ADESSO IN ONDA n.159 - Radio TNA - martedì 10 giugno 2008
pubblicato online da RadioAdesso
un programma di Arnaldo Casali
con Arnaldo Casali e Stefania Parisi
regia di Francesco Franceschini
ascolta la puntata
Benvenuti alla puntata n.159 di Adesso in onda. Abbiamo aperto con Facciamo finta che tutto va bene, una vecchia canzone di Ombretta Colli (che Peppino Impastato usava come sigla del suo programma “Onda Pazza”) perché questa frase sembra essere diventata un po’ lo slogan di chi governa la città. O almeno dai quelli che da quando si è cominciato a parlare di declino si sono piccati, quelli che appena si solleva un problema la prima cosa che fanno è negarlo. D’altra parte mettere la testa sotto la sabbia sembra diventato lo sport preferito, e non solo a Terni: basti pensare alla nuova legge sulle intercettazioni telefoniche che sta preparando il Governo: visto che ultimamente vengono pubblicate le telefonate di un sacco di gente che fa le zozzerie si è pensato di risolvere il problema, non smettendo di fare le zozzerie, ma facendo in modo che non si possano registrare e pubblicare!
Tornando a noi, l’occasione che ha fatto esplodere la pentola è quello che viene ormai chiamato comunemente il “Concilio cittadino” che il vescovo ha convocato: un grande convegno al quale sono state invitate tutte le componenti sociali di Terni per discutere insieme dei problemi della città e delle idee per risolverli. Per parlarne con noi oggi è tornata a trovarci in studio Stefania Parisi, che è tra gli organizzatori del convegno.
“Sì, in qualità di membro del consiglio pastorale diocesano, che è un organismo di consultazione del vescovo, rappresentativo di tutta la società civile, con laici ed ecclesiastici. Il consiglio pastorale ha fatto un percorso negli ultimi quattro anni che si conclude con il convegno cittadino. Un convegno che non nasce nel contesto politico attuale”.
Dicono che il vescovo vuole tirare la volata al suo candidato a sindaco.
“Non è assolutamente vero. Il Convegno è il compimento di un percorso, e abbiamo discusso molto la collocazione in un tempo non sospetto. Inizialmente l’avevamo pensato per questa primavera e lo abbiamo spostato in avanti proprio per non farlo vicino alle elezioni. In realtà, anche se manca ancora un anno alle amministrative la gente continua a pensare che ci siano chissà quali retroscena elettoralistici. Ma non è così, il convegno nasce dalla volontà dei cristiani di compiere un atto d’amore nei confronti della propria città, mentre per i non cattolici è un’occasione di dialogo e di confronto”.
In realtà non credo ci sia niente di male nel fare questo incontro in vista delle elezioni, visto che la Curia non sponsorizza alcun candidato, anche perché di candidati ancora non ce ne sono. Invece credo che un convegno di questo genere prima delle elezioni possa servire a responsabilizzare chiunque sarà chiamato a governare la città: costringerà chi si candida a sindaco a discutere di problemi concreti, reali anziché basare la prossima giunta sull’ideologia e la spartizione di poltrone. Probabilmente un discorso del genere a metà legislatura avrebbe inciso di meno.
“Senza dubbio. Questo convegno rappresenta l’inizio di un percorso, non certo la fine. Dovrà preparare altri appuntamenti, dentro e fuori della Chiesa. La sua ambizione è quella di essere un motore che metta in movimento quella speranza nel futuro che sembra che Terni stia perdendo. Ad un anno delle elezioni può essere un’occasione di confronto per tutti quelli che si cimenteranno nella gara elettoralistica. Questo convegno ha la caratteristica di essere estremamente concreto, tutti noi possiamo dire cosa non ci piace e cosa vogliamo da questa città per individuare i cambiamenti necessari. Terni non ha ancora risolto l’interrogativo che si era posta nel 1984 in occasione della prima conferenza cittadina sulla cultura. Ci troviamo ancora nel pantano di quelle problematiche e non riusciamo a spiccare il salto per uscire da queste sabbie mobili. Dobbiamo rispondere tutti alla domanda: cosa vogliamo fare davvero per Terni”.
Non è un caso se per parlare di queste problematiche abbiamo chiamato Stefania Parisi, che oltre che organizzatrice del convegno è il “Ministro della cultura” della Diocesi e ha anche un passato da amministratrice. Sei stata assessore nella Giunta Ciaurro, vero?
“Sì, per quattro anni: dal 1994 al 1998 ai giovani e alla scuola; inoltre per un triennio sono stata assessore all’ambiente e per due anni ho avuto la delega al turismo”.
Quindi puoi spiegarci meglio quello che la città sta vivendo su questi fronti, visto che sei stata anche dall’altra parte della barricata.
“Certamente, e quelli di cui mi sono occupata sono tutti ambiti essenziali per lo sviluppo di Terni. Credo ci sia ancora una problematica giovanile gravissima, il tasso di disoccupazione rispetto al 1983 non è cambiato”.
Che cosa fu esattamente la Conferenza cittadina per la cultura del 1983?
“Un assemblea di due giorni, con 700 intervenuti, organizzata dalla Commissione cultura del Comune, di cui io ero la presidente. E va dato atto al sindaco Porrazini di avere avuto la lungimiranza di affidare una commissione così importante ad un’esponente dell’opposizione. Organizzammo questa conferenza cittadina d’intesa con l’assessore alla scuola, che era Giovanna Petrelli, con un metodo induttivo: non era, cioè, il Comune che presentava le sue attività, ma fu invece chiesto ai cittadini di intervenire. Convocammo tutti i gruppi di cittadini e i giornali dissero “il sommerso è esploso”: vennero fuori più di 100 associazioni che esistevano sul territorio e di cui non si aveva notizia: voci silenziose che finalmente erano emerse. E il Comune era lì per ascoltare e recepire le istanze, anche se poi gli atti non me li fecero pubblicare. I documenti però sono ancora oggi presso gli assessorati. Una parte del merito va anche a Fiorelli, che era l’assessore alla cultura. Con lui ci trovammo d’accordo sul fatto che Terni aveva bisogno di servizi culturali: non di una cultura dell’effimero, non di grandi manifestazioni, ma di servizi. Si pensò per la prima volta alla realizzazione di una bibliomediateca, e a mettere tra le priorità un museo civico archeologico e una pinacoteca che ancora non abbiamo. Insomma i servizi culturali, sui quali la città ancora oggi è molto carente”.
Un’altra emergenza è quella ambientale: quando il discusso inceneritore dell’Asm è stato messo in funzione tu eri assessore all’ambiente.
“Era il 1998, e a mettere in funzione l’inceneritore fu la giunta guidata da Gianfranco Ciaurro. Fu riattrezzato con spese consistenti – parliamo di miliardi di lire - perché potesse rispondere alle richieste della Comunità europea in ambito di emissioni. Si fece una camera di postcombustione che innalzasse la temperatura per non produrre diossina e si fece una battaglia con la Regione che avrebbe dovuto dotare Terni di una stazione di trasferenza per separare i rifiuti solidi da quelli umidi”.
Una battaglia perduta?
“A mio avviso il problema più grave dell’identità cittadina è la subordinazione rispetto alla Regione Umbria. Le scelte che ha fatto in ambito di rifiuti sono state catastrofiche: ci hanno costretto a portare i rifiuti alla discarica di Orvieto perché lì c’era la Sao che non poteva essere scontentata. Ci hanno fatto aspettare due anni per avere la possibilità di separare i rifiuti secchi dagli umidi. Una operazione necessaria, perché i rifiuti umidi nell’inceneritore non ci vanno. E poi ci ha impedito di fare il compostaggio a Terni, altra cosa importante perché l’umido va trattato e può produrre cose interessantissime nell’ambito del concime, e questo ruolo è stato attribuito a Orvieto. Per questa ragione noi ancora oggi facciamo la spola con Orvieto pagando miliardi che finiscono poi sulla tassa dei rifiuti”.
Poi ci fu l’apertura di un secondo inceneritore, quello di Agarini.
“E’ stato il motivo per cui ho lasciato l’assessorato, nel 1998. Sono stata dimessa da Ciaurro perché mi sono opposta all’apertura di un altro inceneritore, tanto che il ministero – per il mio parere negativo – non aveva mai dato l’autorizzazione”.
Da quello che dici, però, l’inceneritore dell’Asm avrebbe dovuto funzionare bene. Cosa è successo in questi anni per arrivare a parlare di disastro ambientale?
“Il problema nasce dal 2000. Un requisito di questo forno era la manutenzione: ogni tre mesi doveva essere spento per pulire le linee ed effettuare la manutenzione di questa famosa camera di post-combustione, dove i rifiuti venivano ri-bruciati a 1000 gradi per abbattere diossine e altri inquinanti. Quella camera doveva però essere pulita molto attentamente perché essendo fatta di mattoni porosi assorbiva le sostanze tossiche. Quindi credo che alla base del problema ci sia stata una carenza di manutenzione, perché nello spegnimento ci sono costi notevoli: non produci e non guardagni; e poi c’è il sospetto di conferimento di rifiuti non correttamente aggregati, come quelli ospedalieri, di cui abbiamo avuto notizia dai giornali. Pare che abbia accolto altri rifiuti da altre parti d’Italia. Con il tempo, insomma, la situazione si è progressivamente degradata”.
Si è parlato addirittura di scorie radioattive.
“Quando lo abbiamo preso noi l’inceneritore aveva già vent’anni, ma non era stato mai utilizzato e aveva subito una radicale ristrutturazione, quindi avrebbe potuto andare avanti benissimo per dieci anni, se si fosse tenuto fede a quei requisiti richiesti. La situazione è stata molto aggravata con il conferimento di altri rifiuti. Ora è spento e probabilmente i rifiuti saranno bruciati nell’altro inceneritore, che sarà convertito da biomasse a rifiuti solidi”.
Un altro capitolo è quello della raccolta differenziata.
“Manca la cultura e la volontà politica. Non si ha idea di cosa sia una vera, efficiente raccolta differenziata, che richiede un cambiamento alla base, non basta mettere un secchione in più. A casa siamo invasi da sacchetti, invece ci vorrebbero dei contenitori adatti da distribuire capillarmente ed educando i cittadini a farlo sul serio. Ma che si fa per educare i cittadini? Poco, quasi nulla”.
Difficile educare con l’incoerenza. Basti pensare alla zona a traffico limitato: si riempiono di multe gli automobilisti e poi si tollerano i parcheggi abusivi nelle piazze più belle della città e si organizzano le fiere dei motori in zona pedonale.
“Questa contraddizione è un altro aspetto terribile. Io credo che poche città abbiano una viabilità così caotica. Si potevano fare piste ciclabili vere, e non queste finzioni che abbiamo a Terni. In quaranta anni si poteva disegnare ex novo questa città, la ricostruzione ci dava una terra vergine, ma è mancata la cultura”.
Ora sembra che venga fatto anche a Terni il “bike sharing”, depositi gratuiti di biciclette.
“Il fatto è che oggi è anche pericoloso prendere la bicicletta a Terni: in vie pedonali come via Cavour e tutto il quartiere Duomo trovi non solo macchine che camminano in doppio senso di marcia, ma persino dei camion. E’ una situazione insostenibile. Bisogna ridare un ordine alla città. Se diamo l’impressione di un traffico non governato è inutile fare le multe con i varchi elettronici. Che fine hanno fatto i 112 vigili urbani della città? Facciamoli uscire dagli uffici, è la strada che ha bisogno di loro!”
Parlavamo di cultura. Certo gli eventi non mancano: a Terni, ultimamente si fanno grandi festival di jazz e di cinema e anche una mega rassegna di teatro sperimentale. Tutto ciò che doveva creare sviluppo, però, è fallito: Papigno e il Centro MultiMediale, i due simboli della Hollywood sul Nera, sono sprofondati. Ha chiuso l’Accademia di effetti speciali di Carlo Rambaldi e l’azienda creata dai suoi allievi. E ora sta per chiudere anche la scuola di recitazione di Gastone Moschin, che ha formato alcuni dei più grandi attori ternani, ma resta ignorata da tutti.
“Io posso portare la mia esperienza del filmfestival popoli e religioni. Quest’anno abbiamo presentato un bando alla Regione e ci hanno detto che non ci sono fondi. L’anno scorso la Commissione cultura della Regione presieduta dal direttore del Briccialdi ha dato il minor punteggio in assoluto alla nostra manifestazione. E’ un altro esempio di come Perugia tratta Terni. Il festival del vino di Torgiano merita più del nostro, che nell’ultima edizione ha registrato mille presenze al giorno. Non so se dipenda da una forma di anticlericalismo o da qualcos’altro”.
Insomma possiamo dire che c’è una grossa scollatura tra le richieste che vengono dal basso e la cultura elargita dall’alto. Una sproporzione palese tra le iniziative sostenute dalle istituzioni e quelle che hanno un reale impatto nella città. In fondo lo stesso Cantamaggio, che è la più popolare manifestazione cittadina, riceve molto meno sostegno rispetto a rassegne volutamente elitarie. Forse i gruppi dirigenti dovrebbero ascoltare un po’ di più i cittadini.
“Sì, e poi ci vuole un riequilibrio tra Terni e Perugia; è essenziale. Le dinamiche con cui vengono valorizzati gli eventi, a livello regionale, non è certo l’attenzione al territorio. C’è bisogno di una svolta autentica che non può più aspettare”.