Responsabili per il futuro della città

Sabato 14 giugno, Terni, Palazzo Gazzoli, dalle 9 alle 20 - Domenica 15 giugno, Terni, Musei Diocesani, dalle 16 alle 20
giovedì, 07 agosto 2008

SAN VALENTINO, IN ARRIVO UNA NUOVA FONDAZIONE



di Arnaldo Casali

Colpo di scena nell’infinita telenovela delle manifestazioni valentiniane.

A meno di un anno dallo scioglimento ufficiale dell’associazione eventi una nuova realtà si prepara ad assumere l’onere di celebrare degnamente il santo patrono della città e di tutti gli innamorati del mondo.
Stavolta però, il Comune non c’entra, anzi. La Fondazione San Valentino, che prenderà vita il prossimo autunno, sarà infatti una struttura totalmente privata sostenuta da banche e aziende, anche se a guidarla sarà una vecchia conoscenza delle manifestazioni valentinane; anzi, la vecchia conoscenza: quell’Eros Brega che da assessore comunale agli eventi valentiniani fu il grande promotore, cinque anni fa, dell’associazione, e la cui ascesa al consiglio regionale - e il conseguente abbandono della giunta -  ha segnato l’inizio della fine per gli eventi valentiniani.

E se privata sarà la Fondazione, da privato cittadino - questa volta - Eros Brega ne assumerà la presidenza. Per quanto riguarda i soci, poco ancora è dato sapere, ma sembra certo che dietro l’operazione ci sia un grosso istituto di credito legato al Vaticano che ha interesse ad affacciarsi sul territorio ternano.

Alla Fondazione dovrebbero inoltre aderire due multinazionali presenti sul territorio e una società di marketing di livello nazionale. La struttura resterà poi aperta a nuove adesioni e sponsorizzazioni, con l’obiettivo di mettere insieme un budget di almeno 300mila euro all’anno da destinare ad iniziative che valorizzino la figura del patrono dell’amore. Iniziative che non si limiteranno a concerti e spettacoli: nei progetti della Fondazione ci sono infatti anche iniziative benefiche e borse di studio.
Da definire ancora il rapporto con la Curia vescovile, che senza dubbio sarà il principale interlocutore della nuova realtà. Chi invece resterà sicuramente fuori sarà proprio il Comune di Terni.
Difficile, per ora, immaginare quali rapporti si stabiliranno tra Palazzo Spada e la nuovissima Fondazione valentiniana.

Quel che è sicuro, invece, è che il sindaco Raffaelli, dopo aver fatto di tutto per allontanare Eros Brega dagli eventi valentiniani, non penserà certo di accodarsi al suo nuovo progetto. Lo scenario che si prefigura per l’edizione 2009 è dunque quello di un San Valentino spaccato in due, con due realtà - una pubblica e una privata - che organizzano autonomamente un cartellone di appuntamenti per onorare lo stesso patrono, con la Diocesi in mezzo.

A prescindere dai risultati, comunque, qualcosa si muove. E non è poco, visto l’inerzia che ha colpito gli eventi valentiniani negli ultimi tre anni - da quando, cioè, Eros Brega è stato eletto in consiglio regionale e l’associazione eventi è rimasta senza presidente - e che ha portato ad un progressivo smantellamento di tutto ciò che era stato creato a partire dal 1989 (anno di costituzione della prima Fondazione San Valentino da parte di Comune e Diocesi) e rilanciato nel 2003 con la costituzione dell’associazione presieduta da Brega e che aveva visto l’ingresso anche della Provincia  e dei privati: ovvero Consorzio Cometa, Camera di Commercio e Sviluppumbria. Di fronte al disinteresse del Comune (che ha tenuto per tre anni l’associazione in congelatore lasciandola senza fondi e senza guida, prima di scioglierla ufficialmente) sembra quindi che proprio ai privati spetterà raccogliere il testimone di un una manifestazione che da poco più che sagra paesana era stata capace di assumere i contorni dell’evento nazionale, per poi restare abbandonata come un vecchio rudere nell’indifferenza delle istituzioni.
Adesso, finalmente, si ricomincia. Da zero.

(da Il Giornale dell'Umbria del 6 agosto 2008)
 
postato da responsabili alle ore 20:02 | link | commenti
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giovedì, 07 agosto 2008

CREATIVITA', L'INIZIATIVA E' GIOVANE

Per molti, ma non per tutti.

Sono una cinquantina i progetti che hanno partecipato al bando 2008 promosso dall’assessorato comunale alle politiche giovanili del Comune di Terni con l’obiettivo di promuovere la partecipazione attiva e diretta dei giovani “a progetti innovativi e di forte interesse per la comunità locale”. Di questi solo 28 sono riusciti ad ottenere un finanziamento, variabile da un minimo di 250 ad un massimo di 5mila euro, per un totale di 40.600 euro messi a disposizione dall’amministrazione.

Riservata a progetti proposti da singoli, associazioni o gruppi informali di giovani dai 14 ai 30 anni di età l’iniziativa si è posta, come obiettivi primari, quelli di “sostenere i giovani nella fase di transizione alla vita adulta” puntando soprattutto nell’ambito dei diritti, educazione, ambiente e comunicazione.

Un’intera sezione del bando era poi riservata a graffiti e murales, visti dal Comune come “espressione artistica” e “forma comunicativa” mirata a scoraggiare gli atti di deturpazione e vandalismo. E non c’è dubbio che per aiutare i giovani a dipingere i muri giusti, il Comune è disposto a spendere molto: è proprio su questo fronte che si trova infatti il ‘paperone’ delle iniziative giovanili 2008: “City of Steel”, progetto promosso dall’Arciragazzi che si è aggiudicato la bellezza di 5mila euro, il finanziamento più cospicuo del bando. Nello stesso settore si trova il finanziamento più piccolo, ovvero i 250 euro che Eugenio e Paolo De Luca incasseranno per realizzare un “murales a doppio colore”. Settecento euro andranno invece al Sif Il Cortile e 2000 ad Alessio Patalocco per i suoi graffiti.

Variegata la gamma dei progetti finanziati dal bando, che spaziano dall’impegno sociale al teatro, dalla musica allo sport, dai centri giovanili all’ambiente. Meno variegata la gamma delle associazioni: l’Arci, da sola, incassa 13mila euro con ben 5 progetti finanziati alle sue varie diramazioni: “Macibombo - verso le periferie” (come tutor di Soli d'Africa), “Fili volanti”, “Ipotesi Gaia”, “LiberArci dalle spine”, e “City of Steel”.

A quota due, invece, il Centro Sant’Efebo - “Tra cinema e libri” con l’associazione Contromano (350 euro) e il “Progetto Ambiente” con il Collettivo studentesco (500 euro) - e l’associazione Il Cubo, tutor di due progetti teatrali: Rumori fuori scena (finanziato con 2200 euro) e Da grande voglio fare…  (2000 euro).

Sul fronte teatrale ritroviamo anche Indisciplinarte, organizzatrice di Es.Terni e futuro gestore del polo teatrale ternano, che ha ottenuto 2000 euro per “Madri cattive” e la giovane attrice Silvia Imperi (“Quando mi chiamerai donna” finanziato con 1000 euro).
Tra le novità di quest’edizione, il progetto Musica e natura di Tamara Mancini  (1650 euro), quello dedicato alle papere della Passeggiata da Marta Viali (1000 euro), la scuola di politica di Terni città futura (1500 euro), il sito web per ragazzi dislessici promosso dall’Apav (750 euro), quello di recupero dei giochi tradizionali locali (1000 euro) e quello di comunicazione nel silenzio del comitato giovani sordi (1000 euro). Tutti da scoprire, invece, i contenuti dell’”autopresentazione” di Gabriele Pietrini, finanziata con 1500 euro.

(da Il Giornale dell'Umbria del 25 luglio 2008)
postato da responsabili alle ore 18:55 | link | commenti
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lunedì, 21 luglio 2008

I PREDATORI DEL PIANO INDUSTRIALE PERDUTO

di Arnaldo Casali

Chiamate Indiana Jones. Perché oramai solo l’uomo che è riuscito a trovare l’Arca dell’Alleanza, il Santo Graal e gli extraterrestri ha ancora speranza di rintracciare il leggendario Piano industriale di Cinecittà per gli studios di Papigno, che dopo due anni di ricerche in pochissimi hanno visto ma nessuno è mai riuscito a leggere.
D’altra parte l’archeologo nato dalla fantasia di George Lucas potrebbe anche avere un interesse personale a rilanciare gli studios della Valnerina. In fondo, ai tempi d’oro di Roberto Benigni e Mario Cotone si parlava di kolossal internazionali e registi del calibro di Ridley Scott, chissà che rinverdendo il sogno di una “Hollywood sul Nera” a Steven Spielberg non venga voglia di venire a girare proprio qui il quinto capitolo della saga sull’avventuriero più celebre della storia del cinema.
Ma andiamo con ordine: l’idea di fare dell’ex stabilimento chimico un complesso di produzione cinematografica ha oramai dieci anni. E’ infatti il successo internazionale di “La vita è bella” (che a Papigno aveva ricostruito il lager) a far pensare al Comune di poter trasformare i capannoni dimessi in teatri di posa. Perché una buona idea si trasformi in realtà, però, ci vuole – ancora - l’intervento di Cotone e di Benigni, che decidono di creare i “Papigno studios” in occasione della realizzazione di “Pinocchio”. 

Siamo nel 2001 e il Comune cede alla “Spitfire” (join venture tra la Exon di Cotone e la Melampo di Benigni & Braschi) la gestione, per dodici anni, del complesso cinematografico, che – pur senza il successo sperato - inizia da subito ad ospitare piccole e medie produzioni cinematografiche e televisive. L’incanto, però, dura poco, e la rottura tra Braschi e Cotone mette il Comune di fronte ad un bivio: dare tutto in mano a quest’ultimo, oppure affidare la gestione a Cinecittà. Una scelta difficile: se Cotone si propone infatti di fare concorrenza al colosso romano, affidare i neonati studios alla major significa di fatto infilare la testa nella bocca del leone. Anche per questo, il contratto firmato il 9 dicembre del 2004 impegna la major romana da una parte a far lavorare gli studios per almeno 100 giorni l’anno, dall’altro a presentare, entro sei mesi, un dettagliato piano industriale.
In realtà passano quasi due anni prima che l’atteso documento arrivi a Palazzo Spada. E’ solo nel febbraio del 2006, infatti, che una nota del Comune annuncia di aver ricevuto, da parte di Cinecittà Umbria Studios, un piano a medio termine per il triennio 2006-2008.

Definito “assai articolato” il documento prevede la suddivisione in tre aree del complesso interessato agli studios, con un’area cinema, comprendente i teatri di posa, le attrezzerie e i servizi, un’area backlot destinata alle riprese e altre iniziative all’aperto e una terza area destinata all’intrattenimento. “Il piano finanziario – spiega la nota del Comune - ipotizza nel triennio un fatturato di 190.000 euro nel 2006, di 270.000 nel 2007 e di 400.000 euro nel 2008 a fronte di 25 settimane di occupazione”.
E se di iniziative di intrattenimento, negli ultimi due anni, non se ne è vista neanche l’ombra, è piuttosto difficile che un complesso – quale è attualmente quello di Papigno – totalmente abbandonato e senza più nemmeno l’ombra di un ciak possa produrre, entro quest’anno, 400mila euro.

D’altra parte, a prescindere dai contenuti e dai programmi non rispettati, l’aspetto più inquietante della questione è che a due anni dalla presentazione ufficiale, questo piano industriale ancora nessuno è riuscito a leggerlo. Tanto che Giuseppe Conti, presidente della commissione consiliare di controllo e garanzia, ipotizza addirittura che non esista affatto: “Io ho chiesto due volte di poterlo visionare: la prima volta in modo informale, la seconda per iscritto. E non ho mai ricevuto alcuna risposta”.

I sospetti, spiega Conti, sono nati oltre un anno fa, dopo aver letto il contratto firmato da Cinecittà e Comune: “Ci siamo accorti che il contratto non era rispettato dai gestori degli studios, ai quali, peraltro, sono stati concessi spazi molto più ampi rispetto a quelli che avevano Cotone e Benigni, come il campo sportivo e lo stabile attualmente in ristrutturazione a spese del Comune, il tutto per un canone di affitto di appena 3000 euro al mese. Questo vuol dire che il Comune per 30 anni non avrà la possibilità di utilizzare locali su cui sono stati investiti milioni di euro”.

La presa in giro è diventata così palese da indurre anche il presidente della Provincia Andrea Cavicchioli ad invocare una verifica dell’accordo con Cinecittà.
Del piano industriale, però, continua a non vedersi traccia. “Quando in consiglio comunale è stata discussa la nostra relazione – prosegue Conti – l’assessore al bilancio Morelli ha tirato fuori un foglio e lo ha sbandierato affermando che il piano c’era ed era pubblico. Di quel foglio, però, non ci è stata consegnata nessuna copia e per quanto mi riguarda, quello poteva essere anche un certificato medico”.

Sorte analoga è toccata a tutti coloro che hanno tentato di avvicinarsi al fantomatico piano, a cominciare dalla nostra redazione, con un progressivo scarica barile tra assessore, sindaco, capo di gabinetto e ufficio stampa, mentre il piano industriale continua a non venire fuori. Il tutto mentre anche Umbria film commission attraversa una fase di crisi e tutti i vecchi progetti del Comune, come quello di un museo delle scenografie, sembrano aver fatto la stessa fine degli splendidi scenari creati dal premio Oscar Danilo Donati per “Pinocchio”: abbandonati all’aperto, in attesa che sole e pioggia sciolgano per sempre ogni sogno di gloria.
 
(da Il Giornale dell'Umbria)
 
 
 
postato da responsabili alle ore 19:58 | link | commenti
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venerdì, 11 luglio 2008

PACIFICI: "PRIVATIZZARE LE FARMACIE COMUNALI? VI SPIEGO CHI REMA CONTRO"

pacifici

di Arnaldo Casali

“La privatizzazione dell’Afm? A me è costata la delega alle farmacie e al direttore generale il posto di lavoro”.

E’ stato il grande assente al convegno sulla città promosso dalla Diocesi, Fabrizio Pacifici. Assessore comunale alle politiche sociali, ma anche esponente di punta del mondo del volontariato, alla due giorni voluta dal vescovo non si era fatto vedere, in polemica contro quella che aveva definito “una critica demagogica   che assume il profilo dell’ingerenza”.

Oggi, a quasi un mese dal convegno, l’assessore torna a dire la sua sposando in pieno uno dei punti dell’agenda di priorità proposta da Diotallevi: quello della privatizzazione delle farmacie comunali.

“Nel mio primo mandato come assessore - dal 1999 al 2004 - io ho avuto la delega alle farmacie comunali e avviato un percorso che andava proprio in direzione della privatizzazione”.

Era il periodo in cui presidente dell’azienda era Stefano Gatti, vicepresidente Flavia Chitarrini e in consiglio siedeva, tra gli altri, anche Maria Grazia Proietti.

“Un primo segnale in questa direzione fu dato con la nomina di Paola Dispensa, che era allora presidente dell’ordine provinciale dei farmacisti e che rappresentava quindi un tratto d’unione tra il pubblico e il privato. L’obiettivo era trasformare le 11 farmacie comunali in una società per azioni”.

Società di cui il Comune sarebbe rimasto, comunque, il maggiore azionista.

“Il nostro progetto prevedeva il 59% al Comune, il 40% a privati e l’1% ai dipendenti. Gli stessi lavoratori sarebbero quindi divenuti proprietari dell’azienda. Il nostro obeittivo era effettuare, con le farmacie, un’autentica azione sociale”.

Qualcosa, però, è andato storto.

“Alle elezioni del 2004 Rifondazione Comunista, contraria alla privatizzazione, chiede al sindaco la mia testa. E il sindaco gliela concede: nella seconda giunta Raffaelli la delega alle farmacie mi viene tolta e affidata a Salvati”

E Salvati blocca tutto.

“Gatti viene sostituito da Monelli prima della scadenza del mandato; allo stesso modo viene fatto dimettere tutto il consiglio di amministrazione e Paola Dispensa, viene sollevata dall’incarico con l’accusa di non lavorare per gli interessi dell’azienda”.

Perché continuava a lavorare sulla privatizzazione.

“Oggi fa la semplice farmacista”.

Questa linea politica, però, ha prodotto un grave deficit.

“Noi avevamo un attivo di 50mila euro. Oggi l’Afm ha un passivo di 300mila. Noi volevamo vendere le farmacie, adesso saranno costretti a svenderle”. 

Oltre al passivo, c’è poi in corso una vertenza di lavoro.

“Dispensa si è rivolta al tribunale e io stesso sono stato chiamato a testimoniare. Sono reduce da un’udienza di sei ore”.

Cosa succederà adesso?

“La sentenza arriverà nei prossimi mesi. E se darà ragione a Dispensa, il Comune potrebbe essere costretto a reintegrarla nell’incarico, ma sicuramente si troverà a doverle pagare tutti gli arretrati. Una barca di soldi”.

Soldi rigorosamente pubblici, ovviamente.
postato da responsabili alle ore 19:40 | link | commenti (1)
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lunedì, 23 giugno 2008

DYNASTY IN CATTEDRA

postato da responsabili alle ore 23:20 | link | commenti (1)
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lunedì, 23 giugno 2008

UN FONDO REGIONALE PER IL CINEMA

di Arnaldo Casali

Dalla crisi in cui sta sprofondando il polo cinematografico ternano non ci si risolleva con le belle parole o i buoni propositi, ma con provvedimenti concreti. E’ la convinzione del coordinamento della Cgil per le troupe cinematografiche e televisive di Terni, che ha promosso per domani un convegno sullo spettacolo che si aprirà alle 16 a Palazzo Gazzoli. Un incontro che non si limiterà a discutere le problematiche in cui versano Papigno e Centro MultiMediale, ma  servirà a presentare una proposta concreta, ovvero l’istituzione - da parte della Regione - di un fondo per la cinematografia che incentivi le produzioni umbre, su modello di quelli già presenti in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia e Sicilia

“Queste regioni - spiega Anna Parisi, aiuto regista e segretaria di edizione - hanno istituito questo fondo da meno di 4 anni, e il risultato è un notevole incremento degli introiti a favore delle attività produttive, correlate e dell’indotto turistico, alberghiero e artigianale”. “Il film fund prevede inoltre -  continua Parisi - di sovvenzionare autori, società e strutture atte alla formazione specialistica già esistenti sul territorio, con lo scopo di potenziarne la competitività creativa e produttiva”.

E per capire quanto poco sia stato fatto, su questo fronte, fino ad oggi, basti pensare all’Accademia degli effetti speciali di Carlo Rambaldi, chiusa dopo il primo corso, o alla scuola di recitazione di Gastone Moschin che rischia di morire nell’indifferenza generale. “Si tratta di un investimento - riprende Parisi - di 650mila euro all’anno per regione, concessi a fondo perduto ed esenti da Iva perché erogati da enti non profit come le Film commission, che assolvono anche ai compiti di coordinare le procedure dell’istruttoria, monitorare l’iter e i risultati dei finanziamenti, promuovere e sostenere la formazione professionale, svolgere la funzione di sportello del cinema con la massima trasparenza dei dati”.

Le regioni Puglia e Sicilia hanno inserito il film fund nei rispettivi Programmi operativi regionali “in quanto si è ritenuto che investire nell’industria culturale audiovisiva, favorisce l’occupazione dei tecnici del comparto,  evitandone il depauperamento e la migrazione extra regione, incentiva la formazione specialistica e crea una ricaduta positiva su turismo e consumi di beni non durevoli, il cui cespito economico annuale è in media tre volte quanto erogato”. 

Insomma il film fund potrebbe rappresentare il primo mattone che, facendo fruttare potenzialità del territorio - scenari naturali, teatri di posa, centri di produzione, professionalità - potrebbe trasformare un sogno - quello della Hollywood sul Nera  - in realtà. Una volta per tutte.

CINECITTA' E IL SUO PIANO INDUSTRIALE FANTASMA
 
Quando, il 9 dicembre del 2004, Comune e Cinecittà avevano firmato l’accordo per la gestione degli studios di Papigno, la major romana si era impegnata a presentare all’amministrazione comunale - entro sei mesi - un piano industriale che illustrasse come sarebbe stata utilizzata la preziosa struttura. L’atteso piano arriva, in realtà, solo nel febbraio del 2006 al Comune, che in una nota lo definisce “assai articolato” ma non lo rende mai pubblico. Invocato più volte dalla Commissione controllo e garanzia presieduta dal consigliere Giuseppe Conti, il piano industriale diventa un vero e proprio fantasma: se teoricamente è a disposizione di tutti, infatti, di fronte ad una precisa richiesta di visione  nessuno in Comune sa - o vuole dire - dove sia e a chi vada richiesto.
 
A FINE AGOSTO PRIMO CIAK PER IL FILM DI CRISOSTOMI
 
Se sul fronte sviluppo il polo cinematografico non se la passa per niente bene, l’offerta culturale rimane invece alta e vivace. Nonostante le voci di crisi tutti e due i grandi festival della città si apprestano infatti a tornare per quello che si preannuncia un autunno caldo del cinema. Ad aprire la danze, dal 15 al 18 ottobre, la sesta edizione di Cinema è/& lavoro, la kermesse diretta da Steve Della Casa e dedicata al rapporto tra la settima arte e il mondo del lavoro e alle professioni del cinema. Il 7 novembre si apre invece la quarta edizione del filmfestival popoli e religioni, manifestazione ideata dal vescovo Paglia e organizzata dall’Istess, che proseguirà fino al 16 novembre.
Intanto è cominciata ufficialmente la lavorazione di Alice, il film tutto ternano diretto da Oreste Crisostomi e prodotto dalla Videodrome.
Lunedì e martedì si sono svolti, a Roma e Terni i provini per il cast del film, al quale hanno preso parte oltre 150 attori che si contenderanno i ruoli minori  (sui protagonisti vige invece ancora il massimo riserbo).
Crisostomi, che ha appena 26 anni e potrà realizzare il sogno di vedere impressa su pellicola una sceneggiatura che si è aggiudicata il finanziamento del Ministero della cultura per le opere prime, è il secondo regista ternano a girare un film dopo Alessandro Pambianco, che due anni ha fa realizzato La notte del mio primo amore.
A breve inizieranno i sopralluoghi in città, dove si svolgeranno tutte le riprese del film (“cercherò di rendere Terni ancora più bella di come è” promette il regista).
Il primo ciak è in programma per fine agosto, mentre l’uscita nelle sale è prevista per l’inverno, con un assaggio, molto probabilmente, durante lo stesso filmfestival popoli e religioni.
postato da responsabili alle ore 19:48 | link | commenti
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giovedì, 19 giugno 2008

IL PROGETTO APREA

In verità nella conca ternana c'è stato chi ha provato a smuovere le acque proprio in direzione di un nuovo sviluppo sostenibile.
Il file che allego è stato fatto visionare nel corso del 2007 e del 2008 al Sen. Francesco Ferrante, all'Assessore allo sviluppo economico della Provincia Dott. Carlo Ottone, al Sindaco di Terni Paolo Raffaelli, al Presidente della Provincia Avv. Cavicchioli, agli Assessori Regionali  Bottini e Giovannetti, alla Presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti: ad oggi non si è avuta non solo alcuna risposta, ma nemmeno una concreta inziativa sebbene in Umbria e a Terni stiano proliferando realtà di produzione di energie alternative e sebbene si stia attivando, in ritardo, il porta a porta per i rifiuti.
C'è qualche politico che ancora crede nella forza e nella competenza dei giovani o dobbiamo rivolgerci al Vescovo che, a quanto pare, sembra essere il più disposto alle innovazioni?

Spero, sebbene sia lungo, che vogliate pubblicarlo poiché chiarirebbe che i giovani ternani non sono solo pronti a criticare; spesso propongono ma non ottengono risposta dalla politica.

Grazie
Dott. Corrado Pani
postato da responsabili alle ore 19:18 | link | commenti
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giovedì, 12 giugno 2008

FACCIAMO FINTA CHE TUTTO VA BENE

parisitorre

ADESSO IN ONDA n.159 - Radio TNA - martedì 10 giugno 2008
pubblicato online da
RadioAdesso

un programma di Arnaldo Casali
con Arnaldo Casali e
Stefania Parisi
regia di Francesco Franceschini

ascolta la puntata

Benvenuti alla puntata n.159 di Adesso in onda. Abbiamo aperto con Facciamo finta che tutto va bene, una vecchia canzone di Ombretta Colli (che Peppino Impastato usava come sigla del suo programma “Onda Pazza”) perché questa frase sembra essere diventata un po’ lo slogan di chi governa la città. O almeno dai quelli che da quando si è cominciato a parlare di declino si sono piccati, quelli che appena si solleva un problema la prima cosa che fanno è negarlo. D’altra parte mettere la testa sotto la sabbia sembra diventato lo sport preferito, e non solo a Terni: basti pensare alla nuova legge sulle intercettazioni telefoniche che sta preparando il Governo: visto che ultimamente vengono pubblicate le telefonate di un sacco di gente che fa le zozzerie si è pensato di risolvere il problema, non smettendo di fare le zozzerie, ma facendo in modo che non si possano registrare e pubblicare!

Tornando a noi, l’occasione che ha fatto esplodere la pentola è quello che viene ormai chiamato comunemente il “Concilio cittadino” che il vescovo ha convocato: un grande convegno al quale sono state invitate tutte le componenti sociali di Terni per discutere insieme dei problemi della città e delle idee per risolverli. Per parlarne con noi oggi è tornata a trovarci in studio Stefania Parisi, che è tra gli organizzatori del convegno. 
 
“Sì, in qualità di membro del consiglio pastorale diocesano, che è un organismo di consultazione del vescovo, rappresentativo di tutta la società civile, con laici ed ecclesiastici. Il consiglio pastorale ha fatto un percorso negli ultimi quattro anni che si conclude con il convegno cittadino. Un convegno che non nasce nel contesto politico attuale”. 
 
Dicono che il vescovo vuole tirare la volata al suo candidato a sindaco. 
 
“Non è assolutamente vero. Il Convegno è il compimento di un percorso, e abbiamo discusso molto la collocazione in un tempo non sospetto. Inizialmente l’avevamo pensato per questa primavera e lo abbiamo spostato in avanti proprio per non farlo vicino alle elezioni. In realtà, anche se manca ancora un anno alle amministrative la gente continua a pensare che ci siano chissà quali retroscena elettoralistici. Ma non è così, il convegno nasce dalla volontà dei cristiani di compiere un atto d’amore nei confronti della propria città, mentre per i non cattolici è un’occasione di dialogo e di confronto”. 
 
In realtà non credo ci sia niente di male nel fare questo incontro in vista delle elezioni, visto che la Curia non sponsorizza alcun candidato, anche perché di candidati ancora non ce ne sono. Invece credo che un convegno di questo genere prima delle elezioni possa servire a responsabilizzare chiunque sarà chiamato a governare la città: costringerà chi si candida a sindaco a discutere di problemi concreti, reali anziché basare la prossima giunta sull’ideologia e la spartizione di poltrone. Probabilmente un discorso del genere a metà legislatura avrebbe inciso di meno.
 
“Senza dubbio. Questo convegno rappresenta l’inizio di un percorso, non certo la fine. Dovrà preparare altri appuntamenti, dentro e fuori della Chiesa. La sua ambizione è quella di essere un motore che metta in movimento quella speranza nel futuro che sembra che Terni stia perdendo. Ad un anno delle elezioni può essere un’occasione di confronto per tutti quelli che si cimenteranno nella gara elettoralistica. Questo convegno ha la caratteristica di essere estremamente concreto, tutti noi possiamo dire cosa non ci piace e cosa vogliamo da questa città per individuare i cambiamenti necessari. Terni non ha ancora risolto l’interrogativo che si era posta nel 1984 in occasione della prima conferenza cittadina sulla cultura. Ci troviamo ancora nel pantano di quelle problematiche e non riusciamo a spiccare il salto per uscire da queste  sabbie mobili. Dobbiamo rispondere tutti alla domanda: cosa vogliamo fare davvero per Terni”. 
 
Non è un caso se per parlare di queste problematiche abbiamo chiamato Stefania Parisi, che oltre che organizzatrice del convegno è il “Ministro della cultura” della Diocesi e ha anche un passato da amministratrice. Sei stata assessore nella Giunta Ciaurro, vero?

“Sì, per quattro anni: dal 1994 al 1998 ai giovani e alla scuola; inoltre per un triennio sono stata assessore all’ambiente e per due anni ho avuto la delega al turismo”.

Quindi puoi spiegarci meglio quello che la città sta vivendo su questi fronti, visto che sei stata anche dall’altra parte della barricata. 

“Certamente, e quelli di cui mi sono occupata sono tutti ambiti essenziali per lo sviluppo di Terni. Credo ci sia ancora una problematica giovanile gravissima, il tasso di disoccupazione rispetto al 1983 non è cambiato”. 

Che cosa fu esattamente la Conferenza cittadina per la cultura del 1983?

“Un assemblea di due giorni, con 700 intervenuti, organizzata dalla Commissione cultura del Comune, di cui io ero la presidente. E va dato atto al sindaco Porrazini di avere avuto la lungimiranza di affidare una commissione così importante ad un’esponente dell’opposizione. Organizzammo questa conferenza cittadina d’intesa con l’assessore alla scuola, che era Giovanna Petrelli, con un metodo induttivo: non era, cioè, il Comune che presentava le sue attività, ma fu invece chiesto ai cittadini di intervenire. Convocammo tutti i gruppi di cittadini e i giornali dissero “il sommerso è esploso”: vennero fuori più di 100 associazioni che esistevano sul territorio e di cui non si aveva notizia: voci silenziose che finalmente erano emerse. E il Comune era lì per ascoltare e recepire le istanze, anche se poi gli atti non me li fecero pubblicare. I documenti però sono ancora oggi presso gli assessorati. Una parte del merito va anche a Fiorelli, che era l’assessore alla cultura. Con lui ci trovammo d’accordo sul fatto che Terni aveva bisogno di servizi culturali: non di una cultura dell’effimero, non di grandi manifestazioni, ma di servizi. Si pensò per la prima volta alla realizzazione di una bibliomediateca, e a mettere tra le priorità un museo civico archeologico e una pinacoteca che ancora non abbiamo. Insomma i servizi culturali, sui quali la città ancora oggi è molto carente”.

Un’altra emergenza è quella ambientale: quando il discusso inceneritore dell’Asm è stato messo in funzione tu eri assessore all’ambiente.

“Era il 1998, e a mettere in funzione l’inceneritore fu la giunta guidata da Gianfranco Ciaurro. Fu riattrezzato con spese consistenti – parliamo di miliardi di lire - perché potesse rispondere alle richieste della Comunità europea in ambito di emissioni. Si fece una camera di postcombustione che innalzasse la temperatura per non produrre diossina e si fece una battaglia con la Regione che avrebbe dovuto dotare Terni di una stazione di trasferenza per separare i rifiuti solidi da quelli umidi”.

Una battaglia perduta?

“A mio avviso il problema più grave dell’identità cittadina è la subordinazione rispetto alla Regione Umbria. Le scelte che ha fatto in ambito di rifiuti sono state catastrofiche: ci hanno costretto a portare i rifiuti alla discarica di Orvieto perché lì c’era la Sao che non poteva essere scontentata. Ci hanno fatto aspettare due anni per avere la possibilità di separare i rifiuti secchi dagli umidi. Una operazione necessaria, perché i rifiuti umidi nell’inceneritore non ci vanno. E poi ci ha impedito di fare il compostaggio a Terni, altra cosa importante perché l’umido va trattato e può produrre cose interessantissime nell’ambito del concime, e questo ruolo è stato attribuito a Orvieto. Per questa ragione noi ancora oggi facciamo la spola con Orvieto pagando miliardi che finiscono poi sulla tassa dei rifiuti”. 

Poi ci fu l’apertura di un secondo inceneritore, quello di Agarini.

“E’ stato il motivo per cui ho lasciato l’assessorato, nel 1998. Sono stata dimessa da Ciaurro perché mi sono opposta all’apertura di un altro inceneritore, tanto che il ministero – per il mio parere negativo – non aveva mai dato l’autorizzazione”.

Da quello che dici, però, l’inceneritore dell’Asm avrebbe dovuto funzionare bene. Cosa è successo in questi anni per arrivare a parlare di disastro ambientale?

“Il problema nasce dal 2000. Un requisito di questo forno era la manutenzione: ogni tre mesi doveva essere spento per pulire le linee ed effettuare la manutenzione di questa famosa camera di post-combustione, dove i rifiuti venivano ri-bruciati a 1000 gradi per abbattere diossine e altri inquinanti. Quella camera doveva però essere pulita molto attentamente perché essendo fatta di mattoni porosi assorbiva le sostanze tossiche. Quindi credo che alla base del problema ci sia stata una carenza di manutenzione, perché nello spegnimento ci sono costi notevoli: non produci e non guardagni; e poi c’è il sospetto di conferimento di rifiuti non correttamente aggregati, come quelli ospedalieri, di cui abbiamo avuto notizia dai  giornali. Pare che abbia accolto altri rifiuti da altre parti d’Italia. Con il tempo, insomma, la situazione  si è progressivamente degradata”.  

Si è parlato addirittura di scorie radioattive.

“Quando lo abbiamo preso noi l’inceneritore aveva già vent’anni, ma non era stato mai utilizzato e aveva subito una radicale ristrutturazione, quindi avrebbe potuto andare avanti benissimo per dieci anni, se si fosse tenuto fede a quei requisiti richiesti. La situazione è stata molto aggravata con il conferimento di altri rifiuti. Ora è spento e probabilmente i rifiuti saranno bruciati nell’altro inceneritore, che sarà convertito da biomasse a rifiuti solidi”.

Un altro capitolo è quello della raccolta differenziata. 

“Manca la cultura e la volontà politica. Non si ha idea di cosa sia una vera, efficiente raccolta differenziata, che richiede un cambiamento alla base, non basta mettere un secchione in più. A casa siamo invasi da sacchetti, invece ci vorrebbero dei contenitori adatti da distribuire capillarmente ed educando i cittadini a farlo sul serio. Ma che si fa per educare i cittadini? Poco, quasi nulla”. 

Difficile educare con l’incoerenza. Basti pensare alla zona a traffico limitato: si riempiono di multe gli automobilisti e poi si tollerano i parcheggi abusivi nelle piazze più belle della città e si organizzano le fiere dei motori in zona pedonale.

 “Questa contraddizione è un altro aspetto terribile. Io credo che poche città abbiano una viabilità così caotica. Si potevano fare piste ciclabili vere, e non queste finzioni che abbiamo a Terni. In quaranta anni si poteva disegnare ex novo questa città, la ricostruzione ci dava una terra vergine, ma è mancata la cultura”.

Ora sembra che venga fatto anche a Terni il “bike sharing”, depositi gratuiti di biciclette. 

“Il fatto è che oggi è anche pericoloso prendere la bicicletta a Terni: in vie pedonali come via Cavour e tutto il quartiere Duomo trovi non solo macchine che camminano in doppio senso di marcia, ma persino dei camion. E’ una situazione insostenibile. Bisogna ridare un ordine alla città. Se diamo l’impressione di un traffico non governato è inutile fare le multe con i varchi elettronici. Che fine hanno fatto i 112 vigili urbani della città? Facciamoli uscire dagli uffici, è la strada che ha bisogno di loro!” 

Parlavamo di cultura. Certo gli eventi non mancano: a Terni, ultimamente si fanno grandi festival di jazz e di cinema e anche una mega rassegna di teatro sperimentale. Tutto ciò che doveva creare sviluppo, però, è fallito: Papigno e il Centro MultiMediale, i due simboli della Hollywood sul Nera, sono sprofondati. Ha chiuso l’Accademia di effetti speciali di Carlo Rambaldi e l’azienda creata dai suoi allievi. E ora sta per chiudere anche la scuola di recitazione di Gastone Moschin, che ha formato alcuni dei più grandi attori ternani, ma resta ignorata da tutti.

 “Io posso portare la mia esperienza del filmfestival popoli e religioni. Quest’anno abbiamo presentato un bando alla Regione e ci hanno detto che non ci sono fondi. L’anno scorso la Commissione cultura della Regione presieduta dal direttore del Briccialdi ha dato il minor punteggio in assoluto alla nostra manifestazione. E’ un altro esempio di come Perugia tratta Terni. Il festival del vino di Torgiano merita più del nostro, che nell’ultima edizione ha registrato mille presenze al giorno. Non so se dipenda da una forma di anticlericalismo o da qualcos’altro”. 

Insomma possiamo dire che c’è una grossa scollatura tra le richieste che vengono dal basso e la cultura elargita dall’alto. Una sproporzione palese tra le iniziative sostenute dalle istituzioni e quelle che hanno un reale impatto nella città. In fondo lo stesso Cantamaggio, che è la più popolare manifestazione cittadina, riceve molto meno sostegno rispetto a rassegne volutamente elitarie. Forse i gruppi dirigenti dovrebbero ascoltare un po’ di più i cittadini.
 
“Sì, e poi ci vuole un riequilibrio tra Terni e Perugia; è essenziale. Le dinamiche con cui vengono valorizzati gli eventi, a livello regionale, non è certo l’attenzione al territorio. C’è bisogno di una svolta autentica che non può più aspettare”.
 
postato da responsabili alle ore 20:47 | link | commenti (16)
categorie: interviste, radio, questioni aperte
sabato, 07 giugno 2008

I LAVORATORI DI PAPIGNO SCENDONO IN PIAZZA: SU PAPIGNO E CMM VOGLIAMO RISPOSTE

 
di Arnaldo Casali

Macchinisti, scenografi, segretarie di produzione, comparse, magazzinieri, falegnami, addetti agli effetti speciali, sarte, attori, trovarobe, impiegati, registi, direttori della fotografia.

Sono nati a Terni e cresciuti professionalmente qui: hanno acquisito competenze ed esperienze sul campo, lavorando a fianco di mostri sacri del cinema. Eppure oggi si ritrovano disoccupati o costretti ad andare a Roma per lavorare, e delle belle parole sono davvero stanchi: si sentono presi in giro da chi continua a parlare di “fabbrica dell’immagine” mentre la città del cinema, come un set di un film concluso, si va sfasciando pezzo per pezzo e le speranze e le aspettative si sciolgono lentamente come la cartapesta sotto la pioggia. Basta fare un giro per gli stabilimenti di Papigno  e osservare ciò che resta delle splendide creazioni del premio Oscar Danilo Donati per farsi un’idea di come sia ridotta la “Hollywood sul Nera” a sette anni dai fasti di Pinocchio: abbandonata, desolata, disillusa. Ieri pomeriggio sono scesi in piazza tutti - artisti, tecnici e maestranze - per un sit in in piazza della Repubblica organizzato dal sindacato per sensibilizzare la città e allo stesso tempo lanciare proposte concrete a Comune, Regione, Cinecittà.

“Noi siamo qui in rappresentanza di 200 lavoratori di tutta l’Umbria” spiega Anna Parisi, aiuto regista e segretaria di produzione disoccupata da 6 mesi.
“Alla Regione chiediamo di istituire un Fondo  per la cinematografia che incentivi le produzioni a girare qui. La Puglia stanzia 650mila euro ogni anno, è possibile che l’Umbria, con le sue risorse e le sue ambizioni, non debba farlo?”. Intanto per il 20 giugno la Ggil ha chiesto un incontro a Comune e Cinecittà per confrontarsi sul futuro di Papigno e conoscere i termini dell’accordo con cui gli studios sono stati affidati al colosso romano. 
 
“Non ci sono progetti, non ci sono aspettative” dice Virginia Pitorri della Fedora Casting. “L’ultima grossa produzione risale ormai ad un anno fa. Noi abbiamo 4000 persone, tra attori e comparse che aspettano di lavorare. I tempi di Pinocchio e Sei forte maestro sono lontani. Ormai le produzioni arrivano per un giorno, una settimana al massimo”.
“Bisogna mettersi in testa che qui non si parla solo di cultura, ma di una vera e propria industria alternativa alle acciaierie” aggiunge Andrea Giovannotti, macchinista con 10 anni di esperienza.
 
C’è anche un francese, nel gruppo: si chiama Alban Guillon, fa l’attore, e ha scelto di lasciare Parigi per venire a vivere a Terni. “Questa città ha tutto quello che serve per diventare una capitale del cinema: professionisti preparati, splendidi scenari naturali, studios giganteschi e attrezzati. Ma credo che manchi la volontà politica per trasformare queste potenzialità in realtà. E’ un vero peccato”.
“E’ assurdo - dice Massimo Tanfani, macchinista - che Cinecittà non porti lavoro negli studios, e quando lo fa non fa lavorare gente del posto. Ai tempi di Cotone e Benigni c’erano 15 persone impiegate a tempo pieno a Papigno. Ora ne è rimasta una sola: il guardiano”. Che è, tra l’altro, uno dei fondatori della Logical Art, società specializzata in effetti speciali fondata dagli allievi di Rambaldi. Costretta a chiudere: prima la scuola di Rambaldi, poi la società. E un desitno analogo sembra attendere la scuola di recitazione di Gastone Moschin.
 
“Hanno chiuso tutti - dice Angelo Strano, che della scuola di Rambaldi era uno degli insegnanti - tutte le società che stavano al Centro MultiMediale: la Crayons che faceva cartoni animati, la Infobyte che si occupava di postproduzione. Adesso al Cmm ci sono solo gli uffici del Comune. E’ una cosa scandalosa”. E a fianco della Cgil, ieri pomeriggio in piazza, c’era anche il consigliere comunale di An Giuseppe Conti, che annuncia nuove battaglie: “Faremo sospendere un consiglio comunale per dare a queste persone le risposte che meritano”.

(dal Giornale dell'Umbria del 30 maggio)
postato da responsabili alle ore 17:13 | link | commenti (2)
categorie: questioni aperte
sabato, 31 maggio 2008

ELEZIONI, IL RISIKO DELLE CANDIDATURE

di Vincenzo Carducci
 
Elezioni, si arricchisce e si complica il risiko delle candidature.

L’iniziativa del vescovo Paglia non solo ha innescato il dibattito sul presente e sul futuro della città e del suo sviluppo ma soprattutto, a un anno dal voto, rimescolato le carte per quello che sarà il dopo Raffaelli. Il convegno lanciato da Paglia - come lui stesso ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione - non ha ufficialmente e assolutamente intenti elettoralistici, ma i soliti bene informati, i retroscenisti e gli osservatori politici danno ben altre interpretazioni. Perché quelle del 14 giugno saranno sì una sorta di “primarie delle idee” per Terni, ma il mondo cattolico potrebbe cogliere la palla al balzo per affidare queste idee a delle persone, proponendole alla guida della città. E nel mondo cattolico potrebbero gli stessi partiti pescare per cavalcare l’onda che il sasso gettato da Paglia ha già cominciato a formare. Salgono dunque le quotazioni di alcuni personaggi come la dottoressa Maria Grazia Proietti (che tuttavia tempo fa proprio in un’intervista al Giornale dell’Umbria aveva declinato “l’invito”) e del sociologo Luca Diotallevi. In realtà più la prima che il secondo, sostenuta - nelle ipotesi che circolano in città - da una lista civica trasversale ma di marcata matrice cattolica. La Proietti sarebbe un nome nuovo, conosciuto, che gode di un ampio e variegato consenso per l’attività che svolge. Ma c’è anche chi sussurra il nome di Stefania Parisi, direttore dell’Istess e già assessore nella giunta Ciaurro, a cui qualcuno nel centrodestra starebbe pensando come possibile candidata.

L’eventuale lista civica a sostegno della Proietti si aggiungerebbe a quelle in via di definizione, da quella ribattezzata dei “professori” e guidata da Massimo Valigi (anche questa d’estrazione cattolica) a quella che l’ex direttore del “Santa Maria”, Ciano Ricci Feliziani, sta costruendo insieme a pezzi del mondo imprenditoriale cittadino e che si vorrebbe affidare all’ex presidente della Corte costituzionale Mario Baldassarre, fino a quella di Leo Venturi chiamata “Terni Oltre” e quella a cui sta lavorando il consigliere regionale dell’Udc, Enrico Melasecche, pronto a tornare in campo per la corsa a palazzo Spada.

Liste civiche o no, in ogni caso anche centrosinistra - o quello che sarà - e centrodestra potrebbero essere chiamati a rivedere le proprie strategie dopo la mossa di Paglia. Nel Pd, è ufficiale, ci saranno le primarie e c’è già chi mormora che per il Comune, con la manovra del vescovo, si aprano più spazi per gli ex Margherita. Il consigliere regionale Eros Brega, non ne fa mistero, sarà sicuramente della partita a meno che non si trovi un accordo complessivo più ampio che garantisca una corsia preferenziale al senatore Leo Di Girolamo, quello che rimane il candidato più gradito tra i democratici ternani, primo su tutti il sindaco uscente Raffaelli. In questo accordo generale saranno funzionali le caselle da riempire alla presidenza della Provincia e a sindaco di Orvieto. Per palazzo Bazzani - e anche lui non ne fa mistero - è pronto a correre l’assessore provinciale Fabio Paparelli, ma in lizza ci sono anche l’eterno Carlo Liviantoni, il vicesindaco di Terni, Feliciano Polli, e quello che potrebbe essere più che un outsider, ovvero l’assessore regionale del Pdci, Giuseppe Mascio. Sulla Rupe tutt’altro che scontata la ricandidatura di Stefano Mocio insidiato da Fausto Prosperini e Loriana Stella più che Marino Capoccia che nei prossimi mesi, con la riforma degli ambiti, rischia di perdere la guida dell’Ato.
Nel centrodestra ternano, che si è liberato del “fantasma” Ciaurro il nome interno più gettonato è e resta quello di Raffaele Nevi.
 
(da Il Giornale dell'Umbria del 16 maggio 2008)
 
postato da responsabili alle ore 20:48 | link | commenti
categorie: questioni aperte

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Utente: responsabili
La Diocesi di Terni Narni Amelia ha convocato per il 14 giugno a Palazzo Gazzoli e il 15 giugno ai Musei Diocesani un convegno cittadino per discutere insieme i problemi della città. Alla giornata di lavori sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: un momento di riflessione in cui discutere problemi, priorità e soluzioni per far uscire la Conca dal momento di crisi che sembra bloccarne sempre di più drammaticamente la crescita e lo sviluppo sociale, morale, economico e culturale. Il blog si propone di suggerire e dibattere le problematiche da affrontare al convegno attraverso articoli, programmi radiofonici, interventi e - soprattutto - i commenti e i suggerimenti dei lettori e tutto ciò che potrà contribuire al dibattito in preparazione dell'incontro.

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