero tanti, e sarebbe ora di guardarli in faccia”.

Che problemi ci sono a Terni?

“Questa è una città chiusa. E’ una città che ha paura. E se chi parteciperà al convegno del 14 giugno ci andrà pensando di difendersi, allora sarà stata una giornata completamente inutile”.

Di che cosa ha paura la città?

“Le classi dirigenti hanno paura di cambiare, i politici hanno paura dei comitati, la gente ha paura dei rumeni, anche se poi si scopre che non sono loro a fare la maggior parte dei reati. I laicisti hanno paura dell’ingerenza della Chiesa e del dialogo, ed è ovvio che se hai paura pensi solo a difenderti. E’ una città che ha paura del confronto, e allora preferisce rimanere così come è. E si tiene tutto, anche gli inceneritori”.

Anche gli inceneritori.

“E il sindaco dice che lui può camminare con la schiena dritta? Nessuno, in questa città, può camminare con la schiena dritta”.

Come si può migliorare la situazione?

“Bisogna partire da basi diverse, bisogna affrontare i problemi in modo serio, concreto, responsabile”.

Per esempio?

“Ho appena letto sul vostro giornale l’articolo sulla scuola Aldo Moro, con il comitato dei genitori che plaude allo stop del trasferimento dell’istituto perché in questo modo, nei locali diocesani, non si potrà realizzare il dormitorio. E poi ci domandiamo come combattere il bullismo”.

Come combattere il bullismo?

“Con un atteggiamento diverso, incentrato sulla solidarietà e la conoscenza dell’altro. Non entro nel merito del trasferimento della scuola, ma che esempio danno questi genitori ai loro figli, festeggiando il fatto che si blocchi il progetto del dormitorio per i poveri? I bambini della scuola non sanno nemmeno che cosa è questo dormitorio. Perché i genitori non vengono alla Caritas a chiedere chi vogliamo metterci in questa struttura?”.

Non c’è il rischio che la presenza del dormitorio incentivi episodi di criminalità?

“Le risulta che la presenza della mensa San Valentino o dell’ambulatorio San Giovenale abbiamo trasformato San Martino in un quartiere malfamato? Quello che io mi domando è: ma ci sono mai venuti, questi genitori, alla mensa?”

Il pregiudizio genera paura.

“E la paura genera altra paura. La gente ha paura dei rom, e anche i rom hanno paura di integrarsi. Avevamo messo in piedi un progetto splendido con il Comune: avrebbero avuto una casa e un lavoro, avrebbero smesso di rubare e di mendicare. E invece, alla fine, anche loro non hanno avuto il coraggio di cambiare, e hanno preferito andarsene”.

Insomma Terni è una città in declino perché ha paura.

“Ma come è possibile che cinque posti letto mettano in crisi un intero quartiere? Che per sedici nomadi si raccolgano 30mila firme? A volte mi verrebbe voglia davvero di dire sì, lo faccio il sindaco, perché non è possibile che in una città si ragioni in questo modo. C’è un cambiamento da attuare nel profondo, perché questo è un territorio davvero rinchiuso nella paura”.
 
(da Il Giornale dell'Umbria di domenica 8 giugno)
postato da responsabili alle ore 19:41 | link | commenti (2)
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giovedì, 05 giugno 2008

"CONFRONTO SI, PAGELLE NO"

Bernardini


di Federico Zacaglioni
 

“Se il convegno dovesse assumere i connotati del dibattito preventivo che si è sviluppato in questi giorni, sarei fortemente tentato di declinare l’invito di monsignor Paglia e di non prendere parte all’evento”.

Umbro Bernardini, presidente di Confindustria da meno di un anno, parte con una dichiarazione choc sul confronto del 14 giugno organizzato dalla diocesi di Terni, Narni e Amelia su “Una comune responsabilità per il futuro della città”.

La piega che sta prendendo la marcia di avvicinamento all’iniziativa non convince il mondo delle imprese, che temono che l’occasione di discussione si trasformi in una parata accademica.

Presidente Bernardini, da cosa nasce questo pessimismo sul dibattito?

“Non voglio essere frainteso - attacca il presidente di Confindustria - credo di essere stato tra i primi ad essere informato da monsignor Paglia di questa iniziativa e di aver subito manifestato un’adesione convinta. Dirò di più: un convegno di questo tipo eravamo sul punto di organizzarlo come Confindustria, poi abbiamo fatto un passo indietro perché ritenevamo di essere più liberi di dire ciò che pensiamo in un evento in cui non siamo i padroni di casa. Quindi si figuri se voglio entrare a gamba tesa per smontare l’iniziativa. Tutt’altro. Vorrei evitare, però, che si sprechi una grande occasione per impostare una stagione nuova di confronto”.

Che cosa non la convince di quanto è stato detto finora?

“Il tentativo di trasformare l’evento in uno sterile rituale. Dove da una parte c’è chi dice che tutto va bene e che è stato fatto tanto. E dall'altro c’è chi tenta di smontare questa tesi e di dire che tutto va male e che per rinascere basta cambiare il manovratore”.

Si riferisce alla politica?

“Anche, ma non solo. Mi riferisco anche a tutto questo agitarsi, affannarsi intorno al tema del declino. Si cerca di esorcizzare e sfuggire al discorso sulle responsabilità che ognuno di noi deve assumersi, evocando una parola come un feticcio e, come al solito, si formano due partiti. Quelli che dicono che c'è il declino e quelli che dicono che non esiste. E così, di tutto si parla meno che dei problemi e di come risolverli”.

Ma c’è o no questo declino?

“Senta, è un tema che non mi appassiona. E la parola non mi piace. Siamo in crisi, questo sì. C’è un problema di crescita nella società ternana. O meglio in quella territoriale, perché ci metto insieme anche Narni e Amelia, l’intera area vasta provinciale. C’è declino quando la gente scappa e le città si svuotano. Non siamo a questo punto. Ma ci siamo fermati, non cresciamo. E se non cresce l’economia non cresce nemmeno la società. Questo è il problema che dobbiamo affrontare”.

Con quali ricette?

“Non c’è la bacchetta magica. Ma, intanto, innoviamo i metodi del confronto. Mi sono insediato un anno fa e la prima cosa che ho fatto in Confindustria è stato guardare in faccia gli altri imprenditori. Ci siamo chiusi qui, nella sede, per un giorno intero e abbiamo riflettuto su come riposizionarci rispetto alle istituzioni, ai sindacati, alle sfide economico-sociali che ci attendevano. E qualcosa è cambiato: andiamo ai tavoli con le idee chiare, prendiamo di petto le questioni una alla volta, con proposte concrete”.

Qualche esempio…

“L’università. Pensiamo che si debba lavorare per le eccellenze. Perché riempire la città di facoltà e corsi di laurea che altro non sono che licei allungati, è uno spreco di risorse e un messaggio sbagliato ai giovani. Che vengono parcheggiati per altri 3-5 anni senza sbocchi lavorativi. O ancora, le aree industriali e le infrastrutture: abbiamo chiamato tutte le istituzioni e gli abbiamo proposto un grande progetto di area vasta su cui lavorare. E questi segnali di novità sono stati colti dai nostri interlocutori”.

Per cui, che metodo suggerirebbe per il convegno del 14?

“Quello di interpretare la rappresentanza, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità su 4-5 punti di rilancio e di sviluppo. Guardando al futuro, a quello che vogliamo costruire. Non lasciandoci trascinare dalla tentazione di fare le pagelle. Sa cosa mi hanno detto i miei associati? Presidente, se partecipa al convegno della Diocesi, dica cose concrete e pesanti. Altrimenti è meglio non andare. Ecco, credo di interpretare anche lo spirito di monsignor Paglia, se dico che questo metodo dovrebbe essere seguito da tutti quelli che vogliono partecipare e portare contributi. Altrimenti, lo ripeto, sarà un’occasione sprecata per guardarsi in faccia e fissare un’agenda di impegni sulla città di domani”

(dal Corriere dell'Umbria del 5 giugno 2008)
postato da responsabili alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: interviste

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Utente: responsabili
La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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